A ognuno il suo ritmo, a ogni cammino la sua canzone

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Oggi è stato il primo giorno in cui sono uscito in strada per partire e non ero da solo.

Ho fatto colazione con il Signor R (ve ne ho parlato abbondantemente ieri, vi riservo una piccola perla divertente a fine articolo): la suora che doveva prepararci la colazione alle 5.30 non si è svegliata, quindi siamo dovuti andare a cercarla in giro per il monastero…

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Oggi ci muoviamo in cinque: assieme a noi anche Guido, Chiara e Filippo, conosciuti ieri in monastero dove abbiamo dormito. Siamo ancora un po’ in gallina (espressione che ho imparato ieri) per la bottiglia di Est! Est!! Est!!! che ci ha offerto il Signor R a cena. Il tempo di fare qualche foto al monumento dei pellegrini all’uscita da Montefiascone e siamo già sul sentiero, in discesa, questa particolarmente ripida e cattiva.

Pronti a ripartire con 4 nuovi amici, ciao Montefiascone, Viterbo arriviamo. #unasommadipassi

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Il percorso di oggi è indicato come facile, e lo è. Si passa sulla vecchia strada consolare fatta da grandi ciottoli in mezzo ai boschi e ai campi: stiamo andando a Viterbo.

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A più di metà strada ci fermiamo alle terme per un bagno veloce in acqua bollente: in una vasca particolarmente calda ho immerso un 44 di piede e sono uscito che portavo un 49 abbondante.

Cammino di sofferenza, passione, dolore, pena, penitenza, fastidio… #unasommadipassi

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Le terme però hanno un prezzo: riprendere il cammino sotto il sole di mezzogiorno, e oggi l’ho patito decisamente.

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C’è un elemento in comune tra il partire da soli e il partire in gruppo: il ritmo. Ognuno di noi è uno strumento, la difficoltà è riuscire ad andare a tempo tutti insieme, e oggi un po’ me ne sono accorto: siamo partiti in 5, poi siamo rimasti in 3 con il Signor R a cantare l’inno di Mameli alle 6.47 in mezzo ai campi, poi in 2, poi si è ricomposto il gruppo, come se ognuno di noi avesse bisogno di un suo assolo, per poi tornare al proprio posto.

Andare a tempo, seguire il ritmo sul cammino è come battere le mani a un concerto: “Battere le mani a un concerto credo che non sia solamente omaggiare il musicista che suona bene, ma è stabilire una relazione – con tutti gli spettatori – specialissima, cioè battendo le mani a tempo si va insieme, si impara ad ascoltare l’altro e a capire che andando insieme si può ottenere un effetto molto più potente di quello che si ottiene battendo le mani da soli! Esercitiamoci! Facciamo amicizia!”

Stasera purtroppo dovrò salutare il Signor R, e anche Guido, Chiara e Filippo, perché seguiranno un sentiero diverso dal mio. Chissà quali incontri mi riserveranno i prossimi km e con chi batterò le mani a tempo.

Dimenticavo la perla del signor R. Ore 15.47, l’australiano va a farsi la doccia. Dopo pochi minuti ci arriva una telefonata: è lui e ci dice che si è dimenticato l’asciugamano in stanza.

Perché, giustamente, in doccia uno si porta il telefono e non l’asciugamano.

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Riccardo Medana
Non ha ancora capito cosa farà da grande, ma per adesso ha in tasca una laurea magistrale in Ingegneria Informatica, fa lo sviluppatore Web freelance, collabora con il Politecnico di Milano e con varie società di comunicazione. Ama lavorare dietro le quinte e, in generale, "si ripete spesso che è fortunato" (cit.). Appassionato di musica, eventi e fotografia live, adora andare ai concerti e quando può si precipita sotto il palco a scattare. Si (pre)occupa della parte tecnica di Spettakolo.it (quindi se il server crolla è colpa sua).