Allontanarsi è conoscersi

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La giornata di oggi mi ha fatto venire in mente Forrest Gump: tranquilli, non ho corso (non vorrei regalarvi mai una nevicata in agosto), ma oggi ho provato tutte le piogge possibili immaginabili (pure quella orizzontale).

Ma andiamo con ordine: sono partito stamattina alle 6 e ho lasciato Radicofani. A sorpresa, ieri sera ho potuto assistere a un concerto in un teatro da pochissimi posti. Sul palco gli Stag, gruppo che diversi miei amici conoscono già, io personalmente non ne ho mai sentito parlare, ma approfondirò sicuramente perché meritano (e anche perché, vista la stanchezza della levataccia alle 5.30, stavo sprofondando nella poltrona, quindi ho levato le tende al quinto pezzo).

Radicofani è un posto veramente carino, un borgo medievale che ricorda Barolo, con vista mozzafiato sulle colline e totale assenza di campo per il telefono (tranne che al gabinetto dell’ostello e in cima alla fortezza).

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La prima notte in ostello mi ha ricordato una situazione che ho già vissuto a Santiago l’anno scorso: il giro dell’orologio. A ogni ora avevo un motivo diverso per svegliarmi: in cima ai motivi di stanotte troviamo una maledetta finestra lasciata aperta dai miei coinquilini di stanza, e dalla quale entrava un freddo polare indirizzato proprio verso il mio letto. Al secondo posto la sveglia di suddetti coinquilini alle ore 4.30, lasciata a debita distanza dal loro letto, così ci hanno messo mezz’ora a spegnerla.

Fare il primo passo stamattina è stato bello, e più in là in mezzo al nulla mi sentivo un po’ come Walter Mitty quando viene abbandonato dagli sherpa. Un vento fortissimo che neanche a Trieste con la bora. Mi sono accorto che non avevo mai sentito il rumore del vento in questo modo (so che suona come una scontata puttanata retorica, ma non saprei descriverlo altrimenti), una sensazione quasi di potenza riuscire a vincerlo e poi trovarselo a favore.

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Il cielo poi ha deciso di aprirsi (o forse no, tengo d’occhio le mie cose stese sul filo), lungo la strada ho incontrato un altro pellegrino già conosciuto ieri (ma di lui magari ve ne parlo nei prossimi giorni), quindi l’ultimo pezzo di cammino – uno strappo in salita che neanche il più sadico poteva inventarsi – l’ho fatto in buona compagnia. 25 km andati via lisci lisci e già sento l’acido lattico che si impadronisce dei miei muscoli, già stasera ci sarà da ridere.

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Ora sono in un bellissimo ex convento di cappuccini ad Acquapendente (sono già nel Lazio) ospite di due suore. Sono riuscito finalmente a fare la doccia! Ho la mia bella celletta, un gabinetto, la doccia e un lavandino. Mancherebbe solo un’amaca per fare tombola (e una gran pennica). Cosa ti serve di più?

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Si parte per dimenticare / o per cercare un lungomare / per avere un’altra vita / e per poter ricominciare: io sto bene quando sto lontano da me. Ecco lo scopo di questo viaggio: provare a rompere la routine di tutti i giorni con quella libertà speciale che ha solo l’uomo di passaggio. E devo dire che canticchiare questa canzone in mezzo al niente non è stato male (anche sotto la doccia è sempre bello). Allontanarsi è conoscersi.

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Riccardo Medana
Non ha ancora capito cosa farà da grande, ma per adesso ha in tasca una laurea magistrale in Ingegneria Informatica, fa lo sviluppatore Web freelance, collabora con il Politecnico di Milano e con varie società di comunicazione. Ama lavorare dietro le quinte e, in generale, "si ripete spesso che è fortunato" (cit.). Appassionato di musica, eventi e fotografia live, adora andare ai concerti e quando può si precipita sotto il palco a scattare. Si (pre)occupa della parte tecnica di Spettakolo.it (quindi se il server crolla è colpa sua).