Venezia 73. Amori e guerre

Il lattaio di Kusturica, l'innocente di Diaz, i magnifici sette e il fantasma di Jacquot

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On the Milky Road- Sulla via lattea

On the Milky Road- Sulla via lattea

On the Milky Road Sulla via lattea di Emir Kusturica (in concorso) vede il lattaio Kusturica (storia terribile alle spalle) sfidare tutti i giorni le ultime sparatorie della confusissima guerra di Jugoslavia per portare il latte agli avamposti. Ogni mattina è una sinfonia- balletto di botti esplosioni e acrobazie su musiche caotiche e versi di animali (falchi, somari, oche, maiali, galline e combattenti). Mentre sta per scoppiare la pace e una bella ginnasta sogna di impalmare il lattaio, torna il fratello di lei, eroe e cialtrone, che ha cercato una sposa e gli hanno trovato una Monica Bellucci che avrebbe indotto al crimine un generale inglese: per lei aveva ucciso la moglie. Ma sta per tornare anche lui e la guerra privata ricomincia oltre la guerra. A perdifiato, con qualche buco nella seconda parte, la favola prcorre un po’ tutti i luoghi del cinema di Kusturica fino al misticismo. Risultato come al solito pasticciato, ma meno del solito

The Woman who Left
The Woman who Left

Bianco e nero contrastato assoluto, niente soundtrack, piano americano e profondità di campo, macchina ferma, ogni scena una composizione geometrica perfetta. Il cinema del filippino Lav Diaz, The Woman who Left, in Concorso. Quasi quattro ore (niente pensando alle 8 ore del film presentato a Berlino), storia da Tolstoj riapplicata alle Filippine del 1997, anno di crescita esponenziale del crimine. Dopo 30 anni di carcere si scusano con Horacia e la rilasciano: il vero colpevole  ha confessato. Lei comincia una peregrinazione in cui di giorno aiuta i diseredati come una santa (curiosi riferimenti temporali a Lady D e a Madre Teresa di Calcutta) e di notte accumula elementi per una vendetta, vestita da uomo, mentre entra ed esce dal buio perfetto (come dice un venditore vagante di uova, “come Batman”). È un’esperienza di cinema diversa, come assistere allo sviluppo di una serie di quadri. Nessuna emozione superficiale eppure non è raggelante.

I magnifici sette
I magnifici sette

I magnifici sette di Antoine Fuqua (Fuori Concorso) riprende la storia di Kurosawa (I sette samurai) già trasformata da John Sturges in saga western. Ovvero, sette guerrieri si mettono al servizio di una comunità di contadini per difenderli dai briganti.  Con le stesse modalità (scoperta delle doti e reclutamento, preparazione, battaglia finale) stavolta il gruppo lo capeggia il supercacciatore di taglie con licenza governativa Denzel Washington che chiama a sè un pistolero bravo con le carte, un cecchino sudista che sta con un lanciatore di coltelli orientale, un indiano comanche solitario, un trapper ursino, un pistolero messicano. Questa volta i diseredati sono gli abitanti di un paesino guidati da una fresca vedova e i cattivi sono i mercenari al soldo di un capitalista bravo con le equazioni: la democrazia si identifica col capitalismo e il capitalismo con dio, ergo non mettetevi sulla mia strada che è la strada di dio. La storia per certi versi ricorda un po’ lo schema di King Arthur dello stesso Fuqua. Il risultato è muscolare.

a-jamais-benoit-jacquot-france
A Jamais

A  Jamais di Benoit Jacquot è una storia di fantasmi. Mathieu Amalric, regista, in un giorno conosce un’attrice di performance e invece di incontrare il pubblico per presentare un suo film scappa con lei, molla l’amore di anni,  la sposa e presto muore per ripresentarsi in casa prima sotto forma di rumore poi come fantasma stupefatto che dice e pensa le cose che diceva e pensava lei, la vedova, agli inizi della loro storia. Non è, a ben guardare, un fantasma, ma c’è: il fatto che usi pensieri e parole di lei indica che è nella testa di lei e che lei gli dà vita, ma c’è. Il film di fantasmi è in realtà un viaggio nel dolore dell’assenza, a tratti straziante perché senza parole, fatto di sguardi che sono ricordi che possono essere cambiati di segno e si limitano ad aumentare il disagio.

E qui chiudiamo. Aspettiamo i premi.

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori