Senigallia, un salto negli anni ’50 tra palpiti r’n’r

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16 edizioni archiviate, 400mila presenze provenienti da quattro continenti solo nel 2015, 200 ore di musica tra dj set e live, 190 artisti e dj internazionali coinvolti, 40 concerti a ingresso gratuito, 200 testate giornalistiche accreditate, 100.000 followers su Facebook, 250mila visitatori annui al sito ufficiale www.summerjamboree.com, 120 persone coinvolte nello staff, 10 location per gli svariati eventi (spesso contemporaneamente in scena), primo evento in assoluto delle Marche in quanto a presenze turistiche.

Questi i numeri fatti registrare lo scorso anno dal Senigallia Summer Jamboree. Queste le cifre che l’edizione 2016, in pieno svolgimento e quasi pronta per il commiato previsto per domenica 7 agosto, punta (e ne ha ben donde, visto che la prima settimana di ‘vita’ sta offrendo risposte eloquenti in questo senso…) a sgretolare i record stabiliti nel passato e a regalarsi nuovi orizzonti che, al momento, paiono addirittura clamorosi. 30mila, tanto per dire, le presenze solo per il Big Hawaiian Party on the Beach andato in scena mercoledì….

Ciò premesso, e aggiungendo anche che, proprio in queste ore di condizioni meteo capricciose e insolenti, il Festival Internazionale di Musica e Cultura dell’America degli anni ’40 e ’50 (39 concerti a “ingresso rigorosamente free” nell’arco di due week-end interi per nove giorni complessivi di intenso programma) va avanti per la sua strada come una Pink Cadillac lungo una Highway, fregandosene del rischio pioggia e confermando tutti gli eventi senza battere ciglio, invitando semplicemente a recare con sé un ombrello, il colpo d’occhio che aggredisce piacevolmente un visitatore casuale del centro storico di Senigallia in questi giorni è di quelli che lasciano il segno. Lasciando da parte una spiaggia detta “di velluto” e un mare che dal 1997 regala al litorale ininterrottamente la Bandiera Blu, rimane un centro storico già di per sé affascinante che sembra essere stato sottoposto agli influssi della macchina del tempo. Pensate, dunque, di risvegliarvi improvvisamente in un dinner alla Johnny Rockets con un’abile miscela di tratti sbarazzini che profumano tanto di Arnold’s: pavimento regolamentare a scacchi bianchi e neri, seggiolini girevoli con seduta in plastica cremisi. Niente, tuttavia, Al Molinaro/Alfred Del Vecchio a zompettare con timidezza e niente Pat Morita/Matsuo “Arnold” Takahashi a urlacchiare incazzato; niente nasoni e ricordi nostalgici del sorriso di Rosa Coletti e niente occhi a mandorla con baffetti irriverenti; niente juke boxe da avviare con un colpo di tacco o porte dei bagni da abbattere con un solo, ma miracoloso, pugno sul muro. E, per finire, niente gemelle hawaijane e niente fratelli Malaki. Nessuna cameriera Marsha sui pattini o Leather “Suzy Quatro” Tuscadero a zampettare con il chiodo e l’acconciatura da turista tedesco, mentre la sorella maggiore Carol “Pinky” Tuscadero è impegnata a sgommare dietro al volante di una Chevy, rigorosamente rosa, verso l’ennesimo “demolition derby”.

Piuttosto, quasi si trattasse di immagini diffuse dallo schermo giallastro e traballante di un drive-in, il brulicante mondo che esplode in una frenesia di voci e colori più o meno dopo le 17, regala di colpo un momento magico di ritrovo e di nuovi incontri tra appassionati di musica e cultura di un’epoca straordinaria. Ma anche di persone alla ricerca di una vacanza gioiosa, spensierata, piena di colori e al di fuori dei luoghi comuni del divertimento. Il Summer Jamboree, dunque, proietta ogni anno la città indietro nel tempo, regalando un’atmosfera davvero suggestiva dove rivivere i leggendari anni ‘40 e ‘50, periodo storico in cui la moda si era nettamente divisa tra stile delicato e toni più grintosi e audaci. Segno fortemente evolutivo soprattutto per le donne e il loro stile con tanto di boccoli scolpiti e chiome biondo platino cotonate, mentre alcune di loro “osano” addirittura tagli maschili, ingentiliti da fasce con fiocco e foulard da governante. Per gli uomini, invece, il ciuffo a banana regolamentare con massiccio uso di gel o, meglio ancora, di brillantina o gommina con nuca e zona orecchie quasi rasate con ispirazione casermesca. Riga di lato, off corse, pressoché tirata con un righello per uno stile molto rigoroso che esplode molto spesso con basette generosamente coltivate.

Ecco, dunque, giovani (di tutte le età…) impegnati a passeggiare indossando abbigliamento vintage che va dalla formula più casual con i jeans leggermente corti e il risvolto alla caviglia (banditi, per fortuna, quelli pietosamente stracciati che vanno di gran moda oggidì con esborsi spesso superiori rispetto a quelli necessari per portarsi a casa capi perfettamente integri…) fino alle gonne a ruota, stampe a pois o a fiori e pantaloni ultra skinny a cavallo tra romantico e glamour.

La “cittadella della nostalgia”, il Rockin’ Village, apre dalle 18 ed esplode di vitalità fino alla una di notte, garantendo varietà e sorprese grazie alla settantina di espositori collocati tra i Giardini Rocca, piazza Manni, piazza del Duca e via Carducci (il Vintage Market). Parrucchiera old style e barber shop per perfette acconciature d’epoca, corsi di ballo gratuiti, aree food & beverage cajun, tex mex e tantissime altre proposte fuori dai canoni abituali: dai cupcake fino ai donuts e ai brownies, dal BBQ fino agli hot dog e ai brulicanti Tiky Bar (John Hiatt docet) con i loro coktails esotici. Gli stand, tra un set per farsi fotografare in una cucina e un soggiorno 50’ con tanto di aspirapolvere in mano, propongono abiti da donna stretti in vita, costumi da bagno a un pezzo o anche bikini monumentali, mini shorts da urlo, mise da marinaretti, militari in libera uscita o meccanici cool, francesine bicolori, borse di pelle, Ray Ban aviator, ricambi per Harley, t-shirts a tema, foto vintage, collane di fiori, chitarre, cd e vinili, scarpe All Star, camicie hawaiiane degne della Loggia del Leopardo e borse da bowling. Nei vari parcheggi e sul lungomare, invece, grandinate di moto custom (neppure a precisare il marchio principe…) e autentiche invasioni pre 1969 di DeSoto, Chevrolet Bel Air, Oldsmobile, Plymouth, Buick e naturalmente Caddy Eldorado come se piovesse. Tutte curate con la delicatezza e l’affetto riservato a bimbi in fasce con tanto di copie di Life sui sedili scintillanti, dadi pelosi appesi al retrovisore e targhe di ogni angolo del continente.

Che aggiungere? Forse che il Summer Jamboree, insieme alla sua esplosione dopo gli anni pionieristici di nicchia riservati a rockers ipertatuati e sinceramente coinvolti nei revival 365 giorni all’anno, ormai si è lasciato alle spalle da tempo, tra un shake & floats, una porzione di onion rings e una di sweet potato fries con tanto di sorriso disegnato con il ketchup, anche i motti anacronistici alla “Vivi al massimo, muori giovane e lascia un bel cadavere”? E, persino, gli spettri di Wolfman Jack e Alan “Moondog” Freed (prima dello “scandalo payola” che costituì, in realtà, il vero “giorno in cui il r’n’r è morto” con buona pace degli sfortunati Big Bopper, Buddy Holly, Ritchie Valens e persino degli Skynyrd’s originali…)? Tuttavia, la rassegna non è di certo idealmente smontata dalla Cadillac Rosa, anche se ai tradizionali bacini r’n’r e rockabilly si sono ormai aggiunte (e viaggiano ormai in corsia di sorpasso a velocità vertiginosa…) persino sfumature country, mariachi, western, cajun, honky tonk, r’n’b, soul, doo wop, swing, hot jazz, gospel e jump tra chitarre elettriche, sezioni fiati, contrabbassi, fiati e ukulele.

A occhio, entrando nello specifico dei suoni, direi, Tennessee quanto basta, ma anche Texas, Arizona e Nuovo Messico con una puntatina dalle parti di Amarillo. I club di NYC e gli angoli delle strade del Jersey dove gruppi di ragazzotti bianchi, spesso di origine italiana, cantavano intorno a bidoni con fuochi improvvisati e sognavano la gloria come i loro coetanei neri delle chiese battiste. Ma anche Londra, il Piemonte o il Veneto, per dirla tutta. Sia come sia, comunque, a Senigallia le proverbiali “mano bianca e mano nera” tanto care a Sam Phillips continuano a stringersi come al solito e, oggi più che mai, danno vita a un connubio perfettamente riuscito. Anche se ormai molto più dalle parti di Cab Calloway, Link Wray e Robert Gordon, piuttosto che di Stray Cats e Guana Batz. Magari del Big O o di Johnny Cash e dei godibili esercizi vocali alla Four Seasons o alla Dion Di Mucci & the Belmonts. Come si fosse ai margini di un rodeo insieme a sister Rosetta Thorpe, Kitty Wells e Wanda Jackson per lasciarsi comunque influenzare in maniera divertente e spigliata dal 706 di Union Avenue con un pizzico di Tin Pan Alley a rimorchio.

The Hottest Rockin’ Holiday on Earth, intanto, ha archiviato anche la carica dei 30mila protagonisti dell’Big Hawaiian Party on the Beach andato in scena mercoledì sera sulla spiaggia di Ponente per una notte davvero magica che ha avuto come protagonisti Edoardo Bennato (accompagnato da un super combo che comprendeva anche le chitarre di Giuseppe Scarpato e Gennaro Porcelli e il sassofonista Alan Michael Rosen) con una strepitosa r’n’r session appositamente creata per il Summer Jamboree, anticipato da Max Paiella e i Jolly Rockers, dagli Uppertones e Steve Mai Tai & the Good Vibes. Divertente anche la “battle” tra Ringo e Ol’Woogies, sfida tra il dj di Virgin Radio e il “padrone di casa” Angelo Di Liberto. Una maratona durata quasi un giorno e salutata in maniera armoniosa in uno scenario suggestivo e scenografico che si è chiusa solo alle 5 del mattino quando centinaia di “superstiti” si sono tuffati tra le onde, godendosi la splendida alba sul mare Adriatico.

Salutati i big dell’edizione 2016 (Gaynel Hodge, Ws “Fluke” Holland, Kid Ramos e The Bellfuries, tutti direttamente da oltre Oceano con la loro influenza globale che ancora oggi continua a ispirare musicisti di ogni età) e persino la “calda” notte del Burlesque Show nella prestigiosa ribalta del Teatro La Fenice, insieme ai set degli spagnoli Velvet Candles e degli italianissimi The Good Fellas (fantastica “house band” del Festival), ogni giorno ha il suo motivo per poter essere definito “speciale” grazie a tutti i grandissimi nomi in scena sui palchi allestiti nel suggestivo centro storico di Senigallia (il main stage che domina l’affascinante Foro Annonario, lo stage dei giardini della Rocca Roveresca e il Red Bull Tour Bus Stage in via Carducci).

Il sabato, invece, ripropone il classico appuntamento con la Rock’n’roll Revue con la Abbey Town Jump Orchestra e tutti i protagonisti del festival sul palco principale. Alle 16.30 partirà infine la festosa sfilata di auto “made in Usa”: l’American Classic Car Cruise. Il corteo proseguirà sul lungomare dove ali di folla incuriosita animeranno la passeggiata.

Aka aka Summer Jamboree, vogliate gradire!10 - 1 10 - 2 10 - 3

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Daniele Benvenuti
Daniele Benvenuti, triestino, classe 1968. Laureato in Scienze politiche, è giornalista professionista con ormai cinque lustri abbondanti di attività sulle spalle tra carta stampata, video e radio. Studioso di “popular music”, nonché autore di una monumentale tesi in Sociologia delle comunicazioni di massa (Sociologia della musica: Il rock e la comunicazione tra fan), tra le sue produzioni editoriali predilige biografie e monografie come quelle già dedicate a Bruce Springsteen (quasi tremila gli iscritti allo specifico gruppo Facebook 'All the way home') o ad atleti di prestigio. Già responsabile di uffici stampa nelle massime categorie sportive nazionali, attivo nel mondo del volontariato, è specializzato anche nella promozione di rassegne musicali ed eventi sportivi. È vicepresidente vicario dell’USSI FVG. Una casa letteralmente invasa da migliaia di vecchi vinili, musicassette, cd, stampe, locandine, foto e libri specializzati (tutto classificato con maniacale precisione…). Le sue opinioni costituiscono il sunto di quasi trent’anni di ascolto critico, archiviazione metodica, viaggi sgangherati e una caccia spasmodica alla “scaletta perfetta”.