Il viaggio sulle montagne russe degli Stolen Apple

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L’atmosfera di un settembre più fresco del solito può lasciare disorientati visti gli anni precedenti. Tra stabilimenti aperti ancora ad ottobre e Sole cocente forse abbiamo perso l’abitudine a fare i conti con la dura realtà: l’estate è finita.

Mentre ci prepariamo a rinchiuderci nella routine tra lavoro ed esami la mente è costantemente solleticata dalla speranza di evadere ed è questo quello che ci propone il nuovo disco degli Stolen Apple: Trenches.

Sin dalle prime note del disco si viene trasportati in una club house americana: probabilmente riusciamo un attimo a sentire il cuoio della giacca di qualche motociclista e il rumore che fanno i boccali di birra quando c’è qualcosa da festeggiare.

Ma appena lasciamo i nostri viaggi ad occhi chiusi ci ricordiamo che gli Stolen Apple non vengono da qualche sala di registrazione nel Golden State e non sono nati all’ombra della Route 66, bensì a Firenze.

Soprattutto ci rendiamo conto di come quello che sentiamo sia solo l’inizio di un viaggio sulle montagne russe lungo 12 tracce tra ritmi incalzanti e momenti di trance alla Trainspotting che spezzano e spiazzano senza però dare un senso di discontinuità: tutto procede nell’unico modo in cui può procedere.

Buona la prima per modo di dire visto che, nonostante questo sia il loro album d’esordio, i componenti della band non sono nuovi a palchi e studi.

Il prodotto è sospeso là in un buco temporale a metà tra il tramonto sempre affascinante di ieri e l’alba timida che inizia a farsi intravedere dell’oggi, lasciandoci sospesi tra melodie che strizzano l’occhio ad un rock abbastanza indie mentre flirtano non timidamente con un pop psichedelico.

L’alternanza dei brani crea un hype che si rilascia tutto nel climax: i sitar di Red Line, la mano che carezza il volto durante Pavement, la meticcia More Skin che saltella da un lato all’altro della sottilissima linea che separa idealmente rock e pop, il ritornello di Something In My Days e la delicatezza di Daydream sono il nostro percorso verso Sold-Out che ci risveglia dalle atmosfere oniriche riportandoci sul campo di battaglia.

Riportandoci nelle Trenches, le trincee .

Perché è appunto questo l’album del gruppo toscano: il momento di respiro nel riparo artificiale che sono le trincee, il momento di riposo prima di dover affrontare di nuovo tutto ciò che c’è aldilà della nostra comfort zone ormai sguarnita, il momento di riflessione prima di dover affrontare un nemico che il più delle volte non riusciamo a guardare in volto, di cui il più delle volte non conosciamo le motivazioni.

In fondo i film ci hanno educato bene: l’uomo la cui vita è a serio rischio tende a rivivere tutti i suoi momenti più importanti in pochi secondi, ed è questa la sensazione che Stolen Apple ci offre: rivivere in poco meno di un’ora amori, sogni, speranze, delusioni, sensazioni, attimi vissuti;

il tutto per poi concludersi con l’eleganza di In The Twilight, degno epilogo defaticante che chiude il disco con quel retrogusto bittersweet che è vedere la fine di una serie a cui eravamo affezionati.

Forse c’è un lieto fine.

Forse non c’è stato.

Forse non ci sarà.

Gli unici elementi che ci guidano sono l’armonica che stuzzica un’idea di semplice epicità e la chitarra che detta il passo.

È la quiete dopo la tempesta, è l’uomo ormai fuori dalla trincea che si avvia verso l’orizzonte.

La guerra è finita o questa è stata solo una battaglia?

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Edoardo Santarsiero
Procrastinatore olimpico, radio speaker senza seguito, drogato di musica e cinema, calamita per gente al limite del caso umano. Ma ho anche dei difetti. Ah e scrivo articoli.