Bruce, gran finale a Foxborough

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E così si è concluso anche il 2016 River Tour. Almeno per quello che riguarda la parte americana ed europea. Almeno per quel che riguarda il 2016. Le date già annunciate per l’Australia e la Nuova Zelanda (vedi articolo del 13/09), infatti, sono fissate per l’inizio del 2017, quindi quello di ieri sera a Foxborough, Massachusetts, è stato il concerto di chiusura di un anno – e di un tour – assolutamente fantastico. Forse, addirittura, superiore alle aspettative dello stesso Springsteen: 76 date (anzi 75 perché il concerto di Greensboro in North Carolina del 10 aprile è stato cancellato in segno di protesta nei confronti della legge HB2 che vieta ai transgender di utilizzare i bagni secondo la propria identità di genere) in un tour iniziato in pieno inverno – era il 16 gennaio – da Pittsburgh e andato avanti fino a ieri con tappe in Pennsylvania, Illinois, New York, Washington D.C., New Jersey, Canada, Massachusetts, Connecticut, Florida, Georgia, Kentucky, Ohio, Minnesota Louisiana, Arizona, California, Oregon, Colorado, Texas, Missouri, Michigan, Maryland, Virginia, Spagna, Portogallo, Inghilterra, Irlanda, Scozia, Olanda, Germania, Danimarca, Svezia, Norvegia, Italia, Belgio, Francia, Svizzera. Fa un totale di 37 stati diversi, più di 1.100.000 spettatori e un incasso che supera i 266 milioni di dollari!!! Numeri da brividi, indubbiamente che evidenziano una qualità, un’affezione e una voglia di esserci, senza eguali al mondo. Nessuno come Bruce Springsteen riesce a catalizzare l’attenzione e l’amore di tanta gente, così diversa: il Newyorkese è estremamente differente- e non solanto per definizione – dal Californiano e dal Texano, figuriamoci da chi vive in Oregon. Allo stesso modo un Norvegese è totalmente lontano dallo stile di vita e dal modo di pensare di un Portoghese, per non parlare di quanto sia distante da noi Italiani uno Svedese.

E poi c’è il fattore età, parlo del pubblico: tantissimi i suoi coetanei ai concerti ma poi ci sono anche moltissimi ragazzi e perfino bambini. Quindi? Cosa significa questa transgenerazionalità? Semplice, che Springsteen – oltre a fornire uno spettacolo di assoluto livello musicale –  è in grado di trasmettere al suo pubblico qualcosa in più rispetto agli altri suoi colleghi, e qui entra in gioco lo spessore umano: è quella sensazione di potercela fare, sempre, nonostante tutto, quella possibilità di vivere per 3 ore e mezza, ormai 4 dati gli ultimi report, in una sorta di dimesione sospesa nell’aria dove l’unica cosa che conta è esserci e crederci. Credere in un uomo che artisticamente ha già dato il meglio di sé in una carriera che dura da più di 40 anni, che non ha più nulla da dimostrare a nessuno, un artista che il Presidente degli USA Barack Obama ha voluto al suo fianco nei giorni della sua prima storica elezione nel 2008 (“I’m the President, but he’s the Boss”), eppure ogni  sera sale su un palco per farti sentire meno solo, a te che sei lì davanti, per darti una speranza in più, per offrirti un pezzo della sua vita accompagnata da una carica di energia che ti permetteranno di tirare avanti ancora una volta.

Forse anche lui ha bisogno di sentirsi meno solo, chissà. Forse il combattere ancora contro i propri demoni (perfino lui!) te lo fa sentire più vicino e più simile a te. E’ uno scambio alla pari, in questo senso, l’energia e le emozioni sono linfa vitale, per noi tanto quanto per lui. Per questo non scenderà mai dal palco Bruce, per questo continueremo ad inseguirlo da una parte all’altra del mondo, anche se parla della sua autobiografia (a proposito del tour nelle librerie che partirà il 27 settembre da Freehold si è aggiunta una data: il 4 ottobre alla Powell’s City of Books di Portland, in Oregon). Perché è una questione vitale. E Bruce lo sa…

 

La foto in evidenza, scattata al Gillette Stadium di Foxborough mercoledi 14 settembre, è di Ken Grille

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Patrizia De Rossi
Patrizia De Rossi è nata a Roma dove vive e lavora come giornalista, autrice e conduttrice di programmi radiofonici. Laureata in Letteratura Nord-Americana con la tesi La Poesia di Bruce Springsteen, nel 2014 ha pubblicato Bruce Springsteen e le donne. She’s the one (Imprimatur Editore), un libro sulle figure femminili nelle canzoni del Boss. Ha lavorato a Rai Stereo Notte, Radio M100, Radio Città Futura, Enel Radio. Tra i libri pubblicati due su Luciano Ligabue: Certe notti sogno Elvis (Giorgio Lucas Editore, 1995) e Quante cose che non sai di me – Le 7 anime di Ligabue (Arcana, 2011). Uno (insieme a Ermanno Labianca) su Ben Harper, Arriverà una luce (Nuovi Equilibri, 2005) e uno su Gianna Nannini, Fiore di Ninfea (Arcana). Il suo ultimo libro, scritto con Mauro Alvisi, s'intitola "Autostop Generation" (Ultra Edizioni). Dal 2006 è direttore responsabile di Hitmania Magazine, periodico di musica spettacolo e culture giovanili.