ARAM: un giro del mondo in sei corde

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Il potere della musica è quello di non dover essere decodificata. Le note oltrepassano la soglia della razionalità, colpendo dritto al cuore, all’anima, entrando prepotentemente in quella parte del cervello che immagazzina emozioni e sensazioni, paure, gioie, speranze e visioni. Una canzone diventa spesso la carta d’imbarco per un viaggio mentale verso destinazioni sconosciute, la cui meta può essere l’angolo più remoto del subconscio o un lo scorcio mozzafiato di una città, richiamato all’improvviso dalla memoria fotografica della mente.

È il viaggio, con tutto quello che si porta dietro in termini di esperienze, di confronto, di apertura mentale, che ha ispirato il nuovo album di Renato Caruso: ARAM.

11 tracce che in pochi minuti proiettano l’ascoltatore in diversi angoli del globo: dal caos di Milano all’interculturalità di città sospese tra oriente ed occidente, dalle strade di MontMartre alle falde del Parco Nazionale della Sila, nel cuore della Calabria. Un disco di sole chitarre, con rari interventi di archi ed un accenno di pianoforte, capace di spaziare dalle atmosfere medievali a quelle dei videogame, che omaggia il Maestro Paco De Lucia e che, al tempo stesso, tributa un elogio alla natura, a quel mare fonte di relax ed ispirazione.

ARAM è libertà, è condivisione, è voglia di vivere, di sperimentare, di andare alla scoperta di se stessi e del mondo; è un pugno sferrato in quei tanti muri, fisici e psicologici, che stanno ritornando di moda grazie ai tanti professionisti della paura che invadono quotidianamente tv e giornali, radio e social network. ARAM è un manifesto musicale che dimostra, nell’arte come nella vita, che la diversità rappresenta sempre una risorsa e mai un problema.

3.Renato Caruso_foto di Mara Rinaldi
foto di Mara Rinaldi

Renato nell’album trova spazio un nuovo genere musicale: la Fujabocla. Cos’è e come nasce?

La Fujabocla nasce all’incirca 10 anni fa. È la continuazione di più generi: funk, jazz, bossa nova e classica. È una contaminazione musicale, di cui parlava già a suo tempo Frank Zappa riferendosi al rock, che rappresenta il futuro. È un superamento degli schemi, delle compartimentazioni che delimitano ogni singolo genere.

In ARAM non hai voluto altri strumenti che la chitarra. Perché?

Perché è lo strumento che prediligo, perché volevo che fosse un viaggio di corde ed al tempo stesso rappresentasse un approccio più moderno alla chitarra classica.

Insieme al disco stai promuovendo “LA MI RE MI”, un libro edito da Europa Edizioni. Di cosa tratta il tuo saggio?

Spazia dalla diversità delle culture musicali, all’intreccio innovativo con le tecnologie informatiche. Anche il libro, a suo modo, è un viaggio: da Pitagora a Steve Jobs, con una parte dedicata a tre grandi artisti che hanno utilizzato la chitarra per dare vita alle proprie composizioni: Pino Daniele, Alex Britti e Lucio Battisti.

Quanto è importante pubblicare un disco ed un libro che parlano di contaminazione in un periodo caratterizzato dalla “paura del diverso”?

Ci vuole coraggio, ma aprirsi è molto importante; è fondamentale confrontarsi, superare le barriere, sperimentare. Quando ho discusso la mia tesi di laurea sulla Fujabocla all’Università di Milano qualcuno mi ha preso per pazzo. Fortunatamente non mi sono lasciato condizionare.

Tracklist

1 – Aram

2 – Madame Paris

3 – Petilia

4 – Tarantella di Caruso

5 – Caos a Milano

6 – Ninna nanna d’amore

7 – Epicamente

8 – Bubbles in my heart

9 – Passeggiando con Paco

10 – Relax in my mind

11 – Superpablo

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Benito Tangredi
Sannita di nascita, romano di adozione, spoletino per amore. Maturità classica, iscritto al terzo anno di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università degli Studi "Orientale" di Napoli. Giornalista pubblicista dal 2009. Una smodata passione per la lettura, lo sport, la musica, i viaggi e la politica ed una forte inclinazione all'associazionismo. Un'attrazione fatale per tutto ciò che è comunicazione.