Venezia 73. Linguaggi wendersiani, marziani, anarchici

Wenders con Handke, Villeneuve parla alieno e il bestseller più infelice del mondo

28
0
Schermata 2016-09-02 alle 13.38.35
Les Beaux Jours d’Aranjuez

Un uomo e una donna nel verde sereno di un giardino in villa parlano di esperienze sessuali, sensuali, sentimentali. Come? Con le parole classiche e sempre inattese di Peter Handke, che cita un aneddoto a proposito dei “Bei giorni di Aranjuez”, Les Beaux Jours de Aranjuez (in Concorso), dove il re di Spagna aveva il suo giardino. Insomma, un’opera teatrale di Peter Handke, offerta, con estrema misura, da Wim Wenders, in 3D delicato (alla maniera del suo film sul balletto, entrando tra i corpi) con parentesi di un narratore tra il foglio bianco e un jukebox su cui scegliere i 45 giri che di sfondo sonoro ad alcune emozioni. Cioè Wenders, cioè Handke. Volevate qualcosa di diverso? Di più “mosso”? Qui si muove l’aria e il cervello. L’inizio prende in contropiede perché sembra proprio fuori dal mondo e ti spiega perché è volutamente fuori dal mondo. E la fine sembra uno struggente inedito di un Wenders ai tempi di Nel corso del tempo. Il che vuol dire che se vuole può, ma non vuole…

Schermata 2016-09-02 alle 13.37.34
Arrival

Arrival di Denis Villeneuve (In Concorso) parla dell’arrivo degli alieni. Che hanno astronavi che sembrano installazioni di Kapoor e sono la variante artistica delle “cose da un altro mondo”. Arrivano, si piazzano in 12 punti nel mondo e attendono. In Arrival i militari fanno quello che probabilmente i militari farebbero se non fossero in un film di fantascienza: tentano di comunicare e chiamano la specialista più intelligente, fino a che si ottiene un contatto verbale/scritto. Le emozioni di questo film sono tutte tra lavagne a pennarello e un muro di energia su cui si sfumano ideogrammi elegantissimi da un altro spazio (e forse da un altro tempo). Fino a un’intuizione che non possiamo ovviamente raccontare. Qualcuno ha fatto buu: forse era lo stesso che voleva da Wenders un film di supereroi in tutina.

maxresdefault
American Anarchist

American Anarchist (Fuori Concorso) parla di un libro che ebbe fortuna e portò sfortuna al suo autore. Un certo Powell, che aveva studiato in Inghilterra per finire le superiori in America, coinvolto dallo spirito del ’68 rispose alle repressioni alle lotte studentesche mettendo insieme tutti i manuali militari trovati in biblioteca su esplosivi e armi. Perché? Perché Lincoln scrisse che se non sei d’accordo col tuo governo o lo contesti o lo rovesci…Il suo Cookbook , ironico ma incosciente, divenne l’antologia di ricette per fare bombe in casa più diffusa tra gli psicopatici e i mentecatti del pianeta. In pratica venne trovata, come la Bibbia probabilmente, nelle case di tutti quelli che prima o poi si misero a sparare nelle scuole o dai tetti. Il docu è una lunga intervista sulla responsabilità all’autore, che non rilesse mai il suo libro e dopo quella pazza idea si trasferì in Francia a fare l’insegnante. Monito: quello che fate da ragazzi vi può inseguire tutta la vita.

cee9G0y
Miljeong

Miljeong (Fuori Concorso) di Kim Jeewoon racconta l’invasione della Corea e la resistenza ai giapponesi. In particolare le giravolte di un agente doppio (finto venduto ai giapponesi per far carriera in polizia, in realtà resistente) che cerca di proteggere un nucleo di indipendentisti o quantomeno di arginare i danni che combinano e gli errori che fanno: è un continuo alternarsi di ipotesi, tradimenti e scontri brutali, con qualcosa che vorrebbe tra Tarantino e Leone e qualcosa di affettato nella ricostruzione storica che in qualche modo inzeppa e rallenta il tutto, forse una specie di ansia educativa di spiegare troppo. O forse l’assenza di sentimenti percepibili nei nostri codici.

CONDIVIDI
Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori