David Bowie is… David Bowie

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La mostra su David Bowie che potete vedere al Mambo di Bologna fino al 13 novembre del 2016 è un piacere per le orecchie, per il cervello e per il cuore.

Le cuffie che vi verranno consegnate all’ingresso vi isoleranno in una bolla di suoni e parole che diventano “sound and vision”, facendovi cadere come quell’uomo che “cadde sulla terra” su un pianeta dove  la musica e il Bello la fanno da padrone.

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Su tutto quello che David Bowie ha fatto, suonato, cantato, sperimentato, amato, letto, scritto, ricercato, indossato, su tutto questo, che nella mostra appare come la punta di un iceberg, su tutto lui, il Thin White Duke, Ziggy Stardust o quant’altro, dappertutto, lo sguardo magnetico e distopico di David vi seguirà senza volervi giudicare ma semplicemente ribadendo la sua presenza.

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Vi guarderà mentre canta Starman insieme ai suoi Spider from Mars, su tutti il genio chitarristico di Mick Ronson.AP_625380096385-610x404

Non vergognatevi se la commozione vi assale a sentire come venivano realizzati quei pezzi, lasciate che vi si inumidiscano gli occhi, non c’è nulla di male.

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E’ solo la bellezza di una storia unica, come tutte le storie, che ha aperto porte attraverso le quali ci siamo infilati tutti volenti o nolenti.

Io, ragazzo dei sixties, ho dapprima incontrato David Bowie musicalmente come scelta femminile, difatti era appannaggio delle ragazze e della loro sensibilità indicare la grandezza di un fenomeno come quello di Bowie.

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Poi, passata la sbornia glam rock alla quale Bowie da’ origine senza volere, ecco che David diviene un ricercatore nel grigio di una Germania che è crogiolo di tante tendenze artistiche e cinematografiche anelanti a una libertà che fatica a trovare espressione. E’ la trilogia berlinese tante volte discussa ed analizzata, sono tre dischi splendi e il lavoro di produzione per Iggy Pop, c’è Brian Eno, ci sono nuove strade. C’è il synth usato per Heroes. Sì, proprio quello.

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C’è la creatività di quegli anni che poi sfoceranno nei plasticosi eighties, ricordi allora come ti colpì, da bassista, quel basso slappato con eleganza nel video di Ashes to Ashes.

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Forse il primo esempio di slap* in un pezzo mainstream.

C’è tutto questo nella mostra senza che si noti una idea polverosa e passatista.

Non c’è atteggiamento passatista in Bowie non c’è nella mostra.

Manoscritti delle canzoni in una grafia elementare ma fantasiosa, spartiti, chitarre, c’è tutto quello che una fiamma della creatività rimasta sempre fulgida permette. Fino all’epitaffio terreno dell’ultimo grande album e quel pezzo straordinario che è Lazarus col quale David ci ha salutato affettuosamente.

David Bowie è… David Bowie.

E noi siamo qui, un poco più soli e molto di più in balia di pallidi mercanti di note.

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Vi dico di approfittare della mostra, di farla vostra, di perdervi lì dentro, di camminare immersi nella musica di Bowie.

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Se potete, evitate di pensare.

Non fate come me, che, ispirato dalla visione, sono stato sveglio a leggere questa biografia scritta pre mortem da Wendy Leigh.

Meglio non farsi prendere dalla volontà di approfondire umanamente quelli che ci “parlano” in modo soprannaturale come i musicisti ispirati.

Le loro vicende umane, nonchè sessuali o altro, sonno noiose a parte qualche rarissimo esempio, sì, sto parlando di “Chronicles” ma si sa, Bob è un mondo a parte.

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La loro musica è splendida.

Godetene.

*https://it.wikipedia.org/wiki/Slapping

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Antonio
Bassista, cantante, scrittore. Trenta anni di rock’n’roll on the road! Dai Rocking Chairs a Luciano Ligabue, tante note e tante storie di r'n'r!