Il ritorno del Liga. Elucubrazioni notturne di una fan

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L’attesa era alle stelle, e Luciano Ligabue non ha certo facilitato le cose iniziando un gioco sulla sua pagina fb lasciando indizi che dicevano pochissimo, stimolando la fantasia dei fan attentissimi ad ogni mossa. È scoccata la mezzanotte e, devo ammetterlo, ero emozionata, come ogni volta che ascolto musica nuova e con Luciano ancora di più, è un’emozione a parte. Le aspettative sono sempre alte, va detto. Un pò perchè siamo “abituati bene”, un pò perchè vuoi ritrovare, nel tuo cantante, quello che ti ha fatto innamorare.
La canzone, G come giungla, sicuramente non è semplicissima, nonostante sia orecchiabile, catturi l’attenzione e il ritornello entri inevitabilmente in testa (caratteristica comune a moltissime canzoni di Luciano). Il testo è forte, una carrellata di immagini tristemente quotidiane, un excursus di una realtà in cui “chi vuol sopravvivere deve cambiare”.
Ritroviamo un Luciano convinto, con un'”incazzatura” simile a quella che riscontriamo in pezzi come Il sale della terra, ma ciò che mi interessa non è fare una recensione del pezzo. Ognuno trarrà le sue conclusioni e saprà godersi, a proprio modo, il gusto della novità. Una canzone nuova, e in particolare, la canzone del “tuo cantante”, trova sempre, in qualche modo, un posto speciale. E sai già che ritroverai, insieme all’emozione, alla curiosità, alla voglia di scoprire parole nuove, molte persone che le recensioni ci tengono molto a farle, e molto spesso “il tempo che ti danno è fino al ritornello, e tante volte neanche fino a quello”. Subito dopo l’uscita della canzone, ho già letto praticamente di tutto. Il fan deluso perché “il Liga è morto”, il fan che “mi aspettavo qualcosa di diverso” e il fan che difende a spada tratta.
Tutti atteggiamenti estremi, dettati sicuramente da molta passione ma che spesso non sono propriamente ragionati. E tutto ciò mi ha fatto riflettere su un assioma molto semplice: è impossibile accontentare tutti. E io mi immedesimo e penso all’ansia che ha un artista nel momento in cui pubblica qualcosa di nuovo. La tensione, le aspettative, l’ansia di dare giudizi…
Tutto fa parte del gioco, e Luciano stesso lo sa benissimo e ne ha parlato apertamente più volte, già a partire da canzoni come Non dovete badare al cantante (pezzo contenuto in Buon compleanno, Elvis!, 1995...). Bisogna avere spalle larghe, larghissime, per reggere tutto. Un meccanismo splendido e crudele, la rete che fa arrivare tutto in tempo reale, tutto alla portata di tutti, e allora è un attimo. Lo riconosco, essere obiettivi quando c’è di mezzo una passione è complicato, e allora risulta più veritiera una critica che un apprezzamento.
Quello che conta è ciò che arriva, quello che la musica sa regalare, viverla con leggerezza, e usare termini come delusione, tristezza, schifo, per qualcosa che sia un pò più attinente con il loro significato e che, giusto così, per dire, ci faccia indignare per davvero. E non per una canzone.
Sono certa che ne leggerò ancora moltissime, non solo su questa canzone, ma sull’intero album quando uscirà. Non ci dimentichiamo che G com Giungla è l’apripista di un concept album, Made In Italy, e si sa, i singoli non sono mai le canzoni che preferiamo. In vent’anni che seguo Luciano, in cui ho reso mie tantissime delle sue canzoni, e ho visto man mano e passo passo la sua evoluzione, ho sempre assistito al sistematico “Tutto favoloso e perfetto perchè lo ha fatto lui” contrapposto al “Che schifo, che delusione non è più lo stesso”.
Questo giochino al massacro è ancora più evidente se la canzone la posti sul tuo profilo fb seguito da più di tre milioni di persone. E sottolineo persone, non necessariamente fan. E allora, io credo che il fan non sia quello che accetta tutto senza aprire bocca, ma penso sia una persona che conosce bene la produzione di quell’artista per esprimere un pensiero, possibilmente argomentando senza insulti. Perchè la delusione, le famose aspettative di cui parlavo prima possono essere disattese, semplicemente perchè magari in quel momento avevamo bisogno di sentire altro, perchè non ti emozioni, perchè proprio, semplicemente, non ti piace. La musica non ha regole e chi la ama lo sa. Non c’è nessuna formula magica affinchè qualcuno possa scrivere la canzone perfetta.
Ciò che si può sperare è l’onestà intellettuale di chi scrive, che la “furbata” strizzando l’occhio alle radio si può esserci, ma parlando di G come Giungla no, non è questo il caso. E credo sia sufficiente ascoltare bene il testo, su una base quasi reggae e che si, spiazza. La ricetta perfetta, dicevo, non esiste. Il pubblico di Luciano è cambiato molto negli ultimi anni ( soprattutto grazie alla massiccia diffusione dei social che lo hanno avvicinato sempre di più alle nuovissime generazioni) e ha fatto storcere il naso più di una volta alla cosiddetta “vecchia guardia”, che non sempre ti perdona un distacco netto rispetto a ciò che ha sempre amato e resta stordita da sapori nuovi.
Ma è anche il pubblico della musica stessa ad essere cambiato, perchè è cambiato il modo di fruirla, e tutto è diventato veloce, fugace. E lui ha deciso, in questa velocità continua che disorienta e toglie sapore alle cose, di incidere un concept album con 20 canzoni. Venti. E quindi, se si è adeguato ai tempi,  lo ha fatto comunque a modo suo. E forse è proprio con Made in Italy che ha deciso di fare una manovra decisiva controcorrente parlando, comunque, di ciò che gli sta a cuore in questo momento, che non necessariamente deve essere quello che per lui era importante raccontare nel disco precedente, sperimentando anche a livello di arrangiamenti. Perchè anche Luciano è cambiato, sono cambiate le cose che vive e allora una “Balliamo sul mondo”, no, oggi proprio non potrebbe scriverla. Esporsi non è mai semplice, e dal primo disco (che risale a 26 anni fa), di strada ne è stata fatta, passando dal raccontare il mondo circostante, dal parlare in terza persona singolare o in prima plurale all’Io, a mettere in primo piano se stesso.
Ciò che Luciano ha sempre messo al centro nella maggior parte delle sue canzoni è la SPERANZA, regalando quella forza, quel coraggio, che in quel momento ti mancava. E chissà che il nuovo album non sia una boccata di ossigeno rispetto ad un pessimismo sempre più diffuso.  La strada è lunga, l’album uscirà solo fra qualche mese ed è troppo presto fare previsioni.

Intanto, scelgo le parole dello stesso Luciano, che potrebbero essere una risposta perfetta quanto profetica.

E Puoi urlare che tanto la giungla

soffoca la tua voce

però ti lasciano contare

su tutti quei Mi piace

Ah,quasi dimenticavo: Bentornato, Luciano.

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Claudia Assanti
Nata in Calabria, classe '86. Un diploma di Liceo Scientifico che però mi ha portato ad una laurea in Lingue e Letterature straniere. La musica e la letteratura sono sempre state la colonna portante della mia vita in ogni loro sfumatura. Sognatrice ostinata ma realista al punto giusto.