In ricordo dell’ex Tazenda Andrea Parodi

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«Canta e canterà ancora per noi, nell’aria e dovunque». Sono le parole che la moglie Valentina scrisse sul sito Internet di Andrea Parodi subito dopo la sua morte, avvenuta quasi 10 anni fa, all’alba del 17 ottobre 2006. Particolare non secondario, questo. Perché l’ex cantante dei Tazenda aveva una predilezione per quell’istante in cui non è né notte né giorno che in sardo si chiama Abacada: aveva usato proprio questo termine per dare un titolo al suo primo album solista, un progetto interamente acustico uscito nel 2002.

Andrea, che proprio oggi, 17 luglio, avrebbe compiuto 61 anni, era un cantante dotato di una voce unica, ed ha dedicato la sua vita alla diffusione della musica e della cultura sarda. Come si legge nella sua biografia ufficiale, «nasce a Porto Torres, da padre ligure e madre sarda, quindi da una parte di terra ed una di mare, in giusta misura pur essendo alla fine il mare il padrone di ogni sentimento. Si affaccia alla vita attraverso la porta del mare, guardando e superando l’orizzonte, grazie all’intuito e lo spirito da pioniere che in ogni circostanza lo contraddistinguerà».

Se non fosse riuscito a vivere di musica, avrebbe solcato i mari del mondo, infatti aveva ottenuto un diploma da capitano di lungo corso. Ma già a poco più di vent’anni era totalmente assorbito dal mondo delle sette note: nel 1977 fondò un gruppo chiamato Sole Nero, che presto avrebbe modificato il suo nome in Coro degli Angeli (al loro attivo c’è anche una proficua collaborazione con Gianni Morandi). Nel 1988 assieme a Gino Marielli e Gigi Camedda dà vita ai Tazenda, che nel 1990 collaborano con Fabrizio De André alla realizzazione dell’album Nuvole, poi partecipano a due Festival di Sanremo (nel 1991 in coppia con Pierangelo Bertoli cantando Spunta la luna dal monte, e l’anno dopo da soli con Pitzinnos in sa gherra). Nel loro repertorio ci sono moltissime canzoni da brividi, per esempio Preghiera semplice, Disimparados.

Nel 1997 decise che era arrivato il momento di seguire altre vie e iniziò la carriera solista, raggiungendo la perfezione stilistica nell’ultima parte di vita e ottenendo un buon consenso anche grazie a collaborazioni con musicisti di caratura internazionale come Noa e Al Di Meola. Nel 2005 c’è la reunion dei Tazenda e il tour che segue (documentato da un album dal vivo intitolato semplicemente Reunion) fa segnare un clamoroso successo, con concerti davanti a 15, 20mila spettatori.

Purtroppo non ha avuto il tempo per godere di quel successo. Nel 2006 i medici gli diagnosticano un tumore allo stomaco che si espande rapidamente anche al fegato. Andrea era troppo innamorato della vita per arrendersi. Ai tempi dei primi Tazenda avevo avuto modo di conoscerlo bene, abbiamo passato molte serate insieme a casa di Angelo Vaggi, il loro discografico. Andrea era una persona estremamente curiosa, sempre entusiasta, uno che diceva spesso «la vita è bella», ancor prima che Benigni ne facesse il titolo di un film. Fatto sta che quando scoprì di essere malato lottò con tutte le sue forze contro quel male bastardo. Per esorcizzarlo non smise mai di scrivere canzoni, fece concerti fino all’ultimo: memorabile quello del 22 settembre 2006 all’Anfiteatro Romano di Cagliari, con la partecipazione di molti amici. Andrea soffriva visibilmente, ma al tempo stesso era felice: «Quando canto mi sento bene». Aveva fissato alcuni concerti addirittura per il 2007. E in un’intervista rilasciata poche settimane prima di morire aveva detto: «Vorrei assaggiare a primavera le fragole che ho appena piantato». Non riuscì ad assaggiarle: morì dopo tre giorni di coma un attimo prima che spuntasse l’alba. Aveva 51 anni. Lasciò una moglie, 4 figli e un’eredità artistica inestimabile.

A proposito, la Fondazione nata per preservare quell’eredità organizza anche quest’anno, per la nona volta consecutiva, il Premio Andrea Parodi, l’unico concorso italiano riservato alla world music. Qui i termini per poter partecipare.

Vi lascio con uno dei suoi capolavori, No potho reposare: vi consiglio di ascoltarla fino in fondo.

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Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino). Ultimo libro uscito: "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi".