Venezia 73. Si aprono le danze.

La La Land e i danzerini, guardiani di fari, belle famiglie e mucciniani in America

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La La Land
La La Land

La La Land di Damien Chazelle ha aperto sgambettando il Concorso. “La” sta Los Angeles, La La Land sta per per luogo incantato, diciamo “Los Angeles messa in musica(l)” a partire dalla coda automobilistica del mattino (pre titoli di testa: notevole!). È una storia in musical contemporanea che usa più riferimenti: il Cinemascope, i colori pastello degli interni ton sur ton delle favole musicali degli anni Cinquanta, le danze, le musiche anche moderne, il gusto del passato in confronto a certo sciattume contemporaneo, i soliti ingredienti: lei aspirante attrice (ma cameriera) inciampa in lui che vuole riportare il jazz all’età dell’oro (ma deve barcamenarsi tra qualche musica commerciale di troppo): inseguono il loro sogno, si detestano, si accostano, si accorgono, si amano, si amano fino a farsi male, si lasciano, si riprendono, forse, nel reale, nel sogno, nel sogno lungo un giorno (citazione di Coppola) o in un sogno lungo un anno. Spesso sono buffi anche nel dolore. La La Land è classico e contemporaneo (è Chazelle, quello del vecchio e nuovissimo Whiplash) ha il meglio e il peggio dei due stili, ha un coraggio da bestia, anche nel mettere due attori carini che fanno del loro meglio per non sembrare due citazioni di mille citazioni, che cantano e ballano con dignità ma non sono due specialisti come lo erano quelli dei musical immortali, però il coraggio di tutti è nel proporre una storia che cresce, esplode, rallenta, a volte ripiega (persino in qualche momento annoia, ma ci sta…), talvolta è ovvia, talvolta sorprende, ed è (come Whiplash) déjà-vu e nuova, soprattutto romantica, con un’idea del finto (del teatrale da studios) di grande tenerezza. In fondo, al cinema, ci innamoriamo di mondi di cartapesta…

Michael Fassbender stars as Tom Sherbourne and Alicia Vikander as his wife Isabel in DreamWorks Pictures poignant drama THE LIGHT BETWEEN OCEANS, written and directed by Derek Cianfrance based on the acclaimed novel by M.L. Stedman.
The Light Between Oceans

The Light Between Oceans di Derek Cianfrance è in concorso.
Fassbender torna da quattro anni di trincee sul Fronte Occidentale della Grande Guerra e non ne vuole più sapere di umanità: sceglie di essere guardiano di faro. Il Destino vuole che in capo al mondo ci sia Alicia Vikander che non aspetta altro che di innamorarsi e sposare un guardiano di faro. Lui , lei, il faro e la natura selvaggia. Cioè tempeste e aborti spontanei. Alicia è ai bordi della follia. Così quando il destino fa trovare su un barchino alla deriva un uomo morto e una neonata viva, lei convince Fassbender a nascondere il cadavere e a tenersi la figlia della provvdenza. Che qualche anno dopo risulterà avere una mamma e una storia. Derek Cianfrance ama il melodramma e il libro di M. L. Stedman. Le immagini sontuose non impediscono di predire come andrà a finire.

estate addosso
L’estate addosso

L’estate addosso di Muccino (cinema del Giardino) è praticamente un film educativo: racconta di un neo-maturato romano che riesce a trovare il modo di andare negli Usa ospite di due amici di un amico e si ritrova come compagna di viaggio la più conservatrice, antipatica e saccente della classe: strada facendo scopre che lei tutto sommato gli piace. I loro ospiti sono gay e lei li trova perversi, ma scopre che strada facendo uno dei due le piace (quello che si credeva etero e strada facendo si era scoperto gay). Anche all’altro ragazzo gay strada facendo piace il maturato romano. Insomma, strada facendo la gente si piace e si scopre: mai fermarsi alle prime impressioni (che poi sono prevenzioni e paure). Anche noi strada facendo abbiamo scoperto che Muccino in fondo ha un cuore anche se sembra sempre un po’ l’antipatico della classe. Ci sta dicendo perché strada facendo ha scelto l’America?

Quit Starng at my Plate
Quit Starng at my Plate

Quit Staring at my Plate della croata Hana Juric (sezione Orizzonti) racconta della famiglia Petrovic. In una casa francamente brutta, brutta gente in panza e canotta, tv sempre accesa sul calcio, mamma invecchiata scazzata, padre padrone ottuso, fratello adulto bambino, vicini malelingue. Ictus del papà e la povera Marjana si ritrova ad aggiungere al triste lavoro di tecnica di analisi ospedaliere, il cinismo egoista della madre, il fratello peso morto, il padre che si sporca da accudire come badante. Normale che incontri sconosciuti e si lasci fare da tre alla volta come una cagna randagia e intanto sogni di scappare. Da cosa? Avete qualcosa di peggio da pensare? Succederà. La regista e la sceneggiatrice sono decisamente dure, ma loro dicono di ispirarsi a Rabelais e di voler sfiorare il cartoon. Ma il film sembra antico. Dire “Brutti sporchi e cattivi di Scola senza ironia” non è ironico…

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori