Cristiano De André. Io, mio padre e la mia fragilità

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E’ un fiume in piena, Cristiano De André, uno dei primi protagonisti dell’edizione 2016 di Collisioni, Festival che da diversi anni porta nel paesino piemontese di Barolo migliaia di persone, pronte ad assistere a incontri culturali e concerti.
Reduce dalla pubblicazione della sua autobiografia, La versione di C., scritta a quattro mani con Giuseppe Cristaldi, De André è salito sul palco del Collisioni, intervistato dal giornalista del Corriere della sera Andrea Laffranchi, pronto a presentare il libro e, come al solito, non risparmiandosi in materia di racconti e aneddoti. 13672200_1122619457761497_1202832421_nProtagonista assoluto, ça va sans dire, il padre Fabrizio. Ma Cristiano nella sua autobiografia ha voluto raccontare tutta la sua vita, fatta anche di personaggi sconosciuti ai più, come il nonno e lo zio, sideralmente distanti dal modo di vivere del padre e, quindi, dal suo.
Un libro arrivato dopo le tante “versioni” giornalistiche e della gente: la versione di C., come lo chiamava il padre, forse per esorcizzare un nome così pesante e distante dalla realtà di Cristiano. E una versione fatta di tanti errori, da cui Cristiano però è sempre riuscito ad alzarsi.
Gli aneddoti riguardano l’infanzia e l’adolescenza di De André. La sua promessa, mantenuta, fatta al padre: “Iscrivimi al Conservatorio e io tra 7 anni saprò suonare Zirichiltaggia meglio di Lucio Fabbri”. E la promessa, nell’85, che Fabrizio fece al padre, poco prima che morisse: “Ti prometto che smetterò di bere”. 13714513_1122619437761499_670899556_nAnch’essa mantenuta. Due cerchi che si chiudono. Due rapporti che ricominciano e un viaggio che continua, anche se per poco.
Storia di un amore, parola su cui Cristiano torna ripetutamente nel corso dell’incontro. Storia di onestà, coerenza e fragilità, una faccia del suo carattere che Cristiano rivendica con veemenza.
E poi personaggi che gravitano intorno alla vita di De André da sempre. Francesco De Gregori, autore di quell’Alice dal testo tanto incomprensibile per il Cristiano bambino, che instancabilmente continuava a chiedere a quell’amico del padre: “Ma perché Alice guarda i gatti? Perché i gatti guardano Alice?”, con un’insistenza tale da indurre De Gregori non solo a provare a dargli una risposta, ma a farlo nella maniera più dolce che conoscesse. Con una canzone: Oceano. “Hai capito ora perché Alice guarda i gatti?”, chiese allora De Gregori al piccolo Cristiano. “Non avevo capito un cazzo, ma da quel momento smisi di fargli delle domande”, la sua ammissione. Gli anni sono passati, tuttora Cristiano non ha ancora capito perché Alice guardasse i gatti, ma poi che importa? Come dice lo stesso De Gregori, “non c’è niente da capire”. L’arte non va capita, si deve provare con l’anima. E Cristiano l’ha provata al punto tale da decidere di chiamare con quel nome la sua ultima figlia. Anche questo, un cerchio che si chiude.
Ma per dei cerchi che si chiudono, se ne aprono degli altri. Attualmente Cristiano, oltre a presentare in giro per l’Italia la sua autobiografia, è impegnato in un tour in cui ripropone, in versione riarrangiata “alla sua maniera”, alcuni pezzi di Fabrizio: “Quando suono i pezzi di mio padre mi sembra di averlo vicino a me”. La biografia, il tour, poi un nuovo libro e un’opera rock, forse al fianco di Gianna Nannini. Cristiano De André non teme il confronto: ormai si è assunto il rischio quando, ad appena 11 anni, ha deciso di prendere in mano uno strumento. Da allora non si è più fermato. Per fortuna.

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Laura Berlinghieri
Nata a Venezia, ma vivo a Milano. Classe '93. Diploma al liceo scientifico-linguistico, ultimo anno di Giurisprudenza all'Università di Padova e un Erasmus in Spagna. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Musicista per diletto e aspirante giornalista. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, Radio Base di Mestre, Young.it e NonSoloCinema.com. Giornalista pubblicista, da cinque anni inviata alla Mostra del Cinema di Venezia.