Quando De Gregori ebbe parole d’elogio per Cremonini

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Foto: Riccardo Medana

Ho ritrovato una vecchia intervista di Francesco De Gregori concessa ai microfoni di Rai Radio 2 ad Antonella Condorelli. Nel bel mezzo del dialogo, il Principe della musica italiana ha parlato di Cesare Cremonini; e ne ha parlato bene. Nessuna novità, oggi. Peccato che la registrazione sia di tredici anni fa. De Gregori apprezzava in particolare modo una canzone nel 2003, anno in cui l’ex leader dei Lunapop Cesare oltre a ricominciare da capo doveva scrollarsi qualche etichetta di dosso. A De Gregori piaceva Vieni a Vedere Perché, oggi un must della produzione di Cremonini; gli piaceva “perché secondo me è una bella canzone, mi piace, è una canzone divertente, scritta bene. Mi piace.”

E poi ancora: “Sapere che sono esistiti i Beatles, saperli anche citare in un modo così piacevole è un dato di merito per un autore”

Cremonini poi di strada ne ha fatta e De Gregori, dopo aver fatto una profezia degna di Cassandra, aveva avuto occhio lungo su un ragazzo che Vieni a Vedere Perché l’aveva inserita nel suo primo disco da solista, Bagùs.

De Gregori parla di una canzone divertente ed è il pregio della canzone. Il testo è tutt’altro che allegro, ma la frizzante melodia smussa gli angoli del dolore che l’amore provoca nell’artista: “Capita spesso – raccontò Cesare nel 2003 a proposito della canzone –  che la troppa sofferenza (o la troppa mancanza di amore) ti costringa, per difesa, a pensare che l’amore non esista, (o a rifiutarlo) per non soffrire più. Persino ad odiarlo alle volte. Ma se anche nelle difficoltà o nella solitudine che la vita ci riserva cerchiamo il lato romantico, profondo o nascosto delle cose, allora l’amore lo si scopre ovunque, lo si cerca, lo si può rivivere.”

Quella che può sembrare una canzone semplice, a volte anche allegra, spesso cela una pirandelliana maschera di dolore e di paura. L’ho capito quando prima di iniziare lo show autunnale, io e Cesare abbiamo parlato di canzoni: mi ha spiegato come sia stato felice di aver iniziato a scrivere con un’altra persona (Davide Petrella). Mi ha spiegato quanto sia stato utile aver ridotto gli spazi in cui intingere l’inchiostro da solo nella tua stanza; dove per arrivare alla gratificazione del successo radiofonico devi attraversare a piedi nudi i pezzi di vetro che si nascondono nella tua anima. E spesso devi avere anche un buon fegato per guardarla con sincerità.

Ecco perché quasi tutti, una volta nella vita, hanno pensato che l’amore non esiste. Vieni a vedere perché.

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Marco Fornaro
Ho 18 anni e ospiti della mia play-list sono perlopiù Bob Dylan, De Gregori, i Pink Floyd e tanti altri artisti che mi convincono di essere nato nell'anno sbagliato. Amante di (quasi) tutti i generi possibili, scrivo anche di sport. In due libri a trenta mani ho pubblicato Che Storia la Bari e La Bari siete voi, giusto per render chiara la passione per il biancorosso. Sogni nel cassetto: viver di romanzi e stappare una bottiglia di GreyGoose sui colli bolognesi con Cesare Cremonini.