Segreti di famiglia. E il segreto della vita…

La banalità di un segreto: il segreto è nella banalità

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Segreti di famiglia
di Joachim Trier. Con Isabelle Huppert, Gabriel Byrne, Jesse Eisenberg, Devin Druid
Voto 7

Il padre un giornalista triste, la madre una reporter di guerra di grande coraggio. Morta in un incidente stradale. Due figli: il maggiore che sembra avere tutto per il successo, il minore in piena crisi adolescenziale. Sembra un gomitolo di luoghi comuni presi da altri film. Poi lo sguardo di Trier comincia a a muoversi lateralmente sui particolari, i sospetti del padre, alcuni aspetti della madre, il figlio maggiore che in un battito di ciglia mentre ha la moglie a partorire cade in tentazione dell’ex fidanzata e il figlio minore che da quella che sembra una crisi di crescita estrae una grande e molto faticosa crescita. Tutto il meticoloso, laterale, apparentemente non fondamentale lavoro sui particolari (attenzione!) sempre sentimentali (si parla sempre di amare un altro, e come…) illumina una nuova strada, ed è quella della verità sulla morte della madre che può apparire solo quando la metamorfosi dei caratteri di tutti è completata. La normalità non è più quella di prima. Loro non sono più quelli di prima. E la verità, come dice il titolo originale (Louder Than Bombs) fa più rumore delle esplosioni. Il film di Trier, che abbonda di percezioni appena visibili di frammenti di banale un po’ ipnotico sembra un lavoro sulla trasformazione di sè, una sorta di terapia della vita. Ma poi tutto riprende a scorrere.

 

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori