De André canta De André: un concerto… nel nome del padre (racconto e scaletta)

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Foto: Andrea Giovannetti

Quella di Cristiano De André non è mai stata una carriera semplice, col fardello di un cognome così ingombrante sulle spalle e la difficoltà a farsi accettare come (ottimo) cantautore, staccandosi di dosso l’etichetta di chi lo bollava solamente come “il figlio di Fabrizio”.
Ci ha messo degli anni, ma finalmente adesso il pubblico e la critica gli riconoscono il giusto posto nel panorama musicale italiano, e allora può anche permettersi il lusso di “rappacificarsi” col repertorio del padre, portandolo in scena con serenità, tra un progetto solista e l’altro, come fosse una missione, per tramandare alle nuove generazioni, a quelli che non hanno mai avuto la possibilità di vedere Faber dal vivo, la bellezza di quelle canzoni, patrimonio della cultura italiana del novecento.
Nel parco del bellissimo castello di Zevio, vicino Verona, all’interno della rassegna Verona Folk (qui tutti gli appuntamenti) va quindi in scena il De André canta de André tour live 2016, a sei anni di distanza dall’omonimo tour che ha dato vita a due dischi live con altrettanti dvd.
Per questa nuova edizione, che vede in scaletta canzoni che non hanno fatto parte dei tour precedenti e che saranno immortalate nell’album di prossima pubblicazione De André canta De André vol. 3, Cristiano è accompagnato dai 3D, ovvero Davide Devito alla batteria, Davide Pezzin al basso e Davide Repele alle chitarre, più Max Marcolini a tastiere, programmazioni e arrangiamenti.
Il concerto è un susseguirsi di emozioni e ricordi, affidati alle canzoni ma anche narrati dalla viva voce di Cristiano, che oltre a suonare la chitarra si destreggia alla perfezione con bouzouki, pianoforte e violino, dimostrando il suo immenso talento come musicista.
La prima parte è affidata a brani degli ultimi tre album di Faber, e si parte con il genovese di Sinàn Capudàn Pascià (Crêuza de mä, 1984) e de  çímma (Nuvole, 1990), per poi fare un salto un po’ più a sud, raccontando di Don Raffaè, sempre dallo stesso album. Khorakhané e Dolcenera arrivano dall’ultimo lavoro in studio di Fabrizio, Anime salve, datato 1996, e da qui in poi si parte per percorrere a ritroso la carriera di Fabrizio così come la vita di Cristiano, aprendo di tanto in tanto il baule dei ricordi e ripescando racconti di tanti anni fa come quello su Pasolini, a cui è dedicata Una storia sbagliata.
Tra brani meno noti ma non per questo da considerare minori (Coda di lupo, Canzone per l’estate, Il bombarolo) e i pezzi più famosi e acclamati dal pubblico (Il testamento di Tito, Crêuza de mä), si arriva ad un’inedita versione de La guerra di Piero, dall’atmosfera lenta e, se possibile, ancor più sofferta dell’originale, sostenuta solo dalle tastiere e da qualche piccolo fraseggio di chitarra.
Quasi a voler fermare, immortalare l’emozione di quel momento e a volerla lasciare lì, fino a fine concerto sarà il ritmo a prevalere, e allora Quello che non ho e Fiume Sand Creek, entrambe dall’album Indiano del 1981, vanno a chiudere la prima parte, mentre i bis vedono  duménega, Volta la carta e Il pescatore, in una versione decisamente rock.
Siamo ai saluti finali, tutto il pubblico è in piedi e si accalca sotto il palco per tributare il giusto omaggio a Cristiano, alla band e al ricordo di Faber, che per una notte ha vissuto ancora interpretato in maniera impeccabile dall’unico vero erede del suo patrimonio musicale. E allora C., come era solito chiamarlo Fabrizio, per ringraziare il pubblico dell’affetto, decide di regalare un’ultima perla, La canzone dell’amore perduto, che unisce tutti in un unico coro, come una smisurata preghiera… nel nome del padre.

Questa la scaletta del concerto:
1. Sinàn Capudàn Pascià
2. Â çímma
3. Don Raffaè
4. Khorakhané (A forza di essere vento)
5. Dolcenera
6. Una storia sbagliata
7. Coda di lupo
8. Il testamento di Tito
9. Canzone per l’estate
10. Il bombarolo
11. La collina
12. Crêuza de mä
13. Amore che vieni, amore che vai
14. La guerra di Piero
15. Quello che non ho
16. Fiume Sand Creek

17. Â duménega
18. Volta la carta
19. Il pescatore

20. La canzone dell’amore perduto

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Andrea Giovannetti
Nato a Roma nel 1984, ma vivo a Venezia per lavoro. Musicista e cantante per passione e per diletto, completamente autodidatta, mi rilasso suonando la chitarra e la batteria. Nel tempo libero ascolto tanta musica e cerco di vedere quanti più concerti possibili, perchè sono convinto che la musica dal vivo abbia tutto un altro sapore. Mi piace viaggiare, e per dirla con le parole di Nietzsche (che dice? boh!): "Senza musica la vita sarebbe un errore".