Rototom Sunsplash, trionfo spagnolo per il festival “emigrato”

Archiviata a Benicàssim la 23.ma edizione del festival reggae nato in Friuli con 250mila gli spettatori nell’arco di otto giorni, 80 Paesi rappresentati e oltre un milione e 300mila contatti attraverso il web

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Foto Luca d'Agostino

250mila spettatori nell’arco di otto giorni, 80 Paesi rappresentati, oltre un milione e 300mila contatti da ogni angolo del globo per seguire in tempo reale le trasmissioni attraverso i cinque canali in streaming.

Cornice spagnola ma anima e cuore organizzativi “italiani al 100&” per la 23. trionfale edizione del Rototom Sunsplash, archiviato da pochi giorni a Benicàssim. Lanciato ancora una volta dal motto “Reggae for Freedom”, il festival costruito e sviluppato all’insegna dei principi di unità, multiculturalità, libertà e rispetto prosegue dunque nella sua evoluzione in terra straniera dopo il polemico “trasferimento” di sette anni or sono dalla friulana Osoppo alla lontana località spagnola. Un contesto ideale, quello iberico, abitato da soli 12.456 abitanti e situato nella comunità autonoma Valenciana lungo la costa del mar Mediterraneo, pochi chilometri a nord di Castellón de la Plana e nel cuore del territorio della Plana Alta (proprio ai piedi delle montagne del Desert des Palmes e delle Agujas de Santa Águeda). Una località accogliente e suggestiva, ideale per questo genere di eventi e sede infatti anche del Festival Internacional de Benicàssim, considerato il più importante meeting di musica marcatamente indie del continente. E con la quale l’organizzazione del Rototom Sunsplash ha già confermato un entusiastico “legame” anche per l’estate 2017 e gli anni a venire.

Una kermesse che, partendo da una proposta musicale di esplicita matrice reggae (ma non solo), si è progressivamente trasformata in una cittadella brulicante dove musica e socializzazione sono andate a braccetto con una miriade di iniziative che, oltre alla quarantina di eventi proposti dal Main Stage (“casa” le star internazionali), regalavano alla comunità internazionale ulteriori occasioni di aggregazione in spazi affollatissimi come quelli della Dub Academy (echi, effetti, remixes, forti vibrazioni roots e dub), dello Showcase Stage (spazio dove gruppi emergenti arrivati da tutto il mondo potevano far conoscere la propria musica con altri 67 eventi archiviati) o della Dance Hall (sound system yard, juggling style, fischietti, sirene e gli ultimi passi di ballo).

Appassionati provenienti da Spagna, Francia, Italia, Regno Unito e Germania in testa alla classifica di affluenza, mentre attraverso sul web si sono rivelati strabilianti i contatti da Stati Uniti, Australia, India, Russia, Malesia, Indonesia, Algeria, Brasile e, in generale, tutta l’Europa. Oltrechè, naturalmente, dall’America Latina. La pagina Facebook del festival ha raggiunto più di 5 milioni di persone con oltre 1.500.000 interazioni; su Twitter sono stati registrati invece più di 470mila tweets e su Instagram sono stati raggiunti i 28.200 followers. Un pubblico, quello arrivato sul posto, particolarmente eterogeneo con oltre 18mila bambini sotto i 13 anni che hanno assistito alle svariate attività (2mila in più rispetto il 2015) e circa 9.800 over 65 anni. Grande la soddisfazione da parte degli organizzatori soprattutto per aver potuto accogliere ben 8.800 disabili (una netta impennata rispetto i 2.800 dell’anno precedente) che hanno potuto così vivere in prima persona l’esperienza a 360° del Rototom Sunsplash.

Un format che ha offerto ogni giorno circa diciotto ore ininterrotte di concerti e musica, oltre a spettacoli, workshop e altri eventi culturali nei sette scenari collocati nell’area concerti e anche sulla spiaggia, oltre ai dieci settori extramusicali che hanno aggiunto più di 430 attività da svolgere durante la settimana, con una media giornaliera di oltre cinquanta proposte.

Musica dal vivo, dunque, ma anche dibattiti, conferenze, giochi per bambini, danza, gastronomia e artigianato grazie alle sezioni Clubs (viaggio tra i principali club reggae d’Europa), Roots Yard (area sound dedicata alle radici del reggae), Social Forum (luogo dove riflettere liberamente, insieme a invitati di prestigio, su come costruire tutti insieme un mondo migliore), Reggae University Camp (forum permanente dedicato alla cultura e alla storia del reggae), Reggae University & Film Festival (riunioni tra accademici, artisti, produttori, autori e pubblico), African Village (le radici dell’Africa e la sua cultura al centro del festival), Rototom Circus (il circo come mezzo di cambiamento e linguaggio universale, MagicoMundo (spazio familiare dove immaginare un mondo nuovo attraverso l’educazione), PachaMama (laboratori e attività relazionate con la connessione alla Madre Terra), Simposio Artistico (spazio per condividere, diffondere e ammirare espressioni artistiche), Mercato ArteSano (antica maestranza dell’artigianato, laboratori manuali per grandi e piccini), No Profit (volontariato, cooperazione, impegno sociale e solidarietà), Camping (una piccola città dove non mancava nulla: parafarmacia, fruttivendolo, panetteria, servizio deposito e cucina comune), SunBeach (musica e attività gratuite nelle spiagge di Benicàssim), ristoranti e bar (itinerario attraverso la cucina del mondo senza uscire dall’area del festival), ACR Meetings (confronti con i più rinomati artisti della scena reggae spagnola e latinoamericana), mercatino (spazio pittoresco con più di cento stand) e House of Rastafari (punto d’incontro per le persone interessate alla cultura rastafari).

Le giornate dalla maggiore affluenza sono state quelle di martedì 16 agosto grazie all’atteso concerto di Damian “Jr Gong” Marley (la zona camping è rimasta addirittura senza posti disponibili) e di giovedì 18, caratterizzato da un secco “sold out” in occasione dell’esibizione di Manu Chao La Ventura. La serata conclusiva, basata sul tema delle famiglie musicali giamaicane, ha invece visto sfilare sul palco Max Romeo e Freddie McGregor insieme ai rispettivi figli per un simbolico passaggio di testimone artistico tra generazioni che il 20 agosto ha chiuso in maniera scoppiettante tutta la rassegna.

L’associazione Rototom, sotto il profilo storico, era nata in Friuli nel 1991 grazie alla sinergia tra quattro persone e da allora ha gestito due discoteche, organizzato centinaia di concerti, occupato una fabbrica dismessa per trasformarla in centro culturale, partorito manifestazioni per la pace e inventato uno dei festival reggae più grandi del mondo, il Rototom Sunsplash appunto, in maniera indipendente e senza ricorre a sponsorizzazioni. Grandi sentimenti, molta fatica, pochi soldi e tanta musica direttamente dalla sperduta provincia del Nordest della penisola. Una grande scommessa, quindi. La prima edizione del festival è datata 1994 a Gaio di Spilimbergo all’interno di una discoteca (il Rototom), già teatro di eventi musicali di livello internazionale, che nel 1998 diventa insufficiente alla portata dell’evento e si trasferisce in un camping costiero di Latisana (Udine) sulla costa friulana. In realtà, i fondatori arrivano da quello che era il confine estremo dell’Italia, Gorizia, con Filippo Giunta da sempre guida e presidente del team fin dai tempi della “comune” realizzata in una fatiscente casa di campagna, Villa Sparta. Nel 2000 il festival si sposta nel parco del Rivellino di Osoppo dove rimarrà per  ben dieci edizioni con tanto di doppia trasferta in Brasile per organizzare un analogo evento a Chanoa, Chamas. La kermesse diventa sempre più importante a livello internazionale e raggiunge le 150mila presenze per dieci giorni di musica e campeggio tra dibattiti e appuntamenti vari. Un’avventura che si interrompe nel 2009 allorché, dopo una lunga serie di problemi con le autorità legate soprattutto all’introduzione della legge Fini-Giovanardi sulle droghe. Gli organizzatori decidono così di lasciare l’Italia con meta Benicàssim dopo una lunga selezione tra location internazionali. Nel 2013, infine, prende vita anche il Reggae contest latino che coinvolge tuttora numerosi paesi del Sudamerica (Argentina, Uruguay, Colombia, San Andres, Venezuela e Cile).

Foto Luca d'Agostino
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Daniele Benvenuti
Daniele Benvenuti, triestino, classe 1968. Laureato in Scienze politiche, è giornalista professionista con ormai cinque lustri abbondanti di attività sulle spalle tra carta stampata, video e radio. Studioso di “popular music”, nonché autore di una monumentale tesi in Sociologia delle comunicazioni di massa (Sociologia della musica: Il rock e la comunicazione tra fan), tra le sue produzioni editoriali predilige biografie e monografie come quelle già dedicate a Bruce Springsteen (quasi tremila gli iscritti allo specifico gruppo Facebook 'All the way home') o ad atleti di prestigio. Già responsabile di uffici stampa nelle massime categorie sportive nazionali, attivo nel mondo del volontariato, è specializzato anche nella promozione di rassegne musicali ed eventi sportivi. È vicepresidente vicario dell’USSI FVG. Una casa letteralmente invasa da migliaia di vecchi vinili, musicassette, cd, stampe, locandine, foto e libri specializzati (tutto classificato con maniacale precisione…). Le sue opinioni costituiscono il sunto di quasi trent’anni di ascolto critico, archiviazione metodica, viaggi sgangherati e una caccia spasmodica alla “scaletta perfetta”.