Vintage Trouble, la ‘new big thing’ del power soul domani al CarroPonte

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Che si siano fatti notare agli occhi e, soprattutto, alle orecchie dei meno attenti e motivati per aver semplicemente “aperto” i megaconcerti di Rolling Stones, Who e AcDc costituisce una semplice quanto mera casualità. Non certo una colpa, a dirla tutta. I Vintage Trouble, infatti, non sono dei vecchiacci senza pace con una propensione a recitare il ruolo di ormai gracchiante juke box ambulante; né, tantomeno, un’ormai eterna e nostalgica tribute band di se stessa in preda a irriducibili scricchiolii.

I VT, infatti, non vendono sogni (o, meglio, non solo quelli…), ma solide e per nulla patetiche realtà. Sono vintage, ovvio, questo lo suggerisce pure il nome. Tuttavia, sono anche moderni e spudorati. E potrebbero persino costituire la più grande e aggressiva delle sorprese per chi fosse interessato (qualora, come molti italiani, non lo sapesse piuttosto bene fin dal principio…) ad approcciarsi con l’esplosivo (a tratti), raffinato (in altri passaggi) e personalissimo (sempre) stile sparato a mille negli ormai proverbiali live act della “new big thing” del power soul mondiale.

Molti ricordano ancora il primo impatto con quei pazzi capaci di incendiare lo studio di Dave Letterman e di lasciare a bocca aperta persino l’imperturbabile Paul Shaffer con l’elegante e dinoccolato Ty Taylor a credersi un improbabile incrocio tra Otis e Iggy in versione pallina da flipper e con velleità da free climber. Altri fortunati, invece, Imola 2015 e selfie da distanza siderale a parte, li hanno già affrontati nel dicembre scorso a Mezzago per un’indimenticabile show, finalmente da headliner, andato in scena sul palco del Bloom.6 - 2

E, domani sera (mercoledì 27 luglio), i Vintage Trouble tornano finalmente in Italia per un’unica data estiva targata Barley Arts che li scaraventerà direttamente  al CarroPonte di Sesto San Giovanni. Non sarà proprio come Bonnaroo, Coachella o Glastonbury ma, anzi, la comodità del sito e la certezza della visuale eccellente paiono ben più accattivanti rispetto sudaticci e polverosi assembramenti da esodo collettivo.

Difficile etichettare questo stralunato ma potentissimo combo che naviga spudorato tra le onde di un soul quasi isterico e un vigoroso r’n’b capace di strizzare l’occhio alle forme più divertenti del r’n’r alla Eddie Cochran o, più recentemente, alla Brian Setzer. Sono solo quattro, ma paiono un esercito e, provenienti dall’area di Los Angeles, a partire dal 2010 hanno iniziato a fare a spallate per regalarsi visibilità anche al di fuori dal cuore della California. I VT, facendo seguito al fortunato e inconfondibile The bomb shelter sessions (esordio autoprodotto di quattro anni prima), nel 2015 hanno pubblicato per la Blue Note anche l’album 1 Hopeful Rd. prodotto da Don Was.

Il quartetto di Hollywood, già stimatissimo da Prince buonanima e a sua scostanza Lenny Kravitz, ogni volta che sale su un palco prova a incendiare i cuori e gli sguardi dei presenti tra i quali Taylor ama “fiondarsi”, compiendo autentiche maratone in mezzo alla platea che nei siti più ampi, tra un’originale forma di stage diving e una di passerella da triangolo della moda, lo portano a lunghe assenze lontano dal microfono centrale che rimane così zona appannaggio della chitarra di Nalle Colt e della sezione ritmica composta da Rick Barrio Dill (Ubasso) e Richard Danielson (batteria). Bastano e avanzano per fare il loro dovere, entusiasmare e sorprendere un’audience che, spesso, rimane spiazzata da quel look datato che pare unire le taglie extra small dei mods allo stile dei becchini di primi Novencento, gli abiti a quadratini da dandy irriducibili ai polsini inamidati da baro professionista da saloon. Tantopiù in una struttura come il CarroPonte che offre ampie garanzie di visuale perfetta al pubblico quanto, e ancor di più, di “reciprocità” a questo gruppo di folli che, prendendo a sberloni le meticolose orchestrazioni di Phil Spector, si ispirano piuttosto a quei set incendiari di Ike & Tina Turner dei tempi che furono a cavallo tra la Rolling Thunder Review guidata da Robertino da Duluth, il R’n’Roll Circus capeggiato dai “glimmer twins” Jagger & Richard e persino il folle Mad Dog & Englishman tour che gettò sul lastrico Joe Cocker tra le risate di Leon Russell. Una passata di Little Richard, l’uso incipiente della chitarra alla Chuck Berry e anche alcuni piccoli accorgimenti teatrali alla Screamin’ Jay Hawkins che avrebbero stroncato la classe innata e finanche compassata di Otis, Sam e Marvin. Tra Zep e Booker T. & the M.G.’s, per capirci. Per non dire della voce di Ty che mi ricorda assai quella di Jimmy Barnes e un’armonica spesso utilizzata alla stregua di John Popper. E se, per caso, vi vengono in mente i pur eccellenti ma comunque classici nello stile nomi della new wave soul (come Anderson East, Nathaniel Rateliff, Eli “Paperboy” Reed e Shawn Mullins) sappiate di essere nobilmente competenti ma, in questo caso, del tutto fuori strada.

Che dire? Promozionalmente, devono non poco a Don McGhee, leggendario manager di KissBon Jovi e Mötley Crüe che scommise su di loro e sul loro sound tra Led Zeppelin, Stax e Motown style portandoli nel Regno Unito per suonare al Later Show… with Jools Holland e aprire i tour di Brian May e Bon Jovi (ecco, fate conto di vedere un monumentale Southside Johnny con i suoi Asbury Jukes quale frustrato ma devastante opening act del Giovanni Bongiovanni di turno…). Al resto ci hanno pensato da soli, arrivando fino al Top 40 UK e al primo posto della classifica R&B su Amazon UK, facendo innamorare tanto una giovane sirena troppo avvezza alle cadute di tono come Joss Stone, quanto un vecchiaccio sempre fuorilegge come Willie Nelson. E polverizzando persino la noia catodica, dopo il Late Show, anche con i passaggi tra The Tonight Show with Jay Leno, The View, Conan O’Brian Show e Jimmy Kimmel Live!

Apertura porte alle 19.30, inizio dell’ennesima tappa di questo “Never ending tour”  alle 20.30. Posto unico in piedi: € 25,00 + prevendita (biglietti disponibili su circuito TicketOne e nei punti vendita Vivaticket).

Vogliate gradire!

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Daniele Benvenuti
Daniele Benvenuti, triestino, classe 1968. Laureato in Scienze politiche, è giornalista professionista con ormai cinque lustri abbondanti di attività sulle spalle tra carta stampata, video e radio. Studioso di “popular music”, nonché autore di una monumentale tesi in Sociologia delle comunicazioni di massa (Sociologia della musica: Il rock e la comunicazione tra fan), tra le sue produzioni editoriali predilige biografie e monografie come quelle già dedicate a Bruce Springsteen (quasi tremila gli iscritti allo specifico gruppo Facebook 'All the way home') o ad atleti di prestigio. Già responsabile di uffici stampa nelle massime categorie sportive nazionali, attivo nel mondo del volontariato, è specializzato anche nella promozione di rassegne musicali ed eventi sportivi. È vicepresidente vicario dell’USSI FVG. Una casa letteralmente invasa da migliaia di vecchi vinili, musicassette, cd, stampe, locandine, foto e libri specializzati (tutto classificato con maniacale precisione…). Le sue opinioni costituiscono il sunto di quasi trent’anni di ascolto critico, archiviazione metodica, viaggi sgangherati e una caccia spasmodica alla “scaletta perfetta”.