Graziano Romani va controvento a Monfalcone

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Against the wind! Ossia, (andare) controvento!

Parafrasando la struggente ballata di Bob Seger, classicone targato albori degli anni Ottanta quando la Silver Bullet Band da Ann Arbor, MI, spazzava via di brutto praticamente qualsiasi concorrente, la piccola ma vivace Monfalcone (cittadina natale di Gino Paoli e di Elisa, tanto per gradire) ha inaugurato una rassegna musicale eponima, organizzata in collaborazione con la locale amministrazione comunale. Una kermesse che nella sua denominazione vuole testimoniare testardaggine, come quella di certi artisti che vanno fino in fondo ai loro progetti senza preoccuparsi degli ostacoli e delle classifiche ma, anche, come quella di tutti gli appassionati che si sentono felicemente “costretti” nel supportare fino in fondo questi stessi artisti e le loro scommesse.

Ciò predetto, quale artista migliore rispetto a Graziano Romani poteva essere chiamato a “battezzare” un’occasione di piazza, rigorosamente gratuita, andata in scena con la sua “serata numero 1” sotto il capiente Teatro Tenda allestito proprio dietro il Duomo? Il cantautrocker di Casalgrande, band leader e saggista, considerato fin dagli anni Novanta dalla critica musicale specializzata la “miglior voce rock & soul in assoluto della scena musicale italiana”, autore poliedrico e particolarmente produttivo, costituisce infatti un eclatante esempio di creativo sempre e comunque, sinceramente e spensieratamente, inderogabilmente e aggressivamente, “against the wind”. Appunto.

Già leader, voce e fondatore dei Rocking Chairs (gli altri musicisti del gruppo avrebbero in seguito costituito la Banda di Luciano Ligabue…), Romani è ormai salito a 20 album complessivi tra esperienze soliste in italiano e in inglese, nonché numerose altre collaborazioni: Megajam 5 e Souldrivers su tutte, senza dimenticare il Gruppo Misterioso con Elio e le Storie Tese del quale era il “cantante misterioso”. Uno dei pochissimi artisti italiani di settore a godere di reale credibilità all’estero, forte di solide amicizie e nobili collaborazioni (da Elliott Murphy a Willie Nile e Robert Gordon), uno che ha diviso il palco con Willy Deville buonanima e Ian Anderson, tanto per capirci. Un tipino con i piedi per terra che, tuttavia, già nel 1987 è stato anche il primo italiano a incidere una cover di Springsteen (Restless nights), l’unico artista europeo a essere presente su entrambi i tributi mondiali a Bruce e primo in assoluto ad aver dedicato un album intero al collega di Freehold (Soul crusader del 2001). Basterebbe che un misero 10% dei 180mila osannanti ospiti dei tre concerti italiani 2016 della ESB, tanto per fare un esempio, si schiodasse dai social network e il Romani passerebbe in un solo istante dal ruolo di artista culto (vesti che, tra l’altro, indossa a pennello e che gestisce con grande signorilità) al ruolo che meriterebbe nel panorama nazione. Tant’è: se n’è fatta una ragione lui da lustri, ce la faremo anche noi.

E, tanto per essere chiari e precisi una volta per tutte, qui di tribute o replicanti non ve né l’ombra: né come look, né come atteggiamento, né tantomeno in termini di ruffiani mezzucci per raccattare effimere simpatie e fallaci gradimenti. Un privilegio raccolto attraverso 20 album (cinque come leader dei Chairs, gli altri autografi con due escursioni anche in italiano e gli ultimi quattro, eccetto il doppio live celebrativo del 2015, dedicati al mondo del fumetto italiano con una premiatissima galoppata che parte da Zagor e finisce con il recentissimo Diabolik passando attraverso Tex e Mr. No).

Voce straordinaria, polistrumentista (chitarra, armonica e flauto in particolare), scrittore e fumettologo, produttore ed editore discografico, è tanto minuzioso in sala di incisione quanto straripante sul palco dove detta legge tanto nelle soluzioni elettriche full band (proprio questa la veste nella quale lo abbiamo visto a Monfalcone…), quanto in quelle acustiche, in trio o anche solitario.

La sua data bisiaca è stata aperta da un godibile e surreale set dei giovani indigeni Turbosuicida che, in barba alla minacciosità della denominazione, hanno offerto invece uno show interamente autografo che non ha minimamente risentito dei soli cinque mesi di attività. Il leader e autore principale Matteo Della Schiava, abbandonati temporaneamente i panni di cantautore sbilenco e dissacrante alla Bobo Rondelli, si trasforma in stralunato folletto da palco alla Giovanni Lindo Ferretti con la sua mimica surreale e le gestualità assurde. Mai visto un cantante che, a un certo punto dello show, abbandona temporaneamente il palco per andare a dissetarsi a una fontanella pubblica, per poi tornare a contorcersi dietro al microfono. Al suo fianco la graziosa bassista dai piedi nudi Miriam Piccolo e i diligenti Andrea Bartole (sei corde elettrica) e Alessandro Lorelli (batteria).

Il set di Romani, anche per questioni di coprifuoco rigorosamente rispettato, si è esaurito dal canto suo in poco più di due ore, lasciando spazio a una serie di sorprese dovute anche alla smisurata potenzialità numerica in fatto di brani nell’ambito di un tour, il Vivo/Live & Diabolik 2016, che proprio ieri sera prevedeva la sua prima uscita ufficiale. Supportato dalla rodatissima sezione ritmica composta da Michele La Paci Smiraglio alle quattro corde grosse e Francesco Micalizzi ai tamburi, l’artista emiliano ritrovava per l’occasione anche la chitarra elettrica dell’incisivo Niky Milazzo con il fido compagno di mille battaglie Max “Grizzly” Marmiroli a soffiare nei bocchini persino di due sax per volta.

Ovvio che il pubblico, e non solo lo zoccolo duro che segue Graziano come i topini del pifferaio magico, si sia fatto subito coinvolgere da una setlist che ha leggermente trascurato il suo lato produttivo fumettofilo (soltanto l’intensa e muschiosa ballata zagoriana Darkwood e l’oscura Genius of the crime a  battezzare l’ancor fiammante Diabolik per una passerella più esauriente del quale, però, bisognerà attendere un’altra occasione), per dedicare invece maggiore spazio alla nostalgica ma sempre rocciosamente attuale riproposizione delle pietre miliari dei Chairs: dall’apertura con la doppietta Road to justice-Soul of a man fino a No sad goodbyes ben “medleyata” con Rosalita, l’emblematica Freedom rain e l’inno Old rocker busted, omaggio a Jerry Garcia con tanto di baraonda generale.

In mezzo un set tratto dalla produzione italiana di Romani che prende il via dall’aggressiva Adios e si esaurisce nel commovente omaggio al conterraneo Augusto Daolio (Augusto cantaci di noi), scivolando attraverso la ballata spot Via Emilia e l’urlata Dio della radio che sfocia in un’improvvisata Sex machine. Rimangono solo le emozioni provocate dall’ispirata Up in dreamland mentre, per i reduci dallo stadio Meazza in San Siro di inizio settimana, viene sparata anche una The price you pay che lo stesso Bruce aveva eseguito per la prima volta martedì su un totale di 46 show italiani complessivi. Il commiato, a rischio coprifuoco, è riservato volutamente a una Little wing che smorza i toni e lascia Romani ai consueti abbracci collettivi.

Against the wind, invece, torna (stesso canale, stesso orario) il 28 luglio con il beniamino di Asbury Park e anima del ‘Light of day Benefit’, Joe D’Urso, affiancato da una all-star band autoctona con Frank Get e Anthony Basso sugli scudi. La rassegna chiuderà il 31 luglio con i padovani Fireplaces (la band dell’imprevedibile Caterino Riccardi) e Miky Martina quale special guest.

Vogliate gradire!

La scaletta del concerto:

  1. Road to justice (Rocking Chairs)
  2. Soul of a man (Rocking Chairs)
  3. Darkwood
  4. Genius of crime
  5. Cast the stone (Rocking Chairs)
  6. Adios
  7. Da che parte stai?
  8. Via Emilia
  9. Dio della radio / Get Up (I Feel Like Being a) Sex Machine (Brown)
  10. Augusto cantaci di noi
  11. The price you pay (Springsteen)
  12. Up in dreamland
  13. No sad goodbyes (Rocking Chairs) / Rosalita (Springsteen)
  14. Freedom rain (Rocking Chairs)
  15. Old rocker busted (Rocking Chairs)
  16. Johnny B. Goode (Berry)
  17. Little wing (Hendrix)
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Daniele Benvenuti
Daniele Benvenuti, triestino, classe 1968. Laureato in Scienze politiche, è giornalista professionista con ormai cinque lustri abbondanti di attività sulle spalle tra carta stampata, video e radio. Studioso di “popular music”, nonché autore di una monumentale tesi in Sociologia delle comunicazioni di massa (Sociologia della musica: Il rock e la comunicazione tra fan), tra le sue produzioni editoriali predilige biografie e monografie come quelle già dedicate a Bruce Springsteen (quasi tremila gli iscritti allo specifico gruppo Facebook 'All the way home') o ad atleti di prestigio. Già responsabile di uffici stampa nelle massime categorie sportive nazionali, attivo nel mondo del volontariato, è specializzato anche nella promozione di rassegne musicali ed eventi sportivi. È vicepresidente vicario dell’USSI FVG. Una casa letteralmente invasa da migliaia di vecchi vinili, musicassette, cd, stampe, locandine, foto e libri specializzati (tutto classificato con maniacale precisione…). Le sue opinioni costituiscono il sunto di quasi trent’anni di ascolto critico, archiviazione metodica, viaggi sgangherati e una caccia spasmodica alla “scaletta perfetta”.