Effetti Collaterali: Bruce Springsteen

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© Foto: Riccardo Medana

Abbiamo raccontato cos’è stato e cos’ha significato il concerto di Bruce Springsteen a San Siro. Lo abbiamo vissuto e ci siamo lasciati emozionare dal Boss: abbiamo pianto, urlato, saltato, riso, gioito. Ci siamo lasciati andare guidati dal più grande performer del mondo: lo abbiamo ascoltato sbigottiti in una Point Black da far paura, abbiamo udito il boato di San Siro su Trapped e Born in the USA, ci ha sanguinato il cuore su una Jungleland che definire perfetta sarebbe riduttivo e ci siamo sentiti in un piccolo locale e non in uno stadio con 70.000 persone durante la versione acustica di Thunder Road.

Ma poi? Poi il giorno dopo suona la sveglia ed arriva il rovescio della medaglia. Quel che Bruce dà, Bruce toglie. E così ti ritrovi totalmente senza voce e completamente distrutto su un divano letto in un appartamento affittato a pochi passi dallo stadio. La voce è così bassa che nemmeno tua madre riuscirebbe a riconoscerti, ma soprattutto, quando riesci a trovare le forze per alzarti e ad andare in bagno, non riesci a comprendere chi sia quel figuro riflesso nello specchio.

Ed è in quel momento che ti poni la domanda che non vorresti mai farti: com’è possibile che Lui, a quasi 67 anni, riesca a fare concerti simili senza pause e tu, la mattina dopo, sei irriconoscibile? Esci di casa e raggiungere la prima fermata della metro diventa un’impresa: le gambe rigide fanno fatica a rispondere ai comandi della testa ed il tragitto che nei giorni precedenti hai percorso mille volte tra un appello e l’altro, adesso sembra una maratona.

Passi il viaggio in treno a guardare dei video su Youtube e in un secondo cominci a rivivere le stesse emozioni della sera precedente, con tanto di pelle d’oca e con gli occhi che tornano a luccicare. La malinconia è talmente insopportabile che la pubblicità della Costa Crociere ti fa un baffo. E così inizi a mandare messaggi a tutti i tuoi amici presenti ed il viaggio si trasforma in una grandissima celebrazione del concerto: ne rivivi ogni singolo istante, dal boato iniziale agli applausi a scena aperta finali. Sei ancora in quello stadio. Poco conta che tra meno di due settimane sarai a Roma per un altro suo concerto, in quei momenti sei come un bambino a cui hanno tolto il giocattolo preferito: ne vuoi ancora, lo vuoi tanto, lo vuoi sempre.

Arrivi a casa, una lavatrice ed alle 22 crolli a letto, ma non smetti di pensare, non smetti di parlane. Per quanto tutto sia così uguale, dentro di te è tutto diverso.

Credetemi quando vi dico che andare ad un concerto di Bruce Springsteen non fa bene alla salute.

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Mattia Luconi
Di origini torinesi, ma trapiantato ormai da diversi anni in quella magnifica terra che ha dato i natali ai più grandi musicisti italiani, l'Emilia. Idealista e sognatore per natura, con una spiccata sindrome di Peter Pan e con un grande amore che spazia dal Brit rock passando per quello a stelle e strisce, fino ai grandi interpreti italiani. Il tutto condito da una passione pura, vera e intensa per la musica dal vivo.