Honor 8. Dalla Cina con furore.

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Nato da una costola di Huawei, il marchio Honor lancia Honor 8 uno smartphone con prestazioni da top di gamma, design di grande appeal e prezzo davvero vantaggioso: 399 euro per la versione da 32GB e 449 per quella da 64GB . Altro che “sottomarca”: con il nuovissimo modello, Honor finisce col fare concorrenza alla stessa casa madre. Basta pensare che al momento del lancio cinese, che ha anticipato di quattro giorni quello globale, sono state vendute 280 mila unità in sole 4 ore. Honor 8 ha uno schermo NTCS da 5,2 pollici Full HD e una scocca sottile e smussata sia ai bordi che negli angoli. Disponibile in quattro colorazioni (Sapphire Blue, Pearl White, Sunrise Gold e Midnight Black) la scocca ha il retro in vetro riflettente composto da 15 strati. All’interno trova posto il sistema operativo Android 6.0 Marshmallow con interfaccia EMUI 4.1, mosso dal processore Kirin 950 con 4 GB di RAM e, a scelta, 64 o 32 GB di ROM (espandibili tramite micSD). Honor 8 integra anche un secondo processore, per gestire il riconoscimento vocale, il contapassi e la riproduzione audio. La batteria da 3000 mAh si ricarica velocemente in 10 minuti. Connettività: 4G LTE dual SIM con smart switching, Wi-Fi+ 3.0 (anch’esso con dual antenna switching) e Roaming+, NFC. Da notare anche la funzione telecomando, configurabile con ben 232.740 device di varie marche. Sul retro, ci sono due obiettivi da 12 megapixel ciascuno e il sensore di impronte digitali (con la nuova tecnologia 3D che riconosce la profondità dei solchi cutanei delle impronte). La fotocamere frontale è da 8 megapixel e permdette di scattare selfie nitidi anche di notte e senza l’uso del flash. Non da meno.

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Walter De Pace
Sono nato a Milano. Negli anni 80, laureato in filosofia, ho iniziato come copywriter all’Ufficio Pubblicità  di Rizzoli Libri.  Negli anni 90 ho collaborato con l’Europeo  - novità tecnologiche - e successivamente con Brava Casa, Anna, Milleidee e Max. All’inizio del nuovo secolo, addetto stampa alla start up che ha creato RCS WEB, ho continuato  a scrivere su Max,  con contributi al mitico spin off tecnologico Max 2.0 ora da collezionisti. Collaborazione proseguita in Gazzetta dello Sport.it.  Dal 2009 al 2012 ho scritto anche sul  mensile filosofico scientifico KOS. Il mio avatar l’ha  scelto mia figlia Irene, con la quale condivido l’idolatria per Bob Dylan, ma che non sopporta la mia passione per le opere di Mozart.