Francesco Guccini. 50 anni tra musica, cinema e letteratura

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«Qual è l’obiettivo che hai seguito per Un matrimonio, un funerale, per non parlar del gatto?». «L’obiettivo di un libro è sempre scrivere il libro stesso».
Inizia con queste parole l’incontro con Francesco Guccini, protagonista domenica pomeriggio sul palco verde di Barolo, intervistato da Paolo Giordano, durante il Festival Collisioni.
Una vita raccontata attraverso canzoni e libri. L’ultimo capitolo, Un matrimonio, un funerale, per non parlar del gatto: «Il matrimonio e il funerale sono storie che ho vissuto veramente», racconta Guccini. «Quando è stato il momento di decidere il titolo, però, ho capito che mancava qualcosa, quindi mi è venuto in mente un bellissimo libro con un titolo molto simile, e così, per non parlare del gatto, mi sono inventato un racconto di fantasia, con protagonista un gatto, che si rivelerà essere un fantasma.
Gli altri racconti, invece, sono tutti tratti da ricordi veri. Il matrimonio è avvenuto nel 1948: una festa bella ed entusiasmante per il bambino di 8 anni che ero allora. Ma ora, ripensando a quell’episodio, mi sono accorto che tutta la gente che vi aveva partecipato ora non c’è più, compresi i due sposi: è una storia finita».
Una passione, quella per i libri, che ha radici molto lontane: «Da ragazzo, amavo ascoltare musica e suonare, ma da grande avrei voluto fare lo scrittore. Poi ci sono riuscito, ma il mio primo romanzo lo pubblicarono solo perché ero già conosciuto come cantautore. Per due anni ho anche lavorato come giornalista alla Gazzetta di Modena. Mi davano 20mila lire al mese, che non erano molte neanche allora, e non esistevano giorni di riposo né ferie. Me ne sono andato perché non mi facevano il contratto e perché, la prima volta che mi sono permesso di prendermi due settimane di vacanza, mi hanno dato la metà dello stipendio».
E il passaggio dallo scrivere libri allo scrivere canzoni è breve: «Ultimamente impiego più tempo per scrivere le canzoni rispetto a un tempo: ne scrivo metà un giorno e l’altra metà il giorno successivo. In passato ero molto più veloce: tutti sanno ad esempio che per scrivere La locomotiva (13 strofe!) ci ho messo mezz’ora».
Una domanda, naturalmente, non poteva non riguardare lo stato di salute della musica italiana: «Non ascolto quasi più nulla, ma mi sembra che oggi la tendenza sia tornare alle storie di “falso amore”, un amore che non esiste. Non si raccontano più le storie, come potevano essere La locomotiva, Canzone per un’amica o Incontro. Ben vengano le canzoni d’amore, ma fatte in un altro modo. Forse non c’è più il coraggio di raccontare una storia, per paura che non funzioni, ma secondo me le storie funzionerebbero ancora. La canzone italiana, fino alla fine degli anni ’50, era poverissima e anch’io agli inizi ho scritto delle “canzonacce”. Però, la prima volta che ho sentito Ne me quitte pas ho capito che era così che si dovevano scrivere le canzoni, sono tornato a casa e ho scritto Ti ricordi quei giorni.
Ora invece ci sono i rapper, ma i cantastorie sono un’altra cosa. I cantastorie sono un’altra cosa anche rispetto ai cantautori. Loro sono esistiti fino alla fine degli anni ’50, quando vendevano i “fogli volanti”, in cui raccontavano dei delitti, spesso inventati. Poi sono arrivate la radio e la televisione e quindi i cantastorie si sono messi a vendere lamette, lacci da scarpe, ocarine e dei fogli con i testi delle canzoni che andavano di moda allora, oppure fotografie dei cantanti dell’epoca o di bellezze americane in costume da bagno. E questo foglio si chiamava Sorrisi e canzoni, che quindi è un giornale che viene dai “fogli volanti dei cantastorie».
Infine, per chi fosse in attesa di qualcosa di nuovo: «Adesso sto scrivendo un romanzo giallo, con un investigatore che si chiama Marco Gherardino. E’ un uomo che esiste sul serio, ma che lavora in un negozio di ferramenta. Gli ho chiesto: “Ti dispiace se uso il tuo nome”?
“No, non mi dispiace. Basta che mi fai trombare”, mi ha risposto lui.
E quindi in ogni capitolo c’è una storia d’amore. Però è molto imbarazzante, perché tutti sanno che l’amore si fa in quella maniera lì, quindi è inutile parlarne più di tanto, e così ogni volta ci impalliamo.
E’ un libro ambientato alla fine degli anni ’30, nel periodo delle prime leggi razziali, e ho ritirato in ballo il Maresciallo Santovito, giovanissimo.
Visto che sono molto lento, credo uscirà a Natale 2017».

Per chi non voglia aspettare tutto questo tempo, l’appuntamento è a Porretta Terme (BO) dal 2 al 4 settembre, quando sarà organizzata una tre giorni dedicata al cantautore emiliano. Gli incontri, tenuti da Guccini, si svolgeranno presso il Rufus Thomas Park e ogni giorno sarà dedicato a un ambito diverso a cui l’autore si è dedicato nel corso della sua carriera: i libri, la musica e il cinema.
Primo evento, il 2 settembre alle 18,30, con un’intervista al cantautore, a cura di Alberto Bertoni. Quindi, alle 21,15, il reading – spettacolo Fra la Via Emilia e il West, tratto da Cittanova blues, con Juan Carlos Flaco Biondino alla chitarra.
Il giorno successivo, alle 17, Silvia Comes, Miguel Pujado e Rus Sala proporranno delle canzoni di Guccini in lingua spagnola; alle 19, invece, il cantautore riceverà le chiavi della città di Alto Reno Terme, per poi duettare insieme ad Enzo Iacchetti.
A chiudere la giornata, alle 21,15, il concerto de I Musici, vale a dire i musicisti che hanno accompagnato Guccini nel corso della sua carriera: Juan Carlos Biondini alla voce e alle chitarre, Vince Tempera al pianoforte e alle tastiere, Antonio Marangolo al sax, Pierluigi Mingotti al basso e Ivano Zanotti alla batteria.
Infine, il 4 settembre, dalle 10 saranno proiettati i documentari che hanno per protagonista Francesco Guccini: Amerigo – Nascita di una canzone, Album concerto con I Nomadi, Nell’anno 2002 di nostra vita, io Francesco Guccini, Francesco Guccini. La mia thule e Bonus track, Francesco Guccini

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Laura Berlinghieri
Nata a Venezia, ma vivo a Milano. Classe '93. Diploma al liceo scientifico-linguistico, ultimo anno di Giurisprudenza all'Università di Padova e un Erasmus in Spagna. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Musicista per diletto e aspirante giornalista. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, Radio Base di Mestre, Young.it e NonSoloCinema.com. Giornalista pubblicista, da cinque anni inviata alla Mostra del Cinema di Venezia.