Nek: «Prepariamoci al peggio senza escludere il meglio»

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Ci sono incontri in cui ti senti particolarmente a tuo agio, in cui ascolti attentamente ogni parola che viene detta, per il semplice fatto che sono parole belle, vere e sincere. Questo è ciò che è accaduto con Nek (all’anagrafe Filippo Neviani) a Barolo, in occasione del Festival Collisioni 2016. Il cantante di Sassuolo si racconta a ruota libera al giornalista del Corriere della Sera Andrea Laffranchi, partendo dagli imminenti programmi discografici,la partecipazione a un importante festival di musica sud americana a Los Angeles, fino a parlare del suo primo libro, Lettere d’amore a mia figlia.
Si prospetta un periodo impegnato per Nek, che dopo l’esperienza come coach all’ultima edizione di Amici, si è aperto a molte sperimentazioni. Una parte importante della sua produzione è cantare in spagnolo, lingua che il cantautore conosce bene e che, racconta, lo ha affascinato da sempre negli adattamenti delle sue canzoni. Proprio gli adattamenti – spiega – sono la parte più difficile, poichè è molto complicato non tradire il senso originale della canzone e permette soltanto “qualche deviazione”.
Passo fondamentale, per Filippo, è la stesura del libro Lettere d’amore a mia figlia, in cui racconta la nascita dell’amore per la sua compagna e di come esso sia nato in contemporanea con il suo enorme successo in Sud America. “L’amore lascia liberi e non vincola”, spiega il cantautore, “e rinunciare alla carriera avrebbe significato chiudermi”.
Non mancano momenti divertenti con aneddoti in cui Filippo racconta, per esempio, di quando ancora la tecnologia non era ai livelli odierni e ha dovuto usare una segreteria telefonica messicana per appuntarsi un’idea circa una nuova canzone. Proprio sulla tecnologia il cantautore ha espresso alcune riserve, poiché preferisce non abusarne, e soprattutto non desidera che ne abusi sua figlia Beatrice. “La tecnologia fissa il tutto”, racconta. “Oggi il tempo viene utilizzato, il più delle volte le cose sono definitive. In passato molte cose si perdevano”, continua, sottolineando comunque il fatto che il valore di un abbraccio, della presenza, non è mai sostituibile.
Durante l’incontro c’è anche il tempo per riflessioni importanti, sia sulla carriera che sul mondo che ci circonda. Nek ammette qualche delusione professionale, legata a qualche canzone da cui “mi aspettavo di più”: canzoni nate in momenti difficili, come Congiunzione astrale, nata nel periodo della morte del padre. C’è anche il tempo per una riflessione sulle tragedie recenti, dal disastro ferroviario in Puglia all’attentato di Nizza: “Il terrorista deve colpire la psiche. Bisogna cercare di non farsi immobilizzare da questi bestemmiatori”, afferma il cantautore. E regala anche un messaggio di speranza: “Prepariamoci al peggio senza escludere il meglio”. Parole di un padre preoccupato per il futuro che attende sua figlia, visti gli ultimi tragici avvenimenti citati prima.
Momento davvero unico dell’intervista è quando, parlando della sua ultima esperienza sanremese, Nek intona Se telefonando, brano di Mina che il cantante ha deciso di portare come cover alla kermesse della città dei fiori, e che ha avuto uno straordinario successo.
Una delle ultime riflessioni è dedicata proprio alla musica, che è “come tirarsi via i pesi, darsi un abbraccio… tante cose allo stesso tempo”.

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Claudia Assanti
Nata in Calabria, classe '86. Un diploma di Liceo Scientifico che però mi ha portato ad una laurea in Lingue e Letterature straniere. La musica e la letteratura sono sempre state la colonna portante della mia vita in ogni loro sfumatura. Sognatrice ostinata ma realista al punto giusto.