Spirit in the Sky

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“When I die and they lay me to rest, Gonna go to the place that’s the best
When I lay me down to die, Goin’ up to the spirit in the sky”

Gli anni ’80 non hanno brillato per genialità musicale, ma ci siamo divertiti comunque.

Molti degli artisti inglesi che venivano in Italia in promozione, raggiungevano l’aeroporto di Heathrow in metropolitana o, quelli che avevano un disco in classifica, in taxi. A Linate o Fiumicino richiedevano che li aspettasse una limousine e pernottavano in hotel di lusso. Il giorno dopo, tornavano indietro nel loro appartamentino di quaranta metri quadri nei sobborghi della City.

“Spirit in the Sky”, il successo che diede immensa notorietà a Norman Greenbaum negli anni ’60, bene si addiceva all’altezza di Doctor e i suoi The Medics negli anni ’80, che a loro volta lo rilanciarono nelle classifiche.

Doctor & the Medics vennero in Italia, a Milano, chiamati da me e richiamati dall’idea di conquistare la hit parade del nostro solare Paese.

doctor & the Medics

Come spesso accadeva, dopo una giornata di intensa promozione, la sera andammo a cena per rilassarci e chiacchierare. Clive Jackson, the Doctor, londinese amante del buon cibo e, soprattutto, del buon bere, mi sfidò ad una gara di consumo di grappe. Un po’ come nel primo episodio di Indiana Jones, con la differenza che io non ero Marion e la mia resistenza è minore a quella della dolce ex fiamma dell’avventuroso Indiana.

Al quinto bicchierino mi alzai per andare in bagno, calpestando piedi, borse e animali che trovavo lungo il tragitto. Decisi che non ero ancora sconfitto e, sotto lo sguardo  attonito di tutti i clienti del ristorante, tornai al tavolo. Altri cinque bicchierini ed il mio collaboratore mi trascinò via caricandomi in macchina. Il momento peggiore fu davanti al Palazzo di Giustizia. Non ero indagato, mi ero ubriacato, mi sentivo un po’ andato ed avevo la necessità di essere liberato.

La mattina successiva arrivai in ritardo,  a conferenza stampa già iniziata. Le mie occhiaie avrebbero suscitato invidia ad Alice Cooper. The Doctor fece partire un sonoro applauso al mio ingresso. Non avevo vinto ma avevo fatto la mia bella figura. Lo spirito ingurgitato non era andato in cielo, si era fermato con orgoglio nel mio corpo.

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Massimo Bonelli
Ex Direttore Generale della Sony Music, ha trascorso 35 anni nel mondo del marketing e della promozione discografica, sempre accompagnato da una grande passione per la musica. Lavorava alla EMI quando, in un periodo di grande creatività musicale, John Lennon, Paul McCartney e George Harrison hanno iniziato produzioni proprie di alto livello e i Pink Floyd hanno fatto i loro album più importanti. Sino a quando, con i Duran Duran da una parte ed il punk dall’altra, è arrivato il decennio più controverso della musica.In CBS (più tardi Sony), ha contribuito alla ricerca e al lancio di un numero considerevole di artisti, alcuni “mordi e fuggi” come Spandau Ballet o Europe, altri storici come Bob Dylan, Bruce Springsteen, Cindy Lauper, Franco Battiato, George Michael, Claudio Baglioni, Jovanotti, Pearl Jam, Francesco De Gregori, Fiorella Mannoia e tanti altri…Si fatica davvero a individuare un artista con il quale non abbia mai lavorato, nel corso della sua lunga vita tra pop e rock.