Fabio Poli, nuovo record: “Primo in classifica da 58 settimane”

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Nuovo record per Fabio Poli: “Primo in classifica da 58 settimane” il suo nuovo album, che segue di due anni il precedente “Capolavoro assoluto”, esce il 26 agosto sempre in bilico fra il rock schitarrato e la canzone d’autore romantica. Il musicista cantante di Cazzago, piccola Liverpool veneziana sulla riviera del Brenta, torna a esordire con nove canzoni fra ironia, paradosso, rapporti con le donne un po’ sfigati, e fotografie di provincia e dalla provincia, dove si guarda con mestizia al “cantautore di sinistra con la Porsche” che magari bacchetta il prossimo dal pulpito poi nasconde in Svizzera i cachet in nero, o l’eroe del bar, che non ha avuto grande fortuna nella vita ma “ha battuto Elisa al karaoke” tanti anni fa e questo nessuno glielo potrà mai togliere. Dico “nuovo esordio” perché di questi tempi in cui i dischi non si vendono, la musica si ascolta distrattamente, il nuovo è considerato un pericolo per l’audience e ai concerti ti pagano in birra o meno delle spese, ci vuole un bel coraggio per proporre qualcosa di nuovo e tornare sul mercato con un disco. E’ ogni volta come un nuovo esordio, mettendo insieme con sapienza e ottimizzazione delle scarse risorse il meglio possibile e quanto di più vario, sperando che l’universo se ne accorga e faccia luce.

“Primo in classifica da 58 settimane” ironizza su tutto questo, sul mondo del rock indipendente, delle icone del cantautorato impegnato, sulla discografia improvvisata e le classifiche dove ormai basta vendere quattro dischi agli amici per conquistare il primo posto. “L’alba è un valzer lento” è una struggente canzone d’amore su un divorzio, “Sono un cantautore di sinistra con la Porsche”, scritta col provocatorio Herman Medrano, gioca sulle ipocrisie di certo mondo fatto di critici saccenti, cantanti alternativi noiosi, arrangiatori per diletto, autori casuali e confusione ideologica tanto basta stupire che la gente ci casca. “Io e Chiara” –  con un video divertente – è il secondo singolo, canzone pop ritmata e paradossale su un rapporto impossibile fra due persone opposte che non riescono mai a trovarsi nello stesso luogo e ad amare le stesse cose. “Primo in classifica” è un finto notiziario tv che parte da Gigi D’Alessio e relega tra le notizie futili il crollo delle banche e delle borse, e precede l’hard rock di “Più primo del primo” sulla musica da hit parade che si vende come fustini di detersivo e un autore che per aver dato un pezzo a Emma e l’altro a Moreno si sente in paradiso. “Quella volta che Graziano batte Elisa al karaoke” è un piccolo capolavoro di storia di provincia e racconta di Graziano, sosia di Freddie Mercury, eroe del paese per aver battuto un giorno Elisa al karaoke, scontrandosi con lei quindicenne allo show di Fiorello ed uscendone clamorosamente vincitore. Elisa poi collezionò successi e lui rimase al palo, ma quel giubbotto in premio “Elisa ha dischi d’oro riempie pure San Siro, ma quel giubbotto, non ce l’ha!”.

“Niente canzoni d’amore”, primo singolo, è una canzone d’amore o forse no, perché le storie hanno sempre più punti di vista e vanno dove vanno. E’ il destino anche di “Non piove più” ed “Un anno dopo (…in giro per Berlino)” dove malinconia, rimpianto, affetto, ricordi si incrociano al solito modo con quel cantare rock con il cuore in mano un po’ strizzato che rimanda alla generazione che ha mandato giù a memoria Vasco Rossi. E non è un caso se dopo aver parlato prima dell’alba e poi di Chiara e citato Albachiara alla fine il disco si chiude con la partecipazione al flicorno del blaschiano Frank Nemola, vecchio amico protagonista di aneddoti irraccontabili.

“Volevo ironizzare sulla mitomania che sta contagiando l’uomo medio moderno. Hai presente quei discorsi da bar per cui se hai una donna, racconti agli amici che ne hai tre e se guadagni 1000 euro al mese diventano 10mila! Per cui mi sono immaginato un sedicente artista che si crea una copertina raffazzonata nella sua cameretta e si autoproclama “primo in classifica”. Vedrai gente che ci crede”, spiega Fabio che poi racconta che già qualcuno gli ha chiesto se era vero, anche se il disco non era ancora uscito.

“Sono un cantautore di sinistra con la Porsche”, chiarisce poi, “è un’istantanea sull’attuale panorama musicale che definirei post atomico. La scomparsa del professionismo a favore di un universo di blogger, che si atteggiano a nuovi guru della critica e, con quel fare ieratico da dodicenni, danno solennità al loro “non mi piace” su YouTube, un esercito di sedicenti artisti con produzioni risibili da cameretta che si sentono vittime di chissà quali ingiustizie, qualche vecchio cantautore di sinistra miliardario che si è edificato una carriera sull’ideologia “ad personam” secondo la quale il comunismo consentirebbe a tutti di pasteggiare a Champagne e i nuovi fenomeni rapper de noantri, ben interpretati dall’amico Herman Medrano, che si autodenunciano maldestramente in improbabili featuring. Spero che si incazzino tutti”.

Fusione e confusione di stili, il nuovo album di Poli mescola pop, rock, bossanova, rap, country e citazioni da Chuck Berry in maniera coerentemente disorientata, e, con l’eccezione di un paio di brani dove l’effetto “vecchio stile” fa quasi sparire la voce dietro agli strumenti come al tempo del rock analogico, suona bene, molto bene, alla faccia di chi spende tempo e denaro per produrre cose tutte inutilmente uguali.

Giò Alajmo

25 agosto 2016

 

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Giò Alajmo
Giò Alajmo ha la stessa età del rock'n'roll. Per 40 anni (1975/2015) è stato il giornalista musicale del principale quotidiano del Nordest, oltre a collaborare saltuariamente con Radio Rai, Ciao 2001, radio private e riviste di settore. Musicalmente onnivoro, è stato tra gli ideatori del Premio della Critica al Festival di Sanremo e ha scritto libri, piccole opere teatrali, e qualche migliaio di interviste e recensioni di dischi e concerti.