Intervista a Ruggero de I Timidi: “Io, portavoce di una generazione”

1302
0

Tra le tante date del suo tour promozionale di Frutto proibito e la preparazione del nuovo spettacolo teatrale, dal titolo Nudo, che vedrà l’anteprima allo storico Zelig di Milano i prossimi 23 e 24 settembre, siamo riusciti ad incontrare il mitico Ruggero de I Timidi.
Nato nel 2013 come fenomeno del web col video di Timidamente io, passato per il successo televisivo nel 2014 col terzo posto a Tu si que vales, e finalmente diventato eroe delle nuove generazioni dopo la pubblicazione del disco Frutto proibito, nel 2015.
Il risultato della nostra chiacchierata è un’intervista… timida, che potete leggere qui sotto.

Partiamo dall’inizio: quando è nato Ruggero? E soprattutto, che fine hanno fatto I Timidi?
Nasco negli anni ’70 e mi appassiono sin da subito alla Musica e allo Spettacolo in generale. Ho iniziato a suonare con il mio primo gruppo, I Timidi, anche se poi ci siamo sciolti. Non riuscivamo a gestire la pressione dello show business: pensa che non siamo riusciti nemmeno a fare un concerto assieme. Ci esibivamo solo in sala prove.

Musicalmente ti rifai a sonorità anni ’60 e ’70. Quali sono i tuoi artisti preferiti?
Santo California, i Dik Dik, tutto Sanremo anni ’80. Poi la classe e l’eleganza di Massimo Ranieri, Julio Iglesias e Christian.

Ormai sei diventato un’icona, soprattutto per molti giovani, ma certa critica snobista ti bolla come trash quando tu non hai niente di diverso dalle tematiche degli Skiantos o degli Elio e le Storie Tese. Non ti senti, in qualche maniera, censurato?
Ultimamente c’è questa ondata modaiola del trash o dell’ignorantismo che non mi appartiene. Secondo me il trash è tale quando non c’è consapevolezza di quanto si sta facendo. Per quanto mi riguarda, dal punto di vista musicale c’è molta cura e ricerca del dettaglio vintage, mentre dal punto di vista testuale, anche se le immagini che evoco sono molto forti, non ci sono neanche parolacce, tecnicamente parlando. C’è la vita vissuta (spesso da altri). Eppure dicono che sono volgarissimo. Mah, è un problema loro. Ma loro chi? Non lo so, mi sono perso.

Sono sempre stato convinto che scrivere canzoni impegnate e difficili come quelle dei cantautori di un tempo sia complicato, ma scrivere canzoni con l’intento di far ridere, mantenendo comunque una certa forma stilistica, lo sia ancora di più. Come funziona il lavoro che porta alla nascita dei tuoi brani?
In genere mi viene un’intuizione su un tema e ci lavoro finchè non mi convince. E’ un processo che dura qualche mese perchè la canzone dev’essere perfetta, sia dal punto di vista musicale che testuale. Il risultato finale è che non solo la gente che viene ai concerti ride, ma canta anche i ritornelli come se fossero ad un live dei Modà.

Tu canti la verità, e le cose che tutti fanno nella loro intimità, ma che non hanno il coraggio di raccontare. Ti senti il portavoce di una generazione timida?
Preferisco il termine Profeta, anche se ricorda troppo Renato de I Profeti, mio collega. Per cui va bene portavoce. O forse semplice osservatore della realtà che mi circonda.

Come ci si sente a pensare che se tante ragazze italiane oggi praticano lo squirting è perché l’hanno conosciuto tramite te e ne hanno imparato i segreti? Sei il responsabile della gioia di tanti maschietti.
In realtà il pezzo è nato proprio perchè in giro o sulla strada ne parlava già un po’ di gente. Ho solo colto l’attimo. Poi è vero, tanti l’hanno scoperto dopo e ci tengono a sottolinearlo urlando ai concerti frasi molto colorite che adesso non riporterò. Mi piace pensare di aver riportato lo squirting ad una dimensione più romantica e non puramente quantitativa e meccanica come si vede sui siti zozzi (così mi raccontano).

Da qualche tempo sul palco con te c’è anche il Maestro Ivo. E’ la tua risposta a Il volo per arrivare alle ascoltatrici cougar?
Si, è anche il mio modo di aiutare un lirico che non riuscendo a sfondare con la lirica, ci prova col pop. E’ riuscito a tanti, perchè non a lui? Comunque è vero: vogliamo esibirci negli Stati Uniti d’America, patria delle cougar.

Adesso che ci sei stato per girare il videoclip di Torna! finalmente ce lo puoi dire: cos’ha New York che Udine non ha?
Niente, anzi casomai a New York manca un artista come me.

Ci sarà un video di Vacanze d’estate con il big bamboo come protagonista?
Si, ci sarà. Ma visto che ho girato il video di Torna! a New York, ora la gente si aspetta che per Vacanze d’estate come minimo vada in Giamaica. Per cui ci stiamo organizzando, anche se credo lascerò mia moglie a casa.

Hai inciso Memories of you, versione inglese di Timidamente io. A quando il primo World Tour? Il mercato internazionale è sicuramente più pronto e aperto di noi verso certe tematiche.
Prima bisogna diventare famosi là. Ho un piano per riuscirci ma non dico niente per scaramanzia. Per cui diamoci appuntamento a primavera 2017 a Las Vegas. Se ci sarò capirete tutto, altrimenti mandatemi una cartolina.

Dopo fisting, squirting, trans e titillamenti… Cosa ci dobbiamo aspettare? Stai già preparando un nuovo disco?
Si, ci sarà una svolta cantautoriale molto anni ’80 tra Fossati, De Gregori, Concato, Ferradini e un po’ di Ivan Graziani, uno dei cantautori più geniali avuti in Italia.

CONDIVIDI
Andrea Giovannetti
Nato a Roma nel 1984, ma vivo a Venezia per lavoro. Musicista e cantante per passione e per diletto, completamente autodidatta, mi rilasso suonando la chitarra e la batteria. Nel tempo libero ascolto tanta musica e cerco di vedere quanti più concerti possibili, perchè sono convinto che la musica dal vivo abbia tutto un altro sapore. Mi piace viaggiare, e per dirla con le parole di Nietzsche (che dice? boh!): "Senza musica la vita sarebbe un errore".