L’Antipatia e la Simpatia nel mondo del Rock.

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Un approccio caratteriale nonché psicologico alla Musica.

Questa cosa mi frulla in mente da tempo, non so da cosa nasca ma, come mi capita con la musica che mi ossessiona, devo sfogarla.

Il pensiero dell’esistenza di  un approccio che sottende alla popolarità dei musicisti che ci piacciono, altresì chiamati banalmente rockstar, legato alla volontà di apparire simpatici o antipatici.

La cosa non sorprenderà nessuno, ci sono molteplici esempi nel mondo dello spettacolo relativi a questa caratteristica; quello che mi piacerebbe sottolineare è la possibilità che, dietro la volontà di apparire a tutti i costi simpatico, ci possa essere un artificio, un esercizio, quasi una specie di sindrome che, qualche volta, ho definito “la multiforme e prepotente sindrome del Bravo Ragazzo.”

Colui che è afflitto da tale sindrome, non riesce a lasciar trasparire le asperità e le inevitabili incongruenze, anche mancanti della minima logica, del suo carattere.

I nostri lati oscuri.

Avrete senz’altro conosciuto anche voi persone che non vogliono, non possono, non devono, non accettano  di apparire cattive e/o antipatiche.

Non è sempre un pregio, secondo me, perché dietro si nasconde qualcosa.

Ora, per spiegarmi meglio e non andare fuori argomento, ecco un esempio di musicista che non si è mai preoccupato di apparire simpatico.

Il signor Bob Dylan.

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“Come Rain or Come Shine” o, italianamente pioggia o sole, il Nostro è sulle sue, sta pensando alla prossima canzone da registrare o alla cancellata in ferro colla quale adornare l’ingresso del MGM National Harbor.

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Una invidiabile libertà di azione.

Ecco il portone d’ingresso nella sua totalità.

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Certo, basandomi anche su uno dei miei rari incontri con Bob, davanti all’hotel Baglioni di Bologna, il giorno prima della sua controversa esibizione in quel di Modena nel settembre del 1987 insieme a Roger MacGuinn e Tom Petty coi suoi Heartbreakers, proprio quel giorno infatti, dopo essere stato richiamato a Bologna da Luce con una telefonata da una cabina dacché erano ben lontani i tempi del cellulare, lo vidi uscire dalla porta principale dell’albergo mentre me ne stavo dall’altra parte di Via Indipendenza a parlare con Tom Petty ( ecco la testimonianza relativa) :tom-pettyme-sept-87

successe che, quando vidi uscire Bob io, d’istinto,mi alzai e il biondo crinuto Tom , col suo Florida swamp strascicato, molto lentamente, mi disse:

“Meglio di no.”

Bob era circa così (anche se la foto è più recente.)

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Non vi dico che l’Uomo si fa temere.

Qui lo vedete con Chumlee.

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Non sapete chi è Chumlee?

Ahi Ahi Ahi.

Insomma, se dobbiamo dare la palma per la riservatezza e l’antipatia credo Bob la vinca.

Ma.

C’è sempre un “ma” e sometime è grande una casa.

Sono un seguace di Bruce Springsteen da tanto, troppo tempo, da quel lontano giorno del 1975 nel quale mio fratello Riccardo porto’ a casa “Born To Run”

7-bruce-springsteen-born-to-run-meeting e nel mio ego undicenne partì una ricerca che mi avrebbe portato a vedere live non so neppure quante volte Bruce a partire dall’Hallenstadion a Zurigo nel 1981.

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Che pero’ ora, mi pare come uno che voglia far vedere a tutti i costi di essere un bravo ragazzo, a colpi di sorrisi e racconti e aneddoti.

Non c’è nessuna colpa in questo, sia ben chiaro.

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L’uomo ama far vedere il sorriso che ha a tutti. Ed è fatto positivo, meritevole di nota ma ad ogni piè sospinto mi dà  ho come l’impressione che sia un sorriso di facciata.

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Qualcosa che ha sicuramente dato i suoi risultati, ma comincia a scricchiolare.

Perchè da qui

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a qui:

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pare che il nostro eroe “blue collar” si sia trasformato in una specie di “Big Jim”75bj2 adatto a quasi ogni situazione.

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che si tratti di duettare con quasi chiunque, ballare con nonne rock e bambine ,

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rendere omaggio a Prince, cantare gli Ac/Dc in Australia, insomma, il concetto è quello chiaramente reso celebre dai Kinks:

Dare alla gente ciò che vuole.

Ecco il primo Comandamento per Bruce.

Mentre nel mondo di Dylan questo è vietato.

Quasi che Bob avesse fatto divenire tale comandamento “Non Dare alla Gente ciò che vuole” come condotta artistica.

Visto che ci si basa su esempi di prima mano, ho visto Bob Dylan a Barolo nel 2012 la sera che si celebravano i 50 anni dell’iconica canzone. Forse glielo avranno dovuto pure ricordare.

La gente, the people, insomma più o meno tutti, la aspettava, lui l’ha fatta ma, almeno fino al primo ritornello non l’ha riconosciuta nessuno.

Vi sarete pure accorti che Bob, quando fa l’immancabile capolavoro che è “Like A Rolling Stone” aspetta che noi si canti la conclusione del ritornello per poi, in perfetto controtempo,  cantarla lui?

 

In questo non c’è nessun tipo di giudizio, ci mancherebbe, considero sempre Bruce uno dei migliori performer viventi ma non possiamo e neanche vogliamo basarci solo sul “sentito dire” quando si parla di musica o limitarci a pensare alla “durata” di un concerto come unico parametro, perchè a quel punto vince Max Richter con una composizione che dura  otto ore.

http://www.telegraph.co.uk/culture/music/classicalmusic/11680797/Max-Richter-composes-longest-ever-piece-of-classical-music.html

 

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Ora, ben consapevole che la Chiesa di Bruce e degli E Streeters ha un qualche milione di adepti che possono scatenare la guerra santa al solo cenno di critica nei confronti di Bruce, vi dico che sono un ammiratore di tutti e due i sopracitati “masters Of Songs”, solo che Bruce l’ho perso, discograficamente parlando, con “Devils & Dust”
, mentre il signor Zimmerman lo seguo pedissequamente anche quando va avanti lui per noi.

Come nel caso dei suoi due splendidi dischi dedicati a Frank Sinatra.

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Inizialmente recidivo e avido di nuove composizioni dylaniane, mi sono trovato a ascoltare compulsivamente i due dischi, a godere dei suoni e dell’estetica che Bob ci ha messo a piene mani, attingendo al patrimonio della musica popolare di valore, forse partendo dalla ricerca e dall’avventura del suo splendido show radiofonico.

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Che cosa devo dirvi? Che mi emoziona vedere Bob con in mano un 45 giri della Sun Records? Che è una mossa da coolest cat alive?

Allora ve lo dico. The Song and Dance Man è sempre il più cool.

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Bruce, per carità, gli andrebbe dedicato un monumento, ma lo vedo litigare con la parrucchiera per la tinta dei capelli e per la circonferenza del tricipite col suo preparatore atletico, vittima di un Jon Landau che ne ha dissanguato la vena artistica.

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E’ vero che la musica parla, per cui attendiamo Bruce alla prova dell’autobiografia, sapendo che Bob l’ha già vinta con Chronicles, che è un capolavoro assoluto e totale a prescindere dall’argomento.

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A proposito, a quando il volume 2?

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Fine della storia.

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Se siete arrivati fin qui, adesso è il vostro turno, segnate nei commenti le vostre star e relativi caratteri, sono molto curioso, soprattutto in ambito italiano….

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Antonio
Bassista, cantante, scrittore. Trenta anni di rock’n’roll on the road! Dai Rocking Chairs a Luciano Ligabue, tante note e tante storie di r'n'r!