Bruce a Goteborg: un fiume di emozioni in piena, ma il meglio deve ancora venire…

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Se cresci guardando alla tv dei ragazzi “Pippi Calzelunghe”, se i tuoi genitori vanno in vacanza in Svezia nel 1968 e quando tornano – oltre a riempirti di regali pazzeschi – ti raccontano di un paese fiabesco pieno di boschi, di fatine, di cultura e di civiltà, la Svezia ti entra subito un po’ nel cuore. Se poi il tuo artista preferito in quella terra dà il meglio di sé, se il pubblico che c’è lì non c’è in nessuna altra parte del mondo, allora arriva un momento della tua vita in cui devi necessariamente andare in quel luogo magico, soprattutto se si chiama Goteborg. E alla fine vai. La partenza è di quelle impossibili (per decollare alle 6.55 devi essere in aeroporto almeno alle 6 con conseguente notte in bianco), ma ci sono i blood brothers e una new entry che si rivelerà altrettanto preziosa e insostituibile. Anche lui (la new entry) ha Bruce nel sangue, esattamente come noi. All’arrivo Goteborg è deserta, sembra una città abbandonata in uno scenario post-atomico. Ma dove sono i 60.000 previsti per lo show di domani, dove sono gli svedesi che vivono qui? I negozi sono tutti chiusi, non c’è anima viva per le strade, ma i pochi posti che sono aperti (uno su tutti, il Feskekorka, che poi sarebbe il mercato del pesce) sono eccellenti nella loro essenzialità. Niente fronzoli, solo sostanza. Proprio come un concerto di Bruce. Ci dicono che oggi è midsommer, la festa dell’estate, e che sono tutti via. Sabato mattina, come per incanto, la città si ripopola lentamente. Non c’è bar, negozio, ristorante, chiosco dove non venga trasmesso un brano di Bruce Springsteen. In città, in ogni angolo, si ascolta solo lui: è l’omaggio della città a chi ha contribuito in maniera determinante a farla diventare famosa in tutto il mondo. Lo stadio Nya Ullevi è bellissimo, visto dall’alto è immerso nel verde, quando ci arrivi davanti è un gioiello di architettura e design (del resto gli svedesi sono all’avanguardi in entrambi questi settori). La prima sorpresa è entrare direttamente nella E Street Lounge dove facciamo in tempo a bere una cosa e incrociare Nils Lofgren. Il tempo di attraversare lo stadio e siamo nella nostra tribuna dove tra bar, ristoranti, bicchieri di vino, noccioline e chiacchiere varie prendiamo posto.

Il sole è ancora alto alle 20.15 quando Bruce sale sul palco, da solo, saluta Ietebori (si pronuncia proprio così) e si dirige al piano dove attacca “The Promise”. Ci guardiamo negli occhi: è proprio vero? Sì, lo è! Entra la E Street Band e il boato ti scuote. Sono curiosa di vedere “all’opera” il pubblico di Goteborg, quel pubblico indicato in tutta Europa, come il migliore al mondo. Effettivamente sono caldi, appassionati, composti. “Badlands” in apertura ci stende e ci fa capire subito a cosa assisteremo. E’ già difficile trattenere le lacrime. La prima parte del concerto scivola via tra una “Spirit in the night” da brividi, una “My City Of Ruins” che non sentivamo da tempo, una intensissima “Johnny 99”, una “American Skin” commovente come sempre. Ma è con “Drive All Night” che il concerto decolla e diventa qualcosa di diverso da una grande festa della musica e si trasforma definitivamente  in un evento da leggenda. “Drive All Night” è cantata con una passione e un’intensità assolute che ti fanno capire che in questo momento non vorresti essere da nessuna altra parte al mondo. Bruce chiude gli occhi, sussurra nel microfono e tu ti sciogli in lacrime. “Drive All Night” è una delle canzoni più belle che Bruce abbia scritto, lo sa bene, e la centellina nei tour, come se fosse un regalo speciale per una serata particolare. E che sia un concerto memorabile lo conferma, immediatamente dopo, una sorprendentissima “Tunnel Of Love”: era dal 2008 che non la faceva in tour e rimane – ancora oggi – una canzone tutt’altro che banale. Patti è al suo fianco, canta con lui e si vede che questo brano ha un sapore diverso dagli altri. Quella che segue è una sequenza che ti arriva dritta all’anima, senza alcuna possibilità di scampo: “Shackled And Drawned”, “Because the Night”, “The Rising”, “Land of Hope and Dreams”, “Born In The USA”, “Seven nights to Rock”, ” Dancing In the Dark”, “Tenth Avenue Freeze-Out”, “Shout”, “Bobby Jean”. Basta? Macché… Bruce rimane sul palco dopo aver salutato, uno per uno, tutti i componenti della ESB, imbraccia la chitarra acustica, guarda il pubblico e dice: “Sta arrivando una bella brezza adesso, no? Tanto abbiamo ancora un’ora di tempo… mica siete stanchi?”. Lo dice ridendo, ma sai che potrebbe farlo e che tu, così come tutti gli altri individui che sono lì, non te ne andresti nemmeno se ti trascinassero con le catene. “Thunder Road” è l’ennesimo colpo al cuore che ti arriva in una serata che apre l’estate e che non dimenticherai mai più. Cantata in questo modo, dopo 37 (sì trentasette!!!) brani, ti dà una mazzata che ti stende definitivamente e allo stesso tempo ti restituisce tutta la forza, il coraggio, l’energia, la voglia di vivere e di emozionarti  indispensabili per andare avanti in questa vita. E’ mezzanotte e 12, quest’uomo a 66 anni (ma il 23 settembre saranno 67) ha suonato cantato e corso per  3 ore e 55 minuti, senza mai fermarsi!!!! Ora si ferma, saluta, ringrazia e dà appuntamento alla folla a questa sera (lunedi 27 giugno). Lui è stanco, ora sì, tu sei devastata, fisicamente ed emotivamente, e vorresti che ricominciasse tutto daccapo. Ti consola – eccome! – il fatto di sapere che dovrai aspettare solo 7 giorni per rivederlo, e questa volta davvero nel posto più bello e speciale del mondo: San Siro! Si perché – adesso posso dirlo con cognizione di causa – nessun pubblico al mondo può competere con quello di Milano. Nessuno stadio al mondo può uguagliare l’atmosfera che si crea al Meazza (che per ogni Springsteeniano rimarrà sempre e comunque San Siro), nessuna città al mondo stimola e carica Bruce come Milano! Prepariamoci dunque ad un evento davvero epocale, perché domenica a San Siro potremmo assistere all’apoteosi…

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Patrizia De Rossi
Patrizia De Rossi è nata a Roma dove vive e lavora come giornalista, autrice e conduttrice di programmi radiofonici. Laureata in Letteratura Nord-Americana con la tesi La Poesia di Bruce Springsteen, nel 2014 ha pubblicato Bruce Springsteen e le donne. She’s the one (Imprimatur Editore), un libro sulle figure femminili nelle canzoni del Boss. Ha lavorato a Rai Stereo Notte, Radio M100, Radio Città Futura, Enel Radio. Tra i libri pubblicati due su Luciano Ligabue: Certe notti sogno Elvis (Giorgio Lucas Editore, 1995) e Quante cose che non sai di me – Le 7 anime di Ligabue (Arcana, 2011). Uno (insieme a Ermanno Labianca) su Ben Harper, Arriverà una luce (Nuovi Equilibri, 2005) e uno su Gianna Nannini, Fiore di Ninfea (Arcana). Il suo ultimo libro, scritto con Mauro Alvisi, s'intitola "Autostop Generation" (Ultra Edizioni). Dal 2006 è direttore responsabile di Hitmania Magazine, periodico di musica spettacolo e culture giovanili.