Aba. Soul e funk per una voce italiana (intervista)

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Può un genere come il soul o il funk avere vita propria in Italia nel 2016? Aba (all’anagrafe Chiara Gallana), artista matura  e con le idee chiare, crede proprio di sì.

L’artista veneta, dopo le esperienze televisive di The Apprentice ed X Factor, 3 anni fa, è cresciuta molto e ha trovato ciò che sente essere la sua strada, ovvero il soul, il funk, la black music che lei ama da sempre e per la quale ha una naturale predisposizione.

In questa piacevole intervista, Aba ci racconta l’evoluzione come artista e come donna negli ultimi due anni, grazie a importanti collaborazioni (Mario Biondi, Elio e le Storie Tese, Giorgia, Luca Tommassini, Zibba) e a un percorso che l’ha portata al suo primo album solista, che uscirà entro pochi mesi, preceduto dal trascinante singolo Get me high.

Come è stato il tuo approccio alla musica?

Non ricordo il momento in cui ho detto “Voglio fare la cantante”, però ricordo benissimo che mia mamma per tenermi calma mi sedeva davanti la televisione e mi faceva vedere un dvd di Michael Jackson. Quindi diciamo che sono nata in una famiglia, sebbene non di musicisti o di cantanti, perchè nessuno dei miei parenti faceva questo di mestiere nè per passione, è stata sempre una famiglia musicale. Che la musica fosse importante l’ho capito dall’inizio, che volevo fare la cantante c’è voluto ancora qualche anno, direi intorno all’adolescenza.

Ci sono scelte professionali che non rifaresti?

No, nel senso che tutto quello che facciamo nella nostra vita ci porta ad essere le persone che siamo. Sembra una frase costruita però se non avessi fatto The Apprentice non avrei fatto X Factor e conseguentemente non avrei fatto la cantante di professione. Se non mi fossi laureata in Economia non avrei avuto, probabilmente, gli strumenti psicologici per reggere lo stress di X factor. Ogni piccola cosa ci forgia. Magari qualcosa l’avrei potuta fare meglio. Però negare totalmente un’esperienza no, direi di no.

Senti che il soul e il funk possano  essere i generi da portare avanti anche in futuro o hai il desiderio di sperimentare?

Bella domanda. Intanto i generi non hanno dei confini così netti. In generale, la musica afro americana è quella che mi smuove le viscere, quindi il soul, il funk, il blues, l’R&b… Mi piacerebbe esplorare tutto. Uscendo da questo filone, mi piacerebbe esplorare anche altre cose tipo il rock. Sono comunque tutte espressioni che provengono  da uno stesso nucleo. Quindi non le trovo cose tanto in contrasto ma un bel continuum.

Parlando delle collaborazioni che hai avuto negli ultimi due anni (Mario Biondi, Giorgia, Elio…), pensi che abbiano influenzato e stiano influenzando quello che stai facendo attualmente per il tuo nuovo disco?

Beh, diciamo che aver fatto una chiacchierata con Nek soprattutto mi ha influenzata perchè alla fine è stato Nek a scegliere questo primo singolo che ho fatto uscire ( “Get me high”- ndr). Poi chiaramente, come ti dicevo prima, tutto ti influenza, tutto ti plasma e ti forma. Anche la vicinanza di Giorgia e i suoi consigli mi danno forza. A livello artistico sono abbastanza indipendente, a livello spirituale i consigli di queste persone fanno sicuramente molto bene.

A proposito di Nek, che ti ha consigliato Get me high per il lancio del disco, proprio lui ha affermato che ti vede molto a tuo agio in quel pezzo, che sia molto tuo. Cosa dobbiamo aspettarci dall’album?

Come hai anticipato tu, una commistione di generi che varia, in un filone unico, ma che magari c’entrano poco con Get me high, altre che invece sono molto coerenti. Però, diciamo che ho preferito fare un album che mi rappresentasse nel momento in cui l’ho scritto e interpretato, piuttosto che dire “ok la nicchia di mercato o il genere preciso è quello devo fare tutto uguale”. Non avendo utilizzato alcuna strategia, ma avendo fatto solo cose che mi piacevano, ci sono anche cose un pò outsider rispetto a quello che potrebbe immaginarsi qualcuno tirando una linea su Get me high.

Get me high è scritto in inglese. Come mai la scelta di questa lingua?

Non è stata tanto una scelta ma anche qui una cosa naturale. Mi viene anche più naturale cantare in inglese, mi trovo proprio meglio non solo “fisicamente”, cioè ad articolare le parole inglesi, perchè sono più musicali. I testi sono molto più facili, sempre da un punto di vista musicale e non semantico. Nella scrittura in inglese sono facilitata perchè chiaramente le parole tronche in questo genere sono molto più adatte e poi forse perchè ho sempre cantato e ascoltato musica estera. Un cosa che è fluita, semplicemente.

Lavori da sola ai testi dell’album o hai qualche collaborazione?

Si, nell’album ho lavorato con Carlo Debei, chitarrista di Mango. Get me high è interamente sua in realtà, le altre canzoni le abbiamo scritte insieme. Io mi occupo soprattutto della parte testuale e poi chiaramente metto bocca un pò su tutto, però ecco diciamo che la parte dei testi è quella che mi rappresenta maggiormente.

C’è qualcosa che ti preme in particolare di comunicare attraverso i tuoi testi?

Descrivo me stessa e i miei pensieri. Nell’album parlo del mio percorso come donna in crescita, del mio rapporto con il modo del lavoro, della musica, dello spettacolo. La maturazione di una donna in un mondo che la donna indipendente deve ancora accettarla.

Hai accennato alla tua esperienza ad X Factor. Ti è capitato, in quel periodo di permanenza nel talent, di avere momenti di difficoltà, in cui non ti sentivi a tuo agio e di mascherarlo sul palco?

In generale, è stata un’esperienza bellissima potrei dire al 99%. Quell’1% di cose che comunque mi sono fatta andare bene poteva essere legato comunque al fatto che comunque essendo in un programma televisivo ci sono delle regole che non sono necessariamente regole musicali.. Per cui, ritmi o richieste televisive, magari mentre stai facendo le prove ti rapiscono per un’intervista o cose del genere. Sono piccole cose. Poi magari, ecco,  la scelta del singolo finale non mi ha rappresentato così tanto. Adesso che finalmente riesco a pubblicare delle cose che mi rappresentano mi sento un pò meglio.

Una piccola parentesi per proseguire nel futuro.

Si, certamente. Questi strumenti o li odi o li “sfrutti”. Di sicuro non puoi amarli, nel senso che non credo ci sia qualcuno che come sogno maggiore della propria vita ha quello di entrare a X Factor. X Factori è un punto di passaggio nel sogno di una persona di diventare cantante, o musicista di professione, o di viversi una vacanza musicale. Per cui, è assolutamente uno strumento che mi ha portato a fare quello che volevo nella vita. Ho amato la singola esperienza ma non è quello il punto di arrivo.

Come vedi, da cantante, la musica italiana?Cosa ne pensi, cosa ti piace e come ti collochi al suo interno?

C’è una parte di cantautorato che mi piace come Niccolò Fabi. C’è una parte diciamo “big” che mi piace molto e che mi ha fatto molto strano rivedere contemporaneamente sul palco di X factor tutti insieme nella mia edizione. Infatti, sono stata particolarmente fortunata. Dico sempre che la mia triade italiana preferita è Giorgia, Elisa e Tiziano Ferro. E poi c’è tutta una serie di cose indipendenti che ascolto e che stimo, come Serena Brancale, che ha fatto Sanremo Giovani. Insomma, ascolto parecchio, mi piacciono un pò di più le cose affini al mio genere. Io non mi sono data una collocazione, come ti dicevo prima non c’è una strategia, c’è semplicemente la voglia di fare musica. Quindi vediamo se il pubblico riuscirà a darmi una collocazione oppure, cosa che preferisco, speriamo che ascolti senza etichettare.

Cosa ti piacerebbe realizzare nell’immediato? (a parte il disco)

Il disco è praticamente completo, mi piacerebbe fare dei concerti con la band in maniera che io riesca a sfogarmi perchè il live è la mia dimensione. Poi non saprei, a me basta vivere di musica, quindi che sia sul palco o dietro al palco ad organizzare concerti, a me basta gravitare intorno alla musica e spero che questo continui per tutta la vita.

Qualcuno che senti di dover ringraziare in modo particolare?

Decisamente, i miei genitori, che nonostante preferissero che il mio percorso canonico di studi si concludesse, in realtà  mi hanno sempre lasciato libera e mi hanno sempre molto supportato. Sono stata molto fortunata ad avere dei genitori così. E credo che arrivare qui dopo un’ esperienza del genere con la testa ancora sana e non troppo “frullata” della televisione sia merito loro. Anche i social non facilitano di sicuro la tranquillità d’animo. Saper gestire la pressione psicologica è fondamentale.

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Claudia Assanti
Nata in Calabria, classe '86. Un diploma di Liceo Scientifico che però mi ha portato ad una laurea in Lingue e Letterature straniere. La musica e la letteratura sono sempre state la colonna portante della mia vita in ogni loro sfumatura. Sognatrice ostinata ma realista al punto giusto.