Trafficanti. Una notte da leoni del deserto

I trafficanti d'armi possono essere pacifisti? In un certo modo sì

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Trafficanti
di Todd Phillips
con Jonah Hill, Miles Teller, Ana de Armas, Kevin Pollak, Bradley Cooper
Voto 6 e 1/2

“Anch’io sono contro la guerra. Ma contro il denaro no…”. Trafficanti è una storia vera che sembra romanzesca, anzi che sembra un film. Lo dice anche uno di quelli che l’hanno vissuta. Però tutte le storie vere nel cinema americano sembrano film, di solito. Due ragazzotti, uno che sbarca il lunario facendo massaggi, l’altro abituato a trafficare con somme anche grosse di origine mai chiara, fanno il colpaccio quando entrano nel giro degli appalti militari. Sotto il governo di Bush figlio il Pentagono comprava le armi per le sue guerre dai migliori offerenti su base d’asta: potevano anche essere due scalzacani riforniti da ex terroristi o da depositi militari di paesi usciti dal blocco dell’Est. I nostri, che nel film sono un incrocio tra personaggi di Una notte da leoni (la trilogia avviata appunto da Todd Plillips) e due broker strafatti degli anni della bolla finanziaria, portano un carico di armi in Iraq attraversando il Triangolo della morte e si fanno un nome, poi si lanciano in un rifornimento di munizioni per AK-47 che vengono da fornitori su liste nere e sono state pure prodotte da paesi sotto embargo. Il sottile confine tra spacconeria e legalità è stato varcato ma ci provano lo stesso. Potrebbero diventare immensamente ricchi. Com’è andata a finire lo intuite. Per tutto il film, che non è mai noioso e però sembra un jet con problemi di spinta in decollo, ci chiediamo se siamo alle prese con un’operazione ironica sui trafficanti di armi o con una variante drammatica di Una notte da leoni , passaggio a Las Vegas compreso.

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori