Pupetta. Il rap è (anche) donna

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Malament
di Pupetta
Voto 7,5

Priscilla Sammartino, in arte Pupetta, debutta con il primo album ufficiale, Malament, uscito a fine luglio per la Label Quadraro Basement.

L’artista, nata e cresciuta in un quartiere di Salerno, racconta se stessa, la sua città e smantella il cliché del rapper di strada in modo molto potente e catartico.

Un paradosso dell’hip hop è quello di essere maschilista, sebbene in molte crew l’immagine della donna sia ampiamente rispettata. In Italia però l’immagine della rapper donna, forse per la cultura fortemente patriarcale insediata nelle radici della società, viene ancora troppo spesso considerata come un qualcosa di inferiore all’uomo; infatti si sente spesso dire “scena rap femminile” quasi fosse una sottocategoria del rap. Niente di più sbagliato, Pupetta lo conferma con questo album.

Questa parentesi per dire che Pupetta, in vero spirito hip hop, non solo fa sentire il proprio rap (a mio avviso di qualità), ma lo fa anche senza sbandierare la femminilità al servizio di un sistema patriarcale. Per dirla in altre parole: l’estetica a favore dello stile, del portamento è cosa buona, ma non a favore della libido per trovare scorciatoie agli occhi dei fan più che alle orecchie. Pupetta questa sottigliezza la conosce.

Altra considerazione da fare è la voglia di esprimere da subito se stessa nella vera essenza. In passato non si era capito, o forse non del tutto, che il rap completamente in dialetto fosse destinato solo alla nicchia. Recentemente Clementino, Rocco Hunt e altri hanno trovato un compromesso. Pupetta no, ma non è un difetto. Non pensate che il suo disco sia cantato tutto nel dialetto della sua terra, ma i singoli sì (che, di norma, dovrebbero essere commerciali, per il grande pubblico). Un messaggio potente quello contenuto in questo disco, ma anche, consapevolmente o no, nel modo di farlo conoscere. Fuori da ogni schema, da ogni logica di mercato. Un disco che comunica che anche chi sta in basso può riuscire a farsi sentire. E chi ci riesce ha anche, in qualche modo, il dovere di farlo per gli altri.

I beat, prodotti da Mista Bobo, ricordano delle tarantelle quasi rilassanti, ma hanno, allo stesso tempo, la capacità di fare da spinta necessaria alla potenza di un rap che non bussa alla porta, ma la sfonda. Anche i feat, specie, per gusto personale quello di Ivanò, sono di qualità. Pupetta dichiara che ogni collaborazione è sentita, “in famiglia”.

Unica nota stonata, e qui motivo il mio personale e opinabile 7 e mezzo, è la minore energia che si percepisce nelle parti rap non in dialetto. Non scarsa energia, ma minore. Ho percepito meno Pathos, nonostante capissi oggettivamente meglio e senza sforzo il testo cantato.

Tolta questa postilla è un prodotto di ottima qualità e mi auguro che Pupetta continui su questa strada perché nel rap italiano nuove figure come lei occorrono.14054792_10210014783796916_1294549711_n

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Tyrone Nigretti
Mi chiamo Tyrone, vivo a Milano ed ho 21 anni. Ho iniziato ad ascoltare il rap perché rispecchiava la mia persona: il rap dice le cose nello stesso modo con cui amo dirle io, in modo pungente ed efficace. Le prime recensioni le ho scritte con il desiderio di spiegare il rap e di dare un'interpretazione che desse peso e importanza ad ogni parola scritta nei testi. Questa passione si è intensificata a tal punto da desiderare di poter lavorare con il rap e per il rap. Grazie al rap, dal quale sono stato in qualche modo ispirato, ho scritto il mio primo libro: Fattore H, edito da Rizzoli.