Marracash & Guè Pequeno. Soldi, tatoo e salsa di soia sull’hip hop

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Santeria
di Marracash & Guè Pequeno
Voto 8

Qualche riflessione a oltre un mese dalla pubblicazione (24 giugno) su Santeria, disco del duo Guè Pequeno – Marracash.
L’album è un vero e proprio viaggio nella vita degli autori e ciò che li circonda. I due cercano di salvarsi da questo mondo effimero che permette conferme solo attraverso il denaro. Dichiarano di volersene liberare. Ma alle volte apprezzano questa condizione riuscendo ad oscillare tra sacro e profano e descrivendo attraverso immagini la società di oggi. In particolare la città, dove i santi e i diavoli sono soliti mescolarsi.
Butto tutti i soldi che ho, tutti in una volta sola/ perché domani non so se sarò/ con il culo a terra ancora“, ecco cosa dice il ritornello di Money, seconda traccia del disco. Si evince che Guè Pequeno e Marracash non disprezzino il denaro, bensì che lo sfruttino a loro piacimento: “invito tutti gli amici/ crepi l’avarizia“. I soldi sono la radice del male, tutti lo sanno, ma nessuno ammetterebbe con orgoglio di coltivarle nel proprio terreno, almeno non apertamente come ha fatto Guè Pequeno.
Ecco perché questo disco è hip hop: nel bene e nel male gli autori esprimono ciò che pensano. I soldi a favore dell’arte, che ne risaltano il valore, ma non fine a se stessi. Non si svende la propria arte per i soldi, ma è legittimo ringraziare l’arte per i soldi fatti. Ecco il senso di Money, forse persino dell’intero disco.
Vivere la città e il successo può essere destabilizzante, nessuno può dirlo meglio di un duo che ha vissuto a pieno le due realtà. Tatoo e salsa di soia sono gli emblemi di una città che corre veloce e che necessita di uomini che siano forti in apparenza. È questo lo schema che ci butta giù, e non c’è chiesa che ci salvi. Qui, dove i santi sono i benpensanti, dove i padri vanno a mignotte sperando che le figlie non diventino tali; occorre credere in se stessi, non lasciare nulla al caso e districarsi tra santi e diavoli. Questa è la città che non dorme mai: a volte bisogna correre come degli schiavi per marciare come dei re.
Nulla accade è il primo singolo estratto da questo disco, forse uno dei pezzi più intimi e riflessivi per entrambi gli artisti.
Sono un santo delinquente/ Jesus Malverde” dice Marracash in Senza Dio, quarta traccia dell’album. Il Santo citato dal rapper venne considerato come “un Robin Hood”, rubava ai ricchi per dare ai poveri. Non è forse questo uno degli scopi ultimi dell’hip hop? Non è forse la voglia di essere riconosciuti per quello che si fa? E soprattutto costringere gli altri a voltare la testa per guardarsi attorno?
Il rap parla alla gente, parla la lingua della strada e costringe, oggi più di ieri, chi è più pigro a fare uno sforzo in più, a guardare quante persone vogliono o devono sembrare Tony Montana per sopravvivere. Chiaramente il rap usa immagini, icone per attirare l’attenzione ed essere più incisivo, sta nelle orecchie e nel buon senso dell’ascoltatore capire cosa c’è dietro, seppur costi un po’ di fatica.
L’hip hop è un gioco serio, sarcastico, pungente. Bisogna avere la maturità di capire che Cantante Italiana è un gioco con un retrogusto di serietà, e che Purdi è un pezzo trattato in modo serio, con un retrogusto giocoso.
Nulla come il rap richiede una doppia partecipazione a pari livello del mittente e del ricevente. Il ricevente ha “l’obbligo” di conoscere l’artista e il linguaggio del rap se vuole interessarsi a questo fenomeno. Il rap è comunicazione al 100% e questo disco ne è un esempio.

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Tyrone Nigretti
Mi chiamo Tyrone, vivo a Milano ed ho 21 anni. Ho iniziato ad ascoltare il rap perché rispecchiava la mia persona: il rap dice le cose nello stesso modo con cui amo dirle io, in modo pungente ed efficace. Le prime recensioni le ho scritte con il desiderio di spiegare il rap e di dare un'interpretazione che desse peso e importanza ad ogni parola scritta nei testi. Questa passione si è intensificata a tal punto da desiderare di poter lavorare con il rap e per il rap. Grazie al rap, dal quale sono stato in qualche modo ispirato, ho scritto il mio primo libro: Fattore H, edito da Rizzoli.