Arriva Willie Nile, il rocker “culto” osannato dalle star

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Willie Nile e Bruce Springsteen la scorsa settimana nel New Jersey. Foto di Cristina Arrigoni

Alla fine, in un modo o nell’altro, possiamo definirci fortunati. Perché la certezza di poter riavere Willie Nile in Italia per una serie di concerti, questa volta acustici e riservati a pochi intimi, è il classico regalo che il “Dio della musica” si ricorda di fare ogni tanto anche ai poveri appassionati svincolati da idolatrie e fallaci classifiche.

Foto di Cristina Arrigoni
Foto di Cristina Arrigoni

Chissà, infatti, dove sarebbe oggi il piccolo-grande Willie se tra il 1981 e il 1991 non fosse stato costretto a uno stop addirittura decennale a causa di problemi legali con la casa discografica? E chissà, se allora fosse andata diversamente, come e a quali condizioni (costi enormi, disagi logistici, affollamenti, pubblico presenzialista da stadio…) saremmo costretti a seguirlo oggidì quando, più che mai, continua a essere uno degli artisti a livello mondiale più stimati, adorati e invidiati dalle grandi star del r’n’r mondiale: da Pete Townshend che non si è dimenticato di quel folletto che lui stesso aveva voluto per aprire le date americane degli Who nei primi anni Ottanta, fino all’amicone Bruce Springsteen che lo convoca spesso e volentieri in veste di “special guest”, quando si esibisce a casa sua tra MSG e East Rutherford; da Ringo Starr, Elvis Costello e Ian Hunter, fino a Tori Amos e Lucinda Williams, oltre a tutti i big della combriccola newyorkese post CBGB’s? E chissà, ancora, quale genere di meritata considerazione, anche agli occhi dei critici più ottusi e dediti a “girare” semplicemente i comunicati stampa delle grande case discografiche, potrebbe ottenere questo eroe con la chitarra di Buffalo se, giustamente, troppo spesso non venissero collocate le sue straordinarie qualità umane fatte di generosità, impegno sociale, profondo senso della collaborazione e genuina comunicatività quasi allo stesso livello di quelle prettamente compositive, interpretative e strumentali.

Ciò predetto, Willie Nile è pronto per ripassare attraverso la penisola dove uno zoccolo duro di ostinati e irriducibili estimatori continua a seguirlo in barba a tendenze e aridità promozionale: sia coloro che per questioni anagrafiche ricordano ancora il suo esordio eponimo del 1981 e il bis dell’anno successivo (Golden down, tra gli ospiti anche Paul Shaffer) che avevano fatto gridare al miracolo la critica specializzata statunitense, sempre impegnata in quella caccia al “nuovo Dylan” che avrebbe mietuto decine di vittime incolpevoli (Dave Okamoto lo aveva definito, non a caso, “uno dei più eccitanti album folk-rock dell’era post-Byrds”), sia coloro che ricordano con piacere il “grande ritorno” del 1991 con Places I have never been (rinforzato dal contributo di ospiti eccellenti quali Richard Thompson, Loudon Wainwright III, Roger McGuinn ed elementi degli Hooters), seguito dall’esaltante Ep Hard times in America che, una volta per tutte, lo fece diventare un beniamino del pubblico europeo. Quindi il progressivo rientro nel mondo del “rock che conta”, fatto di estenuanti “never ending tour” e di un’ispirazione che ha portato l’ormai 68enne Robert Anthony Noonan (Willie Nile è solo il nome d’arte) a raggiungere quota dieci album in studio, più cinque live al fulmicotone che ben rappresentano la carica di energia pura e priva di mezzucci che Nile scaraventa, sera dopo sera, su ogni palco e con la stessa seria professionalità davanti a qualsiasi genere di pubblico. Se andrete a confrontarvi con approfondimenti da rivista specializzata, scoprirete persino che pochissimi artisti al mondo possono competere con il livello di ispirazione musicale, attualità dei testi e partecipazione solidale contenuto nei sei lavori pubblicati dal 2006 al 2016: Streets of New York, House of a thousand guitars, The innocent ones, American ride, il coraggioso  If I was a river (quasi solo voce e piano, lo stesso Steinway che Willie stava suonando la notte in cui venne ucciso John Lennon…) e il fiammante World war Willie che va promuovendo proprio in queste settimane. Il tutto assicura una “scaletta aperta” e imprevedibile, senza dimenticare gli indimenticabili fiori all’occhiello come Vagabond moon (coverizzata in Italia dai grandi Rocking Chairs nel 1990 nell’album No sad goodbyes con lo stesso Willie in veste di ospite), It’s all over, la ballata Across the river, She’s so cold o la più recente One guitar, diventata ormai quasi un “inno da bis” per due generazioni di frontmen non solo tricolori.

Mercoledì sera una privatissima “data zero” a Monfalcone in provincia di Gorizia, riservata a qualche decina di fortunati amici per raggiungere i quali Willie ha rinunciato all’unico giorno di riposo del suo tour europeo, sobbarcandosi invece una trasferta di svariate centinaia di chilometri. Poi le “uscite ufficiali”: giovedì al teatro Nuovo di Treviglio, venerdì a Grosseto (house concert), sabato all’Icario Winery di Montepulciano e domenica a Il Giardino di Lugagnano.

Al suo fianco, rimasti in patria i fidati musicisti che lo accompagnano da lustri con il bassista-acrobata-tombeur de femmes Johnny Pisano a fargli da alter ego, sarà possibile godere della chitarra del bluesman lombardo Marco Limido: ex Model T – Boogie, poi Blues Shakers, al fianco di Arthur Miles e James Thompson, già con i Nite Life di Cooper Terry, quindi virtuoso per Aida Cooper, Gene Taylor e James Harman. Infine, leader dei Family Style insieme al fratello Franco per quattro album che hanno anticipato l’attuale progetto Marco Limido 100% Blue’S, trio strumentale che nel 2015 ha regalato l’album Rebirth.

Al loro fianco, pronto per immortalare da par suo gli eventi, l’obiettivo estroso e intrigante di Cristina Arrigoni che, autentica maestra (non solo) del bianco e nero, di anno in anno sta accrescendo sempre più il suo prestigio di fotografa internazionale, capace di regalare nuova vita e nuovi significati ai concerti di tanti e tanti artisti. E proprio all’Icario Winery di Montepulciano il 3 settembre sarà inaugurata la sua mostra “Cristina Arrigoni american ride” che esporrà per un mese tele di grandi dimensioni (fino a 2 metri e mezzo…) con immagini esclusive di Springsteen, Nile stesso, Jackson Browne, BB King, John Mayall, Billy Idol, Johnny Winter, Bono Vox e tanti altri, seguiti in tour come ospite speciale. Un’intera parete, inoltre, conterrà suggestive immagini delle mani di grandi musicisti, “interpretate” da par suo dalla talentuosa fotografa lombarda.

Ritornando a Willie Nile, dal 2013 “Legacy Ambassador” della Buddy Holly Educational Foundation di Leeds e da lustri una delle generose anime del Light of Day Benefit, il suo impegno solidale era già emerso nei giorni scorsi quando aveva messo a disposizione il suo ormai classico One guitar (interpretato da un delizioso coro di bimbi varesini della scuola elementare “Alessandro Volta” di Ternate, diretti da Alessandro Gusmini: la Amazing Children Band!), quale tramite per inoltrare donazioni alla raccolta di fondi per i terremotati italiani organizzata dalla Croce Rossa Italiana (https://www.facebook.com/willie.nile/videos/1119990744714357/?pnref=story).

World war Willie appunto. Vogliate gradire!

Cristina Arrigoni con Bruce Springsteen nel backstahe di East Rutherford
Cristina Arrigoni con Bruce Springsteen nel backstahe di East Rutherford
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Daniele Benvenuti
Daniele Benvenuti, triestino, classe 1968. Laureato in Scienze politiche, è giornalista professionista con ormai cinque lustri abbondanti di attività sulle spalle tra carta stampata, video e radio. Studioso di “popular music”, nonché autore di una monumentale tesi in Sociologia delle comunicazioni di massa (Sociologia della musica: Il rock e la comunicazione tra fan), tra le sue produzioni editoriali predilige biografie e monografie come quelle già dedicate a Bruce Springsteen (quasi tremila gli iscritti allo specifico gruppo Facebook 'All the way home') o ad atleti di prestigio. Già responsabile di uffici stampa nelle massime categorie sportive nazionali, attivo nel mondo del volontariato, è specializzato anche nella promozione di rassegne musicali ed eventi sportivi. È vicepresidente vicario dell’USSI FVG. Una casa letteralmente invasa da migliaia di vecchi vinili, musicassette, cd, stampe, locandine, foto e libri specializzati (tutto classificato con maniacale precisione…). Le sue opinioni costituiscono il sunto di quasi trent’anni di ascolto critico, archiviazione metodica, viaggi sgangherati e una caccia spasmodica alla “scaletta perfetta”.