Marguerite e Julien. Ma senza Truffaut

Un grande amore incestuoso che sconfina nel pretestuoso

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Marguerite e Julien – La leggenda degli amanti impossibili
di Valérie Donzelli. Con Anaïs Demoustier, Jérémie Elkaïm, Frédéric Pierrot, Aurelia Petit, Raoul Fernandez
Voto: al prossimo film

Fin da bambina Marguerite amava suo fratello Julien di amore esclusivo e non sororale: da adolescenti è chiaro che sono sulla china pericolosa dell’incesto. Li separano per farne un dirigente e una sposa, ma inutilmente: i loro giochi sono sempre più proibiti. Costringono Marguerite a sposare un buon partito idiota, ma si rivela anche crudele. Gli amanti impossibili fuggono e vengono braccati, giudicati e, dopo la nascita del frutto del loro amore, anche decapitati. È una storia della buonanotte per spaventare le orfane? Sembrerebbe: c’è una narratrice un po’ sadica che la racconta nel buio di un dormitorio a un gruppo di bambine. È una storia contemporanea? No. È del 1603, ma è stata ambientata in un mondo in cui i birocci, la borghesia provinciale della letteratura ottocentesca, gli elicotteri, i castelli, le armi automatiche e i boia con la mannaia convivono in un miscuglio a tratti favolistico a tratti distopico. Il problema è che la passione ha uno sbocco evidente dalla prima scena e il metodo per illustrarla gioca con certi manierismi per rappresentare il passato che la nouvelle vague si era inventata (ma era più sobria), e che certamente la Donzelli conosce per il suo amore citazionista (ha ripreso una sceneggiatura di Jean Gruault, a cui il film è dedicato, per Truffaut, che non la realizzò…), ma non c’è una vera storia a parte sapere che i due si vogliono, si prendono, fuggono, vengono ripresi (e forse non c’è Truffaut a girarla…) Il tutto è stilizzato al punto che persino il finale sconfina dal finto feuilleton al panico psichedelico dei desideri “naturali”: la voce degli amanti fusi nel caos primordiale. Sfugge il progetto della Donzelli. Cinema sperimentale? Un post Harmony da festival? Un omaggio all’amato Truffaut a cui sembrava ispirarsi La guerra è dichiarata?

 

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori