Secondary ticketing. L’acquisto dei biglietti tramite bot a New York è reato

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Avete presente quel mix di trepidazione ed euforia che caratterizza l’apertura delle prevendite su Ticketone, per l’acquisto dei biglietti di un grande evento? Ve ne avevamo parlato giusto alcune settimane fa, qui su Spettakolo.
Al mix di trepidazione ed euforia, però, purtroppo spesso bisogna aggiungere un altro elemento: la rassegnazione. Rassegnazione dovuta al fatto che spesso bisogna lottare contro figure misteriose, conosciute con il nome di “bagarini”.
Bene, a questo punto bisognerà fare un distinguo: i bagarini che tutti noi conosciamo, “persone fisiche” che all’esterno dei luoghi in cui si terranno i concerti, spesso sold-out, rivendono i biglietti a prezzi maggiorati, che possono toccare anche cifre molto alte (per i recenti concerti di Adele all’Arena di Verona ci sono state persone pronte a pagare quasi 7mila euro). E poi c’è il “secondary ticketing”, che altro non è che una formula elegante per parlare di bagarinaggio online.

CHE COS’E’ IL SECONDARY TICKETING?
Quindi, cosa fanno esattamente questi siti di secondary ticketing? Tramite l’uso di TicketOneSpinner Bot, un software che costa appena 950 dollari, riescono a eludere i sistemi di TicketOne che impediscono l’acquisto multiplo dei biglietti, bypassando i captcha e collegandosi al server proxy, creando indirizzi IP multipli. Il risultato? TicketOne venderà un numero massimo di biglietti a tanti quanti sono gli indirizzi IP creati, e questo indipendentemente dal fatto che autore reale dell’operazione sia un’unica persona. Un’operazione della durata di pochissimi secondi, che garantirà al broker un guadagno esorbitante (un’inchiesta condotta dal procuratore generale di New York Eric Schneiderman ha evidenziato una maggiorazione media del 49% sui prezzi dei biglietti). L’esempio più eclatante, un concerto degli U2 al Madison Square Garden, in cui un unico acquirente riuscì ad accaparrarsi la bellezza di 1012 biglietti, nonostante il limite di quattro acquisti previsto dal rivenditore ufficiale.

IL COLLEGAMENTO TRA SECONDARY TICKETING E GLI ORGANIZZATORI DEI CONCERTI
Ma qual è l’elemento che fa apparire il tutto ancora più paradossale? Il fatto che i biglietti inseriti nel circuito del secondary ticketing siano poi rivenduti all’interno di siti spesso di proprietà di grandi organizzatori di concerti (TicketsNow, ad esempio, dal 2008 è di proprietà di TicketMaster, così come SeatWave).

È LEGALE?
E tutto questo è legale?, vi chiederete voi. Ebbene sì, perché, a oggi, nell’ordinamento italiano non esiste una legge che preveda l’illiceità e, quindi, la sanzionabilità di comportamenti che, di conseguenza, rimangono riprovevoli soltanto all’interno dell’ambito della morale. In Italia, l’unico a essersi mosso in maniera importante contro questo meccanismo è stato Claudio Trotta, numero uno di Barley Arts che, anche su Spettakolo, ha fatto sentire le sue ragioni (qui e qui le nostre video interviste). In particolare, secondo il promoter, una soluzione consisterebbe nell’applicare il regolamento che disciplina il rapporto tra rivenditori e acquirenti, riportato sul retro dei biglietti e che, all’articolo 7, recita: «Il titolo di ingresso non può essere permutato, ceduto a titolo oneroso né può essere oggetto di intermediazione o utilizzato ai fini commerciali». La violazione di tale norma, pertanto, comporterebbe un inadempimento contrattuale, contestabile in sede civile, ma anche la possibilità dell’apertura di un procedimento penale.
Ma in Italia c’è un precedente, datato 2008: una sentenza della Cassazione relativa a un caso di bagarinaggio, che recita: «Chi acquista e poi rivende a proprio rischio non compie alcuna attività di intermediazione, neppure atipica».
Insomma, la disciplina in Italia resta ancora molto fumosa e ciò che è sconcertante è la totale indifferenza da parte degli artisti (unica eccezione, Ligabue, che insieme a Ferdinando Salzano, a.d. di F&P Group, ha deciso di schierarsi contro questo fenomeno).

L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI NEW YORK E LA PREVISIONE DI REATO
All’estero, invece, la situazione è ben diversa. Tanti sono stati gli artisti, come i Mumford & Sons, e i personaggi che gravitano intorno al mondo dello spettacolo che hanno deciso di muoversi in prima persona. Come dicevamo, finora l’unica inchiesta condotta è stata quella della procura di New York, che proprio oggi ha raggiunto il suo traguardo più importante: da oggi, l’utilizzo dei bot per acquistare i biglietti dei concerti su internet è reato. Dalla sede amministrativa, quindi, un importante passaggio all’ambito penale, per il quale può essere previsto fino a un anno di reclusione.
Carl Heastie, relatore dell’Assemblea dello Stato di New York, ha commentato: «Questa particolare speculazione sui biglietti ha avuto un forte impatto negativo sugli appassionati che frequentano gli eventi musicali dal vivo: i bagarini prima comprano quanti più biglietti possibile sul mercato primario, grazie a questi software, e poi li rivendono a prezzi che la maggior parte degli abitanti di questo Stato semplicemente non può permettersi. La nostra legge mira a scoraggiare questa pratica, rendendola illegale».

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Laura Berlinghieri
Nata a Venezia, ma vivo a Milano. Classe '93. Diploma al liceo scientifico-linguistico, ultimo anno di Giurisprudenza all'Università di Padova e un Erasmus in Spagna. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Musicista per diletto e aspirante giornalista. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, Radio Base di Mestre, Young.it e NonSoloCinema.com. Giornalista pubblicista, da cinque anni inviata alla Mostra del Cinema di Venezia.