Ligabue: «Finché potrò contare sui miei fan, loro potranno contare su di me»

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© Foto: Riccardo Medana

Era sicuramente l’incontro più atteso dell’intera manifestazione, per il quale si sono mosse persone provenienti da tutta Italia. Stiamo parlando del dibattito organizzato con Luciano Ligabue, moderato da Ernesto Assante, e andato in scena ieri sera a Barolo per il Festival Collisioni. Un incontro durante il quale Luciano ha parlato a ruota libera, toccando gli argomenti più disparati.
Dai due concerti – evento di Monza a settembre: «Ho chiamato Maio e gli ho detto: non vorrai tenermi in pausa per l’intero 2016! E quindi gli ho espresso il mio desiderio di fare un concerto in un bel posto, che fosse in piano, ed è arrivata Monza».
Il tutto, naturalmente, passando per il recente Campovolo: «In molti lo hanno definito il mio concerto e questo mi ha fatto molto piacere. Io sono rimasto sbalordito perché eravamo 150mila persone: è chiaro che quando ci sono folle di questa portata non si possa entrare in un contatto individuale, però credo di non aver mai avuto un appagamento così totale da un concerto come per il Campovolo dell’anno scorso. E questo per tanti motivi, soprattutto per i fan. Però Campovolo non si può fare tutti gli anni e quindi bisogna pensare anche ad altre sorprese».
Per chi gli chiede per quanto tempo abbia ancora intenzione di andare “su e giù da un palco”, la risposta è categorica: «Per il momento, per me sarebbe inconcepibile una mia esistenza senza salire su un palco: non potrei mai pensare di dovermi privare di una cosa del genere. Magari un giorno saranno i fan a dirmi Basta, però dopo l’ultimo Campovolo mi sono promesso che finché potrò contare su di loro, loro potranno contare su di me».
Qualche parola è stata dedicata anche al suo ultimo libro, Scusate il disordine: «Noi vorremmo avere il controllo della nostra vita, darle una forma; ma secondo me la vita è disordine, ed è per questo motivo che ho scritto questo libro disordinato, tanto a livello stilistico, quanto a livello di linguaggio. Inoltre, un libro, così come un disco o un quadro, è sempre l’autoritratto del suo autore, è uno scatto della sua anima».
Quindi, Luciano ripercorre gli inizi della sua carriera: «Quando avevo 15 anni, i cantautori stavano vivendo il loro periodo di maggior successo. La mia prima chitarra la comprai per 300mila lire da Paolo Belli, che faceva il commesso in un negozio di musica e mi convinse che quella chitarra era fantastica: in realtà era il modello più economico, che comunque mi costò un terzo del mio stipendio. Poi iniziai a lavorare in radio e scoprii che le canzoni che ascoltavo si componevano di pochi accordi. Per questo iniziai a scrivere anch’io, ma per fortuna quelle canzoni non esistono più: distruggerle è stato un bene per l’umanità». Una carriera non tutta rosa e fiori: «Ho attraversato un paio di momenti difficili nella mia carriera: uno è stato dopo il terzo album, quando il successo sembrava svanito, e un altro paradossalmente nel mio periodo artisticamente più “fortunato”. Sono stati due momenti molto duri, ma poi, pensando alla fortuna immensa che avevo di fare un mestiere così bello, capii che non potevo giocarmi questa possibilità. Così scrissi Niente paura, sapendo benissimo che si trattava di un pezzo che serviva anche per ricordare a me stesso questo concetto».

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Laura Berlinghieri
Nata a Venezia, ma vivo a Milano. Classe '93. Diploma al liceo scientifico-linguistico, ultimo anno di Giurisprudenza all'Università di Padova e un Erasmus in Spagna. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Musicista per diletto e aspirante giornalista. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, Radio Base di Mestre, Young.it e NonSoloCinema.com. Giornalista pubblicista, da cinque anni inviata alla Mostra del Cinema di Venezia.