Venezia 73. Politica: First Ladies, capi, popolo, vittime

28
0
Jackie
Jackie

Jackie è la variante “moderna” di un genere antico come il biopic: la vita di Jacqueline Kennedy nei giorni immediatamente dopo Dallas. Nel momento in cui vedi che è un film di Pablo Larrain ti chiedi se non sia la vita di una che crede di essere Jacqueline Kennedy, un po’ il genere di film che era Tony Manero. Invece è proprio un frammento di vita di Jackie Kennedy raccontato a un giornalista e a un confessore. È  la resa di Larrain all’ideologia americana (a una visione americana) della vita di Jacqueline Lee Bouvier sposata Kennedy senza elementi critici? No. A partire dalla musica, che sembra quella di certa Hollywood suonata alla rovescia, i frammenti di biografia che tutti conoscono (la vita alla Casa Bianca, l’attentato, il funerale, la perdita di tutto, il lutto) si assemblano in qualcosa di diverso dai soliti film che raccontano vite. E fa passare dallo schermo strane emozioni.

The Journey
The Journey

The Journey di Nick Hamm invece è quel tipo di biopic che conferma qualcosa che si conosce, ma ha un elemento delizioso (di questi tempi): benché tratto da una storia vera è dichiaratamente una fantasia. Ovvero, Journey racconta qualcosa che sappiamo essere successo,  lo storico accordo raggiunto nel 2007 tra i due nemici eterni della questione nordirlandese: James McGuinness per i cattolici dell’IRA e il reverendo Ian Paisley per i protestanti filo inglesi. L’accordo ci fu, i due divennero primo ministro e vice:  come siano arrivati all’accordo è un’invenzione del film. L’invenzione è che nel momento di stallo delle trattative, Paisley volle tornare a casa in aereo per festeggiare le nozze d’oro e McGuinness si aggregò invocando un comma di sicurezza. I due partirono senza rivolgersi la parola verso un aeroporto scozzese su un’auto guidata da un autista chiacchierone e persero prima la scorta, poi la strada, poi una ruota, e alla fine, non vi diciamo come e perché, si parlarono. È cinema vecchio come il cucco, ma quando è fatto così bene (sceneggiatura al vanadio) è un piacere.

the-net-geumul-2016-kim-ki-duk-cov932-932x460
The Net

Per stare ancora in politica ecco The Net, La rete di Kim Ki-duk, che racconta la favola terribile del pescatore che per un’avaria al motore parte dalla Corea del Nord e sconfina in quella del Sud, e viene sottoposto a un duro interrogatorio democratico tendente a dimostrare che non è vero che gli si sia impigliata la rete da pesca nell’elica: è una spia. E se proprio non è una spia potrebbe diventare un disertore, rifarsi una vita nella Corea del Sud e godere di tutte le gioie del consumismo dando il buon esempio ai suoi infelici connazionali. Appurato che il nostro povero eroe ha più a cuore la famiglia che il consumismo e vuole tornare al Nord, la favola si inverte in maniera simmetrica, lo rimandano a casa e giunto praticamente nudo alla meta viene festeggiato per la propaganda di regime e subito dopo sottoposto a un duro interrogatorio dittatoriale teso a dimostrare che è una spia. La morale, intuibile (ma Kim Ki-duk è più sottile di questa critica) è che i due mondi, comunismo e consumismo, sono speculari, simmetrici, violenti e ugualmente produttori di infelicità.

schermata-2016-09-08-alle-07-32-22
Paradise

Politica infine in Paradise di Konchalovski dove a partire da una denuncia e da un arresto nella Francia petainista seguiamo  tre personaggi che si presentano allo spettatore: una nobile russa che ha nascosto  bambini ebrei, il poliziotto fascista francese che ha arrestato la russa, un giovane ufficiale aristocratico tedesco che diventa fiduciario di Himmler e lavora alla soluzione finale andando a sindacare il grado di corruzione degli aguzzini nei campi di sterminio. Fanatico (o pazzo, o idealista) lui crede alla realizzazione del Paradiso hitleriano in terra, il nuovo mondo crudele del sangue e del suolo. L’esito lo delude. I ruoli dei tre (che si raccontano da morti) si incrociano:  gli incroci talvolta sono ovvii e talvolta decisamente no, specie per le curiose pieghe che può prendere l’amore, dallo scambio di merci e sesso alla pietà. Opera anomala ma curiosa che evoca frammenti di film e letture.

CONDIVIDI
Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori