Springsteen e la “MetLife Madness”: triplete coi botti (e cd box live)

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Tre date memorabili, tra le migliori non soltanto di questo tour ma diciamo almeno degli ultimi 15 anni. Anche se il concerto migliore di Bruce è sempre il prossimo, quello che deve ancora fare. Eppure lo ha detto dal palco lui stesso martedi scorso: “Vogliamo ringraziarvi per il supporto che ci avete sempre dato nel corso degli anni, questi sono stati 3 dei concerti più piacevoli che abbiamo fatto qui a Meadowlands“. Già, Meadowlands è il nome dell’intero complesso che ospita il Metlife, costruito accanto al vecchio stadio, quello dei Giants, buttato giù nel 2009 e “raccontato” da Bruce in “Wrecking Ball”.

Tre date memorabili, dunque, preparate da Springsteen come un’unica grande festa per salutare la fine dell’estate e l’inizio di una nuova stagione che si preannuncia ricca di novità e impegni. A cominciare dall’uscita della sua autobiografia, “Born To Run”, che avverrà in contemporanea mondiale il 27 settembre 2016 (in Italia sarà pubblicata da Mondadori), per passare – molto probabilmente – alla pubblicazione del nuovo album di inediti di cui ha parlato Jon Landau alla stampa americana e di cui vi abbiamo già riferito su queste colonne. C’è anche chi ha già parlato di nuove date dal vivo all’inizio del nuovo anno. Ne parlano in Australia, ne parla l’organizzatore che ha già portato Bruce a suonare laggiù. Nel frattempo però, è notizia appena pubblicata sul sito ufficiale del Boss, i tre concerti di East Rutherford verranno riuniti e pubblicati in un unico box a prezzo speciale ad ulteriore conferma della magia delle tre serate Nujerseyane: 12 ore di musica destinate a diventare – come scrive lo staff del Boss sul sito – i concerti più famosi e classici dell’intero River Tour.I 3 cd, la cosiddetta Metlife Madness, al momento in fase di mixaggio, possono già essere ordinati su live.brucespringsteen.net ma non saranno spediti prima del 1° ottobre. La speranza dello staff è quello di metterli singolarmente in vendita già da lunedi 12 settembre, ovvero tra la data di Pittsburgh (domenica 11) e il gran finale del tour a Foxborough (il 14).

Tornando alla sostanza dei tre concerti al Metlife Stadium, non voglio citare numeri, né  durate record, per quello ci sono colleghi molto più bravi di me. Voglio parlare invece dell’atmosfera, delle emozioni, del feeling, dell’energia sprigionata nei  tre concerti di East Rutherford che li hanno resi decisamente speciali. Sì perché se l’anima di Bruce è a New York, il cuore appartiene senza alcun dubbio al New Jersey, il Garden State, lo stato un po’ cafoncello che guarda Manhattan dall’altra parte del fiume con un misto di ammirazione che tende a sconfinare nell’idolatria e una punta di invidia per non essere quel mondo luccicante e colorato, lo Stato piccolo quanto la nostra Toscana che ogni giorno vede migliaia dei suoi figli fare avanti e indietro sull’Holland Tunnel, il Washington Bridge e il Lincoln Tunnel. Bruce ama a dismisura New York ma non può fare a meno del suo Jersey side e i tre concerti di East Rutherford – che si raggiunge da New York con il treno dalla Penn Station o con l’autobus da Port Authority- hanno dato l’impressione del ritorno a casa dopo un lungo viaggio, dopo aver tanto girato per gli Stati Uniti e per l’Europa. A confermarlo le presenze nel corso delle tre date (23, 25 e 30 agosto) di tutta la sua famiglia, a cominciare da mamma Adele, ripresa mentre cantava “My City Of Ruins” (scritta per la sua hometown di adozione Asbury Park ma per l’occasione dedicata agli amici italiani vittime del terremoto) accanto alla figlia Ginny (la sorella meno nota di Bruce), per passare a Jessica, la figlia cavallerizza, che si è fatta prestare gli stivali dalla madre per seguire il primo concerto, fino ad arrivare a Evan, il primogenito, musicista anche lui, il più riservato e defilato dei 3 figli, a cui Springsteen ha dedicato durante la terza serata “Living Proof”. Scritta in occasione della sua nascita (era il 25 luglio del 1990), “Living Proof” continua ad essere a mio parere una delle più belle canzoni d’amore che Bruce abbia mai scritto per Patti ed è una rarità nei live. Poche volte l’ha fatta dal vivo nel corso degli anni, forse propro perché racconta una parte così privata e importante di sé, un momento difficile superato con l’aiuto della donna che ama e che lo ha reso un uomo più solido, più felice e più sereno. Riascoltate il testo e capirete perché – prima ancora di scriverla per Evan James – questa canzone è un’ immensa e infinita dichiarazione d’amore a Patti. Quella stessa Patti, Jersey Girl per eccellenza, a cui ha fatto riferimento anche durante un’altra chicca eseguita il 30 agosto, “Pretty Flamingo”, un brano del 1966 portato al successo da Manfred Mann che Bruce suonava già negli anni ’70 e che racconta la storia di una ragazza che tutti i giorni passa per la stessa strada, illuminando con la sua bellezza e con la sua grazia tutto il quartiere. Passa ogni giorno alla stessa ora ma per il protagonista della canzone, che aspetta nello stesso posto tutti i giorni, è assolutamente irraggiungibile. Bruce introducendo il brano martedi scorso, ha raccontato di quando anche lui da giovane rimaneva seduto al tavolo vicino alla vetrina di un bar ad aspettare che passasse una ragazza, dal lunedi al venerdi tutti i giorni, senza aver mai ricevuto nemmeno uno sguardo da lei. Eppure non ha mai desistito e al tempo stesso ha sempre rispettato la scelta di quella fanciulla. Ecco, sulla parola rispetto, così fondamentale e così dimenticata ormai, Springsteen ha costruito un altro di quei siparietti che servono a fare spettacolo ma che  fanno capire anche la grandezza del personaggio, e soprattutto dell’uomo. Guardate fino in fondo il video qui sotto (preso da Youtube.com) e capirete perché.

E poi quei fuochi d’artificio a fine concerto, sulle note di quella “Jersey Girl” scritta tanti anni fa da Tom Waits, ripresa e fatta propria da Bruce e dedicata non soltanto alla splendida Jersey Girl che è al suo fianco da più di trent’anni, ma anche a tutte quelle ragazze, di tutte le età, che hanno riempito gli spalti del Metlife e il cuore di Bruce. Quei fuochi, simbolo dell’estate, delle feste sulla spiaggia, delle celebrazioni importanti, a suggellare l’ennesimo trionfo, il ritorno a casa dell’anti-eroe che con la sua musica e la sua voglia di esserci, sempre, al 100%, con tutto se stesso, non solo ha conquistato il mondo ma a quello stesso mondo lì ha raccontato meglio di chiunque altro l’America contemporanea, quella popolare, quella spaventata e delusa ma ancora orgogliosa di sé, quell’America che tra poco si ritroverà a scegliere da che parte andare, quell’America spesso sconfitta negli ultimi anni ma che non si dà mai per vinta, quell’America che continua – nonostante tutto – a farci sognare e sperare. Sarà questa la potenza del rock’n’roll, è questa la forza di Bruce Springsteen, uno che non si risparmia mai, che non ti delude mai, e lo sa. Sarà per questo, forse, che non vuole più scendere dal palco e che ogni suo concerto ormai è sempre più lungo del precedente?

 

La foto in evidenza è stata pubblicata su Facebook

 

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Patrizia De Rossi
Patrizia De Rossi è nata a Roma dove vive e lavora come giornalista, autrice e conduttrice di programmi radiofonici. Laureata in Letteratura Nord-Americana con la tesi La Poesia di Bruce Springsteen, nel 2014 ha pubblicato Bruce Springsteen e le donne. She’s the one (Imprimatur Editore), un libro sulle figure femminili nelle canzoni del Boss. Ha lavorato a Rai Stereo Notte, Radio M100, Radio Città Futura, Enel Radio. Tra i libri pubblicati due su Luciano Ligabue: Certe notti sogno Elvis (Giorgio Lucas Editore, 1995) e Quante cose che non sai di me – Le 7 anime di Ligabue (Arcana, 2011). Uno (insieme a Ermanno Labianca) su Ben Harper, Arriverà una luce (Nuovi Equilibri, 2005) e uno su Gianna Nannini, Fiore di Ninfea (Arcana). Il suo ultimo libro, scritto con Mauro Alvisi, s'intitola "Autostop Generation" (Ultra Edizioni). Dal 2006 è direttore responsabile di Hitmania Magazine, periodico di musica spettacolo e culture giovanili.