L’uomo che vide l’infinito. Dimostrato

il dramma matematico e razziale di Srinivasa Ramanujan, genio

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L’uomo che vide l’infinito
di Matt Brown
con Dev Patel, Jeremy Irons, Devika Bhise, Toby Jones, Stephen Fry.
Voto 7 

C’era una volta un ragazzo indiano, Srinivasa Ramanujan, che nel suo angolo d’India a Madras non aveva studiato matematica nei modi consueti, ma “vedeva” soluzioni di teoremi irrisolti e ne scopriva altri, a modo suo. Qualcuno fece arrivare i suoi lavori a G.H. Hardy, che insegnava a Cambridge, amico di Bertrand Russell, e Hardy gelido e anaffettivo come la tradizione vuole i professori delle università inglesi, chiamò il ragazzo in Inghilterra per insegnargli a rinforzare con dimostrazioni tradizionali le sue visionarie intuizioni. In pratica Ramanujan, indiano, espansivo e insofferente alla disciplina si scontrò con la flemma, il metodo, il classismo, il razzismo e l’elitarismo (e il freddo e il cibo) di una classe intellettuale che trovava lo straniero sempre diverso, inferiore, selvaggio e “barbone” fino a che non dimostrava di saperci fare. E a quel punto per essere integrato doveva saperci fare anche di più. Ramanujan in vita trovò un metodo di calcolo che risolveva giorni e mesi di sforzi a carta e matita. Sembrava impossibile ma bisognava ammettere che arrivava per intuizione là dove gli altri si affannavano. Era un genio. Puntellare questa genialità di dimostrazioni gli costò la salute (e le tradizioni che regolano la famiglia indiana diedero man forte al razzismo dei dotti). Oggi i calcoli di Ramanujan spiegano i buchi neri. Il film aiuta anche gli spettatori non specialisti ad arrivarci. Ogni tanto risente un po’ del metodo narrato: forse non gli avrebbe fatto male qualche slancio d’intuito…

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori