Pooh 50: «Roma, che cuore!» (photogallery)

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© Danilo D'Auria

Quello di Roma allo stadio Olimpico è stato un concerto pazzesco. Che la macchina dei Pooh si fosse rimessa in moto alla grande l’avevo già detto, e ieri sera, di questa macchina, non si è inceppato nemmeno un ingranaggio. Aggiungiamoci poi un biglietto esattamente di fronte al palco, che permette di apprezzare il puro spettacolo di luci che è questa prima trance negli stadi, ed un pubblico caloroso e partecipe, che enfatizza ogni passaggio della serata, e otteniamo un concerto forse più emozionante rispetto anche ai due di San Siro. Lasciato indietro il timore degli stadi, ora il gruppo viaggia inarrestabile, riscattando anche gli ultimi periodi di carriera, a volte leggermente sottotono.

Il pubblico di Roma è fatto a modo suo ed è stato il valore aggiunto alla notte fantastica. La cosa buffa è che alle 21,40 stavano ancora entrando spettatori (ho capito cosa si intende per romani e rispetto delle tempistiche). Poi a poco meno della metà del concerto, su Stare senza di te, quando Red prende possesso della scena, una fiumana di gente arriva sotto palco, quasi fosse attratta magneticamente, per seguire Canzian lungo tutta la sua camminata. Inutile dire che si scatena così anche tutto il resto della platea, che immediatamente si riversa in transenna. Solo dopo numerose canzoni la security, non senza difficoltà, riesce a far riposizionare tutto il pubblico nei posti assegnati. Numerose OLA hanno fatto compagnia a Stefano, sulle note de La ragazza con gli occhi di sole, e a Dodi, che stupefatto ha esclamato: «Che cuore!», prima di riuscire a proseguire nei ringraziamenti allo staff. Il lungo applauso su Domani, dedicata a Valerio Negrini, ha emozionato Roby che si è preso un po’ di tempo prima di riuscire a continuare a parlare. Non è mancato nemmeno il pensiero alla strage di Orlando, alla quale è stata dedicata Pierre, canzone composta nel 1976 quando ancora non si poteva nemmeno pronunciare la parola omosessualità.

La cosa da ricordare, oltre a tutto il resto, è stata che ieri sera eravamo (quasi) tutte. Evento raro per noi che abitiamo dal Piemonte alla Sicilia. Mancava solo Elena, che si sta preparando per un esame di stato molto importate, ma che non ha mancato di essere lì con il pensiero.
Da lei, ieri, mi arriva questa mail: «“Grazie alle mie ‘amiche dei Pooh’, questo è il nome che uso quando parlo di voi alle persone, ma è lontanissimo da quello che siamo veramente. Siete amiche vere, schiette, sincere e piene di allegria. Mi fate ridere anche quando non sono in vena e ogni giornata passata con voi è preziosa. Mi arricchite con il vostro modo di essere e con i vostri consigli dati in accenti e dialetti a me sconosciuti! La nostra passione per la musica ci ha unito, e il nostro essere buone amiche ci ha tenuto insieme in tutti questi anni, ci aspettano mesi entusiasmanti e tristi e forse gli ultimi passati tutte insieme sotto a QUEL palco, ma ciò non mi spaventa perché so che saremo capaci di stare insieme anche quando la macchina della musica si fermerà. Siete fantastiche!!!”
Questo è quello che ho scritto a dicembre sulla mia tesi di laurea ed oggi più che mai penso a quanto mi abbiate dato in questi anni. Stasera non sarò con voi, ma l’emozione che provo a sapervi lì mi riempie il cuore! Grazie a voi, mie compagne di viaggio e grazie Roby, Red, Dodi e Stefano per San Siro, il mio sogno da sempre, e per questi stupendi Anni Senza Fiato!!!».

La gallery è di Danilo D’Auria, fotografo di Spettakolo che ho conosciuto per caso davanti all’Olimpico perché fermo a scambiare due chiacchiere con  la mia amica Claudia.
Strane coincidenze, il mondo è proprio piccolo.

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Matilde Ferrero
Vent'anni e un corso di studi a Milano. Soffro di Londonite da quando ho passato tre mesi nella capitale britannica e poi ho dovuto lasciarla. Una volta ho incontrato Paul McCartney, ma non l’ho riconosciuto.