Il Water Hole Tour atterra al LesyInFesta

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Dici Rigo Righetti, Robby Pellati e Mel Previte ed il primo pensiero che ti viene in mente sono le 150.000 persone di Campovolo, i fasti di San Siro ed i grandi tour con Ligabue. Ma Rigo, Robby e Mel (che a me viene da considerare quasi come un’unica entità) sono anche un mondo completamente diverso: sono il Water Hole Tour, il tour che Rigo sta portando in giro per l’Italia e che prende nome dal suo ultimo disco.

Ieri sera Rigo ha portato il suo show a Lesignana, cittadina a due passi da Modena. Un paese che pur essendo sconosciuto ai più, ha avuto ed ha tutt’ora un ruolo importante per la storia Rigo perché <<Lesignana è un luogo nel quale per una delle prime volte, mi sono esibito in trasferta, avrò avuto al massimo 16 anni e mi pareva di essere lontanissimo, col mio basso a tracolla e tanti sogni che si sono avverati in mille modi differenti.>>. E con queste premesse la serata non poteva che prendere una piega meno classica e più romantica. Per l’occasione infatti Rigo, assieme ai fidi Robby Pellati e Mel Previte e con l’ormai insostituibile Luigi Grella, ha proposto, oltre ai brani di Water Hole, un inciso centrale dedicato a David Bowie (cantato da un ottimo Andrea Govoni). La scelta dell’artista non è stata casuale o dettata dal momento storico, ma ha funto da trait d’union con il disco: infatti il pezzo di chiusura dell’EP che ha anticipato, lo scorso settembre, l’uscita di Water Hole era proprio Heroes, capolavoro del Duca Bianco.

Descrivere un concerto di Rigo è secondo me molto diverso dal raccontare un concerto di un qualsiasi altro artista. Le luci, le canzoni, la location hanno un ruolo marginale rispetto al fulcro del suo progetto, che per descriverlo utilizzerei una semplice parola: Cuore. Rigo, ma lo stesso pensiero si estende benissimo anche a Robby e Mel, suona, scrive e canta con tutto il suo cuore. E quando hai la fortuna di trovarti ad un suo concerto, non puoi fare a meno di rimanere folgorato nel notare quanto amore, quanta passione e quanta purezza ci siano nella sua musica e nel suo progetto.

Nella sua vita la musica è diventata un mestiere fatto anche di rinunce e sacrifici, ma ciò che muove tutto è un grandissimo amore per le sette note e le emozioni che da esse nascono. Ed allora la differenza tra il trovarsi davanti a 150.000 persone o ad una festa di piazza con un centinaio di presenti è minima, perché in fondo poco è cambiato da quando, a 16 anni, con basso e tracolla, ricco di sogni, andavi a Lesignana e ti sembrava andare in una lunga trasferta.

E secondo me davanti a tutto ciò non si deve fare altro che togliersi il cappello.

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Mattia Luconi
Di origini torinesi, ma trapiantato ormai da diversi anni in quella magnifica terra che ha dato i natali ai più grandi musicisti italiani, l'Emilia. Idealista e sognatore per natura, con una spiccata sindrome di Peter Pan e con un grande amore che spazia dal Brit rock passando per quello a stelle e strisce, fino ai grandi interpreti italiani. Il tutto condito da una passione pura, vera e intensa per la musica dal vivo.