S come…SETTE giorni di te!

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Sette è il suo numero, sette –per forza di cose- diventa ed è diventato anche un po’ il numero di tutti noi, i suoi fan. Ligabue ci ha insegnato ad amarlo, a capirlo, a notarlo nelle piccole cose; ci ha educati a guardare –appena comprato un suo album- qual è la traccia numero 7 perché quella, di sicuro, sta lì per un motivo ben preciso e magari ci toccherà scoprirlo con il tempo. Le sue iniziali, le L, assomigliano a dei sette rovesciati; sette sono le lettere che compongono il suo nome e il suo cognome, se fossimo state noi ligadipendenti le protagoniste di Gossip Girl e Chuck Bass ci avesse pregato “7 lettere, dille e sarò tuo” probabilmente non avremmo pensato a “I-O-T-I-A-M-O” ma a “L-I-G-A-B-U-E”; sette sono le note e i giorni della settimana. E in sette giorni una fan di Luciano Ligabue può ascoltare un nuova canzone del “suo” cantante anche sette…cento volte, ve lo assicuro!

Ad essere sincera non le ho contate e ovviamente non credo di aver raggiunto questo numero esorbitante…ma sono state tante, lo ammetto! Ho praticamente costretto tutta la mia famiglia (e forse, visto il mio standard di volume, anche i vicini) ad ascoltarla perché a ripetizione sentivo solo quella; gli amici e le amiche mi hanno sopportata mentre la canticchiavo per la strada ed io stessa mi sono ritrovata a fischiettarla inconsapevolmente durante i pomeriggi trascorsi con la testa sui libri.

L’ho lasciata in sottofondo mentre facevo la doccia o mettevo in ordine la stanza, macinata e macinata ancora; ho avuto tutto il tempo di gustarla e me la sono goduta in ogni nota ed ogni coro…e l’ho fatto un po’ perché, lo confesso, -dopo più di un anno- la sua voce su un nuovo pezzo mi era mancata e un po’ perchè credo che G come Giungla sia una di quelle canzoni che certamente colpisce ma forse non piace da subito e necessita di un ascolto più attento e consapevole. E’ uno di quei pezzi che la prima volta ti lascia spiazzata, incredula e confusa ma che dopo tre giorni non vedi l’ora di sentire dal vivo e ballare, perché ci hai già fatto l’orecchio e lo senti addosso.

Non chiedetemi come sia possibile…sarà la magia di quell’uomo lì, che non so esattamente cosa ci fa! So solo che una settimana fa ci ha costretti tutti –come delle novelle Cenerentole- ad essere in casa a mezzanotte per ascoltare subito il nuovo singolo…e guai a sentirlo un’ora dopo; l’idea di restare fuori e scoprirlo la mattina seguente, poi, non mi ha nemmeno sfiorata! Ero lì, divisa tra lo smartphone connesso a Twitter e il PC  in continuo aggiornamento sulla schermata della pagina Facebook di Luciano. Lì per lui, sempre pronta, sempre ingorda, sempre viva come vuoi!

E non ero la sola: eravamo tutti lì, ce lo siamo scritti, puntualissimi a guardarlo comparire nel nuovo videoclip, con il giubbino di pelle e gli occhiali da sole.

E altrettanto puntuale è arrivata –già dopo poche ore- la solita polemica che scorta ormai da un po’ l’uscita dei nuovi pezzi del rocker di Correggio. Bisogna dirlo, questo appena uscito, è un brano un po’ particolare; G come Giungla è una canzone di denuncia, uno spaccato di un’Italietta che vive dei mi piace su Facebook e si svuota dei veri valori; un racconto di un Paese in cui i potenti si dividono la torta e la grande maggioranza sta solo a guardare, ed i fan –in merito- sembrano avere opinioni contrastanti.

E’ ormai un’abitudine leggere di un pubblico diviso: c’è chi regolarmente chiede “E questa cos’è? Bruttissima! Dov’è finito il vecchio Luciano? Riportatecelo!” e chi invece continua a sostenere che per le sue canzoni il Liga utilizzi sempre le solite 3 note da oltre vent’anni; chi lo ama e chi lo odia; chi questa giungla proprio non la sopporta e vorrebbe ritornare ai tempi de Lo zoo è qui che, a quanto pare, qualche anno fa cantare di animali in libertà andava bene…ma oggi non è più di moda!

Anche la stampa stavolta si è divisa: c’è chi ha scritto di un pezzo “d’autore” e chi invece lo ha relegato come l’ennesimo lavoro di un cantante “rassicurante come solo quello che è prevedibile può essere”.  In realtà ciò che alcun fan storici rimproverano al Luciano nazionale è l’esatto opposto: un cambiamento radicale e fin troppo evidente rispetto al passato.

La verità  è che un artista a tutto tondo ed in attività da 25 anni, come è Ligabue, ha bisogno di una continua trasformazione ed evoluzione, deve reinventarsi e lo canta lui stesso proprio in G come Giungla: “Non basta restare al riparo/ chi vuol sopravvivere deve cambiare”.

Un cambiamento che forse è una scelta di marketing o forse un bisogno di crescita,  una necessità di poter e dover dire qualcosa di più. In fondo a 56 anni suonati non possiamo aspettarci di vedere il solito rocker travestito da Elvis che imbraccia la chitarra, infiamma gli stadi e fa ballare tutti mentre urla contro il cielo…a quel punto, quello che è stato ed è l’idolo di intere generazioni, diventerebbe un Peter Pan anche un po’ ridicolo!

Un uomo che e osserva il suo Paese, un artista che lo ama e lo vive costantemente e che –ci piaccia o no- sa come far parlare di sé e far valere le sue opinioni, sente l’obbligo ad un certo punto della sua carriera di dire come la pensa anche su temi importanti e complessi…e quello di denuncia all’Italia che non va è un filone che negli ultimi anni ritorna prepotentemente nella discografia di Ligabue.

E’ partito nel 2008 con Buonanotte all’Italia, una fotografia strappalacrime e piena d’amore ad un Paese bello ma senza navigatore; in “Arrivederci, Mostro!” -l’album di inediti del 2010- i pezzi impegnati erano tanti ma spiccano all’occhio (e all’orecchio) Taca Banda, canzone allegorica e satirica che fa il verso a pregi e difetti di diverse categorie di persone e La verità è una scelta, che ricorda ad ognuno di noi quanto le nostre libere decisioni influenzino il modo di approcciarsi al futuro. E’ stata poi la volta, nel 2013, de Il Sale della terra –primo singolo estratto di “Mondovisione”- “siamo il culo sulla sedia, il dramma, la commedia/ /siamo quelli a cui non devi chiedere fattura/ siamo la vergogna che fingiamo di provare/siamo la vittoria della tradizione” c’è davvero bisogno di aggiungere altro? Nel giugno 2015 è uscito invece Non ho che te, in cui il Liga veste i panni di un cittadino italiano che si trova a far i conti ad una certa età con la perdita del lavoro e tutti i problemi che questa sua nuova situazione di disoccupato comporta.

Ed entro fine anno, a quanto pare, si continua su questa scia: Made in Italy, album anticipato proprio dall’uscita del singolo che ha creato tanti contrasti ma che in una settimana di vita ha raggiunto quasi 800.000 visualizzazioni su YouTube e risulta essere il brano più trasmesso in radio, sarà il primo Concept album nella carriera di Luciano Ligabue, una dichiarazione d’amore disincantata e frustrata al Belpaese raccontata attraverso la storia di un personaggio. Che dire, a questo punto, non ci resta che aspettare!

Intanto oggi il nostro Luciano ci ha regalato un’altra piccola chicca da poterci gustare sulla sua pagina Facebook: il Lyric Video ufficiale di G come Giungla! Cliccate qui per guardarlo.

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Maria Francesca Amodeo
Classe 1991, calabrese, testarda e abitudinaria. Diplomata al Classico, oggi sono una studentessa di Giurisprudenza presso l'Università di Salerno che spera, un giorno, di far diventare l'amore per la penna il suo mestiere. Amo il mare - soprattutto quello di casa mia - e vivo spesso con la valigia tra le mani perché mi piace viaggiare e scoprire posti nuovi. Le grandi passioni della mia vita però sono soprattutto tre: la politica, la scrittura e Luciano Ligabue. Ho così tanti sogni nel cassetto che non so più dove mettere i vestiti!