Locarno 2016. Note su Jason Bourne

Appunti sparsi sul quinto Bourne, che cerca se stesso...

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Jason Bourne visto a Locarno. Note sparse. Solo gli elementi strutturali. La recensione quando il film uscirà da noi.  Jason Bourne è di un vecchio modernissimo. Alla quinta puntata (quarta con Damon ritornato) Bourne è sempre alla macchia nel mondo a spiare la Cia per capire come l’ha reso una macchina di morte, spiato dalla Cia indecisa se ripigliarlo o eliminarlo. Come Edipo cerca se stesso e la causa della morte del suo papà. Greengrass ha preso le superdoti di Bourne e le ha messe in un videogame iperframmentato ad altissima velocità di montaggio che rende tutto iperfrenetico. Mentre l’eroe si sposta in continuazione per il mondo. A una prima visione la frenesia mozza il fiato.  A una seconda visione ci accorgiamo che Bourne è il meglio sul mercato quanto a lotta, tiro e conoscenze tecno, ma non usa più l’ironia della prima puntata, e non prende le più elementari precauzioni: analizzare, a casa di un hacker, una chiavetta criptata su un computer collegato alla rete è un buon espediente di sceneggiatura per trovare Bourne in rete, ma un hacker vero non lo farebbe mai. Idem per chi lo insegue: gente capace di trovare aghi nei pagliai a colpo d’occhio semina cadaveri inutili e riesce a correre in auto durante manifestazioni di piazza o usa un furgone blindato per far saltare come bocce le auto nel traffico? Ottimo per le scene d’azione, ma se si chiamano servizi segreti di solito c’è un motivo: restano segreti. La morale è allineata ai nuovi trend: i nemici di Bourne sono senza scrupoli e cattivi, gli amici anche, i social network (indoriamo la pillola dell’attualità) dicono di no ma ti spiano e il loro futuro è entrare nei servizi segreti. I servizi segreti ti spiano usando i social network. Così non si può dire che il film non sia politico. Il messaggio politico? Viviamo in una democrazia apparente dove i manovali (gli agenti segreti) si scannano, gli ignoranti (i poliziotti e gli elettori) credono di gestire il caos,  i dirigenti sono oligarchi che ci considerano formiche e i social network, invitandoci a fare amicizia, ci spiano, ci usano e ci svendono. Jason Bourne è di un modernissimo vecchio. Ma andrà abbastanza bene perché è così frenetico che non ci fai caso.

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori