16 Settembre 1992, esce Americani

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Scritto dal semi-mitologico sceneggiatore David Mamet per Broadway, piacque talmente ad Al Pacino che convinse il regista della pièce teatrale James Foley a portare Americani sul grande schermo. Il risultato è uno dei più tirati, citati, tecnicamente perfetti film fatto di dialoghi mai apparso al cinema.

Il film, che parla di venditori immobiliari, ed è uno dei più utilizzati in ambito di formazione dei venditori (sia in bene che in male) è anche uno dei rari casi in cui il titolo italiano coglie il succo e lo spirito del racconto, decisamente meglio del titolo originale (Glengarry Glenn Ross, che è semplicemente il nome della proprietà “premio” per coloro che vinceranno la gara tra di loro).

A 24 anni dalla sua uscita, Americani è un capolavoro assoluto, incredibilmente ignorato dagli Oscar (Solo una Nomination), e una lezione di recitazione, collettiva e individuale, senza pari, forse solo La Parola Ai Giurati di Sidney Lumet, può competere. Non si può non citare la scena che passerà alla storia, ovvero la sfuriata motivazionale con cui Blake/Alec Baldwin, annuncia che ci sarà una gara, dove il vincitore vince una Cadillac, il secondo un set di coltelli, gli altri saranno licenziati. Mostruoso come si interfaccia con gli altri nella stessa scena: Kevin Spacey, Ed Harris, Jack Lemmon, Alan Arkin, ed incredibile ma vero, senza la presenza dell’ultimo mostro, Al Pacino, che invece sarà nel resto della storia. Tutti Premi Oscar, o Nominati, ma lasciano senza fiato per la capacità di caratterizzazione pressoché istantanea. Il testo era una bomba, tanto che in fase di casting, non ci fu bisogno di fare audizioni: tutti e 6 accettarono subito dopo che gli fu presentato il copione. Del resto, ognuno di loro, si presentò sul set anche nei giorni in cui non erano impegnati, solo per guardare gli altri. Noblesse oblige.

Altre ricorrenze

  • 1956, nasce Mickey Rourke, attore di Nove Settimane e Mezzo e The Wrestler
  • 1999, esce The Big Kahuna di John Swanbeck con Kevin Spacey e Danny De Vito, famosissimo il monologo finale in chiave rap
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Jacopo Licciardi
Nato a Reggello (FI) nel 1973, laurea in giurisprudenza saggiamente messa in bacheca e praticamente mai utilizzata, si trasferisce a Milano nel Settembre 2001, dopo trascorsi in UK e USA, qualche giorno prima del crollo delle Torri Gemelle (dunque, con alibi). Professionista in ambito Risorse Umane, Coach e Formatore, adora i libri, i fumetti (supereroistici in primis), la storia, i viaggi, i gatti e naturalmente il cinema, soprattutto pop e a stelle e strisce. Nerd a tutti gli effetti.