Un box per Capossela

Si intitola “Vinic-io” il nuovo oggetto da collezione dedicato al cantautore irpino. Quattro opere ne propongono un ritratto inedito e sfaccettato che festeggia i suoi 25 anni di attività.

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02A flipbooks + booklet VINIC-IO (1)“Se la gratitudine si nutre di attesa, queste Canzoni della Cupa sono l’opera per la quale ho maturato più gratitudine.” Così Vinicio Capossela introduce il recente doppio album, che da qualche giorno sta portando in giro per l’Italia. Il tour, metà estivo metà autunnale, sarà a due facce: la prima tranche all’aperto, denominata “Polvere”, è più, come dice lui stesso, “ancestrale, arcaica, folk: serenate e ballate, fiesta e la mitologia”; la successiva, nei teatri e chiamata “Ombra”, più interiore e raccolta, ma sempre ricca delle mille sfaccettature, cui ci ha abituato l’espressività di questo globetrotter della musica italiana, nonché abile incursore in ambito televisivo, letterario e cinematografico.
Una via di mezzo e insieme un mix tra le diverse “anime” caposseliane è la spettacolare scatola Vinic-io, presentata in anteprima con il merchandising del tour e in vendita nelle librerie. Destinata a diventare presto un cult per i fans, 02A flipbooks + booklet VINIC-IO (2)contiene il libro di immagini che spaziano dagli anni 90 a oggi Tutto è bene quel che non finisce mai, firmato dal fotografo Valerio Spada, fedele testimone del percorso del cantautore e insignito nel 2013 del prestigioso Guggenheim Fellowship Award for Creative Arts; due flipbook che riproducono su carta altrettanti video super 8 d’epoca (Milano, lo Smeraldo e la Stazione Centrale e Tucson-Calitri); 15 cartoline di formato panoramico, ciascuna con una frase del racconto inedito di Vinicio riprodotto per intero sulla scatola; un poster con tutte le immagini dei libri.
L’oggetto-libro-raffigurazione-documento (euro 49, editore Skira) è un omaggio alle nozze d’argento con la musica di questo artista girovago, nato ad Hannover ma di discendenza irpina, da sempre intento a incrociare le vie sonore delle popolazioni più ai margini, soprattutto del sud del nostro Paese e del mondo tutto, con il rock e il pop d’autore.

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Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.