Venezia 73. Vincitori e vinti

Critici contro giudici, contro pubblico e controvoglia?

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Allora, un piccolo tragico gioco. Elencherò le critiche di alcuni critici ai premi dati dalla giuria del Concorso

Leone d’oro a The Woman who Left di Lav Diaz
No, incredibile… 
Sì! era ora. 
Cinema raffinatissimo  ma assolutamente non vendibile.
Forse non avevano mai visto neanche uno dei suoi film 

Proprio questo che è il meno riuscito tra i suoi?
Tipica scelta da festival che il pubblico non guarda. 
Ma poi uscirà?

Leone d’argento Gran premio della Giuria a Nocturnal Animals 
di Tom Ford.
Ma Tom Ford non era lo stilista di Gucci? 
Un contentino gigante all’industria americana. 
Ma sono pazzi?! E La La Land allora?

Leone d’argento ex aequo a Paradise di Andrej Konchalovski
Leone a Putin e all’ultimo stalinista. 
Ma cosa c’entra il russo con il messicano?!

Leone d’argento ex aequo a La rejon salvaje di Amat Escalante
Premio incomprensibile

Coppa Coppa Volpi a Oscar Martinez per El Ciudadano Ilustre
Coppa da senso di colpa, perché non hanno potuto premiare il film

Premio per la miglior sceneggiatura a Noah Oppenheim per Jackie
Premio da senso di colpa perché il film intero era da Leone d’oro

Premio speciale della giuria a The Bad Batch di Ana Lily Amirpur
Premio incomprensibile per un film così pasticciato

Premio Marcello Mastroianni a Paula Beer di Frantz
Un altro contentino perché il film era da Leone

Una possibile traduzione: la scelta dei giurati ha stupito molti critici. Le valutazioni dei critici avevano stupito il pubblico. La famosa equazione per cui i critici disprezzano il pubblico e il pubblico si vendica guardando i film che non piacciono ai critici potrebbe estendersi al rapporto tra giurati e critici. Essendo che molti giurati di solito sono cineasti, se ne può dedurre che giurati (cioè registi e attori) e pubblico sono quasi uniti contro i critici.
Però il calcolo non torna.
C’è l’altra questione del rapporto tra arte e mercato. La maggioranza dei componenti la giuria guidata da Sam Mendes è costituita da professionisti con tutti e due i piedi nel mercato del prodotto buono o molto buono ma commerciale. Quale senso di colpa o bisogno di purificazione li spingerebbe a premiare colleghi ai limiti dell’invendibile?
Terza questione che torna sempre: difendiamo o no il prodotto italiano? Sotto questione: c’è un prodotto italiano? Questa questione verrà risolta quando sarà risolta la Questione Meridionale, la Mafia, l’Evasione fiscale

Mie brevi personali considerazioni.
Leone d’oro/ The Woman who Left.
Poetico e rigoroso ma non mi trasmette emozioni
Leone d’argento Gran premio della Giuria/Nocturnal Animals
Mi è piaciuto il meccanismo
Leone d’argento ex aequo a Paradise
Carino ma qualcosa era incompiuto
Leone d’argento ex aequo a La rejon salvaje
Per quello che ha detto Escalante del suo film (“una lotta per l’indipendenza da parte di una giovane donna in una cultura fortemente maschilista e omofoba” ), deduco o che  non l’ha visto o l’ha fatto in trance. Ma dalla seconda frase sull’alieno (“non un polpo ma una creatura sexy”) deduco che ci sta prendendo in giro.
Coppa Coppa Volpi a Oscar Martinez per El Ciudadano Ilustre
Ci sta
Premio per la miglior sceneggiatura a Noah Oppenheim per Jackie
Sì, forse meritava di più
Premio speciale della giuria a The Bad Batch 
Mah. Tutto già visto in Mad Max e Tarantino, dai
Premio Marcello Mastroianni a Paula Beer di Frantz
Vabbé, non mi arrabbio.

Gran finale. A me cosa è piaciuto?
L’insieme di Jackie, il meccanismo di Arrival, l’ultima canzone di Les Beaux Jours d’Aranjuez, il professionismo di The Journey, la tristezza di A Jamais, le sigarette di The Young Pope
Gli ultimi tre non erano in Concorso.

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori