Danke Paul

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Perché uno ci prova anche ad essere obiettivo. Ed io ci ho provato con tutto me stesso. Negli ultimi mesi il mio focus è stato “Sarò obiettivo, cinico, spietato. Non mi lascerò sopraffare dalle emozioni”. Ho iniziato a dirlo quando ho preso i biglietti, me lo sono ripetuto mentre salivo sull’aereo ed è diventato un mantra nelle ore d’attesa che han preceduto il concerto. E poi? E poi sul palco è salito Paul McCartney, l’emozione ha preso il sopravvento ed il cinismo è sparito.

Basterebbero queste parole per descrivere il concerto che sir Paul ha tenuto alla Waldbhüne di Berlino, un meraviglioso teatro greco-romano costruito dai nazisti per i Giochi Olimpici del 1936. Un’arena all’interno del bosco che circonda l’Olympiastadium, totalmente immersa nel verde. Un gioiellino. Stipata in ogni ordine di posto. E poi Paul McCartney.

Dopo l’inizio negli Stati Uniti ed il breve passaggio in Sud America, il baronetto di Liverpool ha portato il suo One on One tour in Europa. Descrivere Paul è difficile, quasi impossibile. E’ uno di quei personaggi che porta in giro per il mondo oltre al suo nome, anche la sua leggenda. Un’uomo che non solo ha cambiato la Musica con la M maiuscola ma che ha influenzato la storia contemporanea (è indubbio il ruolo che i Beatles hanno avuto per sconfiggere culturalmente le barriere sovietiche), e che, all’alba dei 74 anni, riesce ancora a divertirsi sul palco come un ragazzino.

Credo che il succo sia proprio questo: lo spettacolo ha delle pecche, la sua voce non è più quella di una volta, a volte sembra faccia addirittura la parodia di se stesso, ma stiamo parlando di un uomo di 74 anni, che in due mesi ha fatto un tour di in tre continenti, cantando per oltre due ore e mezza quasi tutte le sere senza mai risparmiarsi. Potrà fare errori, potrà non essere sempre preciso, ma quest’uomo, a mio parere, è un mostro. Ed allora vengano pure gli errori, vengano pure le imprecisioni, vengano pure le inesattezze, va tutto bene fin quando riesce a divertirsi in questo modo ed a regalare simili emozioni.

Quel che maggiormente amo dei suoi concerti è l’atmosfera che si respira, è lui il primo a divertirsi ed a giocare con il pubblico e con la sua fantastica band, meravigliosa è la sua ironia mentre legge i cartelloni e la sua naturalezza quando invita i giovani fan sul palco. Il suo pubblico poi è calorosissimo e molto eterogeneo: spazia dai ragazzini di pochi anni, ai 60enni che vogliono riprovare le emozioni della loro giovinezza.

Lo spettacolo corre veloce, una scaletta ricca di pezzi (saranno 38 alla fine), con canzoni che vanno da In spite of all the danger, primo brano inciso dai Beatles, a FourFiveSeconds dalla sua ultima collaborazione con Rihanna e Jay-z, fatta in una bellissima versione acustica. Come da tradizione non mancano gli omaggi ai suoi amici scomparsi: da Love me do per George Martin, a Here Today per John Lennon, e l’ormai immancabile versione con l’ukulele di Something dedicata a George Harrison. E poi i suoi classici, le canzoni che hanno segnato un’epoca e che mai possiamo stancarci di sentire: Yesterday, Let it be, Hey Jude, Band on the run, Eleanor Rigby. Il tutto mettendo in gioco tutta la sua versatilità come strumentista: suona infatti il famosissimo basso Hofner, la chitarra acustica, si destreggia in alcuni soli con la chitarra elettrica, il pianoforte e l’ukulele.

Non un concerto, non uno spettacolo, ma una montagna russa di emozioni: si passa dalle grida della Beatle-mania, alle risate per le sue battute, passando per dei momenti di riflessione, come quando ha portato sul palco la bandiera della pace per ricordare la strage di Orlando, a momenti in cui le emozioni ti travolgono così tanto che diventa impossibile trattenere le lacrime.

Io sarò sempre grato a questo mostro sacro. Grato per le emozioni che puntualmente provo ad ogni suo concerto, grato perché grazie a lui ho girato mezza europa, grato perché è Paul McCartney. Ma soprattutto gli sarò sempre grato per come, tanti anni fa, è entrato nella mia vita, influenzandola per sempre.

  1. A Hard days night
  2. Save Us
  3. Can’t buy me love
  4. Letting go
  5. Temporary secretary
  6. Let me roll it/Foxy lady
  7. I’ve got a feeling
  8. My Valentine
  9. 1985
  10. Here, there and everywhere
  11. Maybe I’m amazed
  12. We can work it out
  13. In spite of all the danger
  14. You won’t see me
  15. Love me do
  16. And i love her
  17. Blackbird
  18. Here today
  19. Queenie eye
  20. New
  21. The fool on the hill
  22. Lady Madonna
  23. FourFiveSeconds
  24. Eleanor Rigby
  25. Being for the Benefit of Mr. Kite!
  26. Something
  27. Ob-La-Di, Ob-La-Da
  28. Band on the run
  29. Back in the USSR
  30. Let it be
  31. Live and let die
  32. Hey Jude
  33. Yesterday
  34. Hi-Hi-Hi
  35. Birthday
  36. Golden slumbers
  37. Carry that weight
  38. The end
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Mattia Luconi
Di origini torinesi, ma trapiantato ormai da diversi anni in quella magnifica terra che ha dato i natali ai più grandi musicisti italiani, l'Emilia. Idealista e sognatore per natura, con una spiccata sindrome di Peter Pan e con un grande amore che spazia dal Brit rock passando per quello a stelle e strisce, fino ai grandi interpreti italiani. Il tutto condito da una passione pura, vera e intensa per la musica dal vivo.