Un veneziano dai Pink Floyd alle cerimonie olimpiche

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Eccoci alle Olimpiadi di Rio 2016. Dal 5 al 21 agosto lo sport mette a confronto gli atleti di tutto il mondo senza riuscire a stemperare più conflitti e guerre come nell’antichità (anche se in realtà ad Olimpia la pace era imposta solo nell’area olimpica). Ci sarà, come già altre volte in passato, una mano italiana, anzi veneziana, a tessere la tela delle cerimonie di apertura e chiusura, quella di Marco Balich, direttore esecutivo e responsabile del progetto delle due cerimonie di Rio.

Balich è da tempo il più richiesto uomo olimpico al mondo. Nato a Venezia 44 anni fa, iniziò giovanissimo a collaborare con Fran Tomasi per l’allestimento di grandi eventi rock. Tour assistant dei Simple Minds, era nello staff di Pink Floyd a Venezia, poi dei tour di U2 e Peter Gabriel, decidendo presto di aprire a Milano una propria società produttrice di videoclip e programmi televisivi. Anche l’ideazione dell’Heineken Jammin’ Festival, all’autodromo di Imola, ebbe il suo contribuito.

Pink Floyd a Venezia, 1989
Pink Floyd a Venezia, 1989

Nel 2002 fu incaricato di progettare a Salt Lake City lo show di lancio delle Olimpiadi invernali di Torino, sei minuti di musica ritmo e allegria, coinvolgendo Elisa e Irene Grandi, che chiusero le Olimpiadi invernali americane con un taglio moderno e sorprendente, a parte qualche ottuso politico che criticò la versione “troppo giovanilista” dell’Inno di Mameli proposta dalle due cantanti.

Balich ottenne l’affidamento delle cerimonie di apertura e chiusura delle Olimpiadi di Torino e fu il suo ingresso nel grande gioco degli spettacoli colossali con movimenti coordinati di masse. La sua cerimonia per i giochi Paralimpici di Torino 2006 vinse un Emmy Award.

La Fiat gli commissionò l’evento di lancio della nuova Fiat 500, Pechino lo volle come responsabile del protocollo alle Olimpiadi 2008, la Juventus gli fece organizzare la festa di apertura del nuovo stadio, Sochi lo chiamò in Russia come direttore artistico della cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali 2014 e il Brasile se lo è poi accaparrato per queste ultime affidandogli l’intero progetto 2016 oltre allo show di presentazione alle Olimpiadi di Londra .

Fra una Olimpiade e l’altra Balich ha anche curato la direzione artistica il padiglione Italia dell’Expo 2015 e ideato l’Albero della Vita con i suoi spettacoli, cercando, profeta in patria, di dare ordine per qualche tempo al Carnevale di Venezia e altri grandi eventi veneziani, pochi spunti, ma significativi con un bacio a mezzanotte rimasto romanticamente nella tradizione e finalmente l’idea che una grande manifestazione di richiamo internazionale va programmata e promossa grandi linee con un anno di anticipo e non all’ultimo momento.

Insomma un “italiano di frontiera” a tutti gli effetti, come lo chiamerebbe un altro veneziano, Roberto Bonzio. “Un produttore di sogni, emozioni, passioni” dice lui, che nel 2013 ha lasciato la sua prima azienda, la Filmmaster, per creare una nuova holding internazionale dedicata alla realizzazione di grandi eventi nel mondo: “La cultura dell’intrattenimento è globale e interculturale – spiegò in una intervista – ed è basata sulla creatività e non sul denaro. E’ fondamentale promuovere un mix di creatività e diverse culture, in cui gli individui siano considerati per le loro idee non per la loro ricchezza”.

Campione olimpico senza medaglie sportive, Balich è pronto alla sua maratona spettacolare, con gli occhi di tutto il mondo addosso. E molto orgoglio italiano.

 

Giò Alajmo

4.8.2016

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Giò Alajmo
Giò Alajmo ha la stessa età del rock'n'roll. Per 40 anni (1975/2015) è stato il giornalista musicale del principale quotidiano del Nordest, oltre a collaborare saltuariamente con Radio Rai, Ciao 2001, radio private e riviste di settore. Musicalmente onnivoro, è stato tra gli ideatori del Premio della Critica al Festival di Sanremo e ha scritto libri, piccole opere teatrali, e qualche migliaio di interviste e recensioni di dischi e concerti.