Venezia 73. Pace, guerra, scrittura, caccia e istinto

Dal pacifista più decorato di Mel Gibson alla macchina da sesso da un altro mondo

26
0
hacksaw1
Haksaw Ridge

Il soldato Doss di Mel Gibson è veramente esistito, era un cristiano avventista del settimo giorno, si arruolò volontario per andare a dare il suo contributo nella seconda guerra mondiale e non volle toccare un’arma sfidando la corte marziale: a Hacksaw Ridge, la collina coi tunnel dove i giapponesi tennero in scacco gli americani, salvò in una notte 75 feriti cercandoli nel buio e calandoli da una roccia, da solo, sorretto dalla sua fede nel Dio degli eserciti. La mano di Gibson mira ad essere pesante come quella di Dio: gioventù amore e addestramento del buon soldato Doss, assaggio dell’inferno, battaglie tritacarne da cui lo spettatore non è sicuro di uscire senza mutilazioni, e gesti di gloria che hanno fatto di Doss il primo obiettore di coscienza impiegato nei soccorsi ad aver meritato la medaglia d’onore sul campo. Viene il sospetto che tutte le successive guerre americane siano state perse perché non avevano pacifisti di grande levatura. Cinema archeologico (nello stile) ed efficace.

resizer
El ciudadano ilustre

El ciudadano ilustre di Mariano Cohn e Gaston Duprat racconta di uno scazzato premio nobel della letteratura che snobba i potenti della terra ma accetta per un’interna e inspiegata nostalgia di tornare al paesello natìo in Argentina chiamato dall’amministrazione locale. Un film sul ritorno alle consolanti piccole cose di pessimo gusto della gioventù? No. Il duo di registi è raffinato: per ogni sospetto che possiamo avere sul nostro scrittore avremo un rovesciamento di fine ironia. Il paesello è mediocre e sgradevole nella sua bruttezza, ma è anche un notevole nido di vipere che incarnano tutte le sfaccettature della malevolenza, dell’invidia, del ricatto, del disamore, del fascismo mentale e del rancore. Però fa ridere. Ogni sua manifestazione ha una doppia faccia: una è squallida ed esilarante, l’altra è tragica ma rischiosa. Il luogo ideale della grande letteratura, se non ti uccide…

0x36F0B4B2811D4E9501CFE0E98E900A8E
Safari

Safari di Ulrich Siedl prosegue nella provocatoria analisi frontale delle cose che fanno il mondo interessante ma davvero sgradevole: stavolta tocca ai cacciatori dei safari africani, esemplari di individui che passano il loro tempo a prendere la mira con fucili speciali da distanze di sicurezza, tirare, complimentarsi, controllare se gli animali sono morti, avvicinarsi e farsi fotografare in pose retoriche autoelogiandosi e elogiando l’animale morto per essersi battuto (davvero?) con valore. In sostanza un’umanità di uomini e donne strani, forse profondamente stupidi, che cercano anche di spiegarci i ruoli degli uomini e degli animali nella natura e i passi da compiere per salvarla. Il sospetto che emerge da un paio di demenziali dialoghi è che il cacciatore di alto livello vede bene l’estinzione umana…

la_region_salvaje
La region salvaje

La region salvaje del messicano Amat Escalante ci dice attraverso i guai sentimentali di una famigliola (lei, lui, il fratello di lei, i figli, una ragazza amica) che in un luogo selvaggio è atterrato qualcosa che ha lasciato un cratere in cui tutti gli animali del bosco e no si accoppiano con soddisfazione selvaggia e dove gli umani vanno in una capanna per farsi soddidsfare o massacrare da qualcosa che sposta l’istinto del piacere e della sopravvivenza verso gli estremi. Peccato che la cosa somigli al solito polipone coi tentacoli peniformi che penetrano ovunque le eroine giapponesi da Okusai ai manga porno o alla bestiaccia di Possession di Zulawski. Il resto è come al solito nei film messicani dovuto al peyote che probabilmente cresce negli acquedotti pubblici e fa della  vita quotidiana un’allucinazione.

CONDIVIDI
Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori