Guarda chi si risente: direttamente dagli anni ’70, gli Agorà!

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Chi se li ricorda al Parco Lambro, al Festival del Proletariato Giovanile? Erano gli anni ’70, i marchigiani Agorà calcarono quel palco per due edizioni. Oggi quei «ragazzi» sono ancora qui con un nuovo album, Bombook, registrato dal vivo al Planet di Roma all’interno del Festival Progressivamente di Guido Bellachioma, uno che a Roma ha fatto molto per la riscoperta di vari gruppi legati al Prog.
Oggi l’organico degli Agorà si compone di Renato Gasparini (chitarra), Ovidio Urbani(sax soprano e contralto), Massimo Manzi (batteria), Lucio Cesari(basso),Gabriele Possenti(chitarra acustica) e Gianni Pieri (violoncello) a cui si è aggiunto Marco Agostinelli (flauti). All’album partecipa un ospite illustre, quel Patrizio Fariselli che ha molto caratterizzato il suono degli Area.
Gli Agorà abbracciano i temi dell’ambientalismo, seguendo una strada tracciata già nei loro primi dischi, per esempio in L’orto di Ovidio, ovvero Ovidio Urbani, biologo quantomai impegnato a coltivare la passione per una vita naturale. «È il nostro punto di riferimento» conferma Renato Gasparini «a lui è dedicato un altro brano, Oak Ballad, dove riprendiamo un episodio che ci ha tenuto in allarme per un paio di mesi. Nella tenuta in campagna dove vive, Ovidio ha una quercia centenaria che si era ammalata. Da bravo biologo ha voluto trovare il modo di salvarla, svuotandone alcune parti, alla fine, dopo giornate intere passate a lavorare attorno al tronco, è riuscito a rivitalizzare il grande albero. A un certo punto ci eravamo un po’ preoccupati, che avesse perso la testa per questo albero. Sono gesti che attestano l’attaccamento alla terra, noi che ci troviamo da lui per le prove assistiamo con piacere a questa simbiosi che Ovidio ha creato con piante e animali da cortile».
Dopo una lunga pausa, dove ognuno ha percorso strade parallele (Gasparini ha lavorato come turnista a Milano e dal vivo con Edoardo Bennato, Massimo Manzi si è imposto in ambito jazz), il gruppo riprende a vedersi. L’ambientazione è sempre jazz rock: «Ci viene naturale» afferma Gasparini «è sempre stato così, con inserimento di atmosfere collegabili alla nostra terra. Ovidio amava Coltrane, io pure, ma anche Miles Davis e Weather Report. Alla fine il nostro stile si è formato da sé, senza copiare nessuno. Ricordo che incontrai Claudio Fabi, al quale gli consegnai un nastro con il brano Penetrazioni, lui lo fece ascoltare a Claude Nobs che era il direttore artistico nonché fondatore del Montreaux Jazz Festival. Inaspettatamente ci trovammo a essere ospiti del prestigioso festival. Venne registrato il concerto che divenne il nostro primo disco, uscito per la Atlantic, cioè Wea. Siamo stati il loro primo gruppo italiano a essere pubblicati, siamo nel 1975».
Una partenza fulminante, un tour italiano con Rino Gaetano come supporter, poi una lunga assenza, fino al ritorno di qualche anno fa con Ichinen e ora un album ancor più significativo con vari inediti tra cui Puro, giusto per tornare alla propria terra e rendere omaggio al Monte Puro. Come bis finale, perché di un concerto si tratta, viene riproposto Cavalcata solare, il loro brano più famoso, uscito a suo tempo come singolo.

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Giordano Casiraghi
Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati e Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa al Dizionario Pop Rock Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005) e Che musica a Milano (Zona editore, 2014).